Cosa è successo, cosa succederà.

Il CERN ha prodotto un pacchetto di antiidrogeno. Ora Dan Brown se ne può andare a fanculo.

Il Cav. Silvio indagato per un sacco di cose. Ora, onestamente, non me ne frega un niente che un 70enne vada a puttane, ma che con se si porti tutto il Belpaese, a livello mediatico e politico, mi fa girare i coglioni.

I giovani si sballano versandosi la vodka negli occhi. Ora, a parte la boiata di pensare che mandi su di giri prima, a parte il fatto che versare l’alcool è delitto, a parte il fatto che la vodka mi fa schifo, a parte il fatto che rimani cieco… Ma cosa c’era di male in un caro vecchio raspone, allora?

Ruby Rubacuori piange in diretta. Sarà l’emozione dei 5 milioni.

La vita riserva cambiamenti. A me ne stanno succedendo parecchi. Speroche mi facciano crescere.

Nuti in diretta no. Welby si. A quanto pare il dolore deve non solo fare notizia, ma essere anche di sinistra.

Beato Giovanni Paolo II. Beato lui che non è qui a vedere tutto il casino che succede.

Voto anticipato: sono anni che la sinistra ha un programma politico consistente di un solo punto, ossia gettare merda su Berlusconi. Sarebbe ora di pensare alla nazione, e non a lui.

Silvio aiuta tutti. Ma perchè non mi molla un milioncino di euro? O un posto di lavoro decente. Non chiedo molto, no?

E’ ripresa la stagione televisiva con Mistero. A parte le risate, l’unica cosa per cui vale la pena di vederlo è Pinkets, che scrive noir,tira fuori l’umorismo tipico di quel genere di libri. Divertente. Ah, questa sera una nuova indagatrice: pare che ci sia Melissa P. Si, quella cretina di 100 colpi nel c… ehm, di spazzola.

Devo mettemri in pari con House e NCIS. E finire di vedere Dexter e un sacco di altre cose. Cazzo, mi servono giornate di 48 ore.

Il Fantastico Mondo Di Paul

No, purtroppo non lui.

Parlo del polpo Paul, che suo malgrado ama le cozze e pare sia in grado di prevedere il risultato delle partite della Germania. La cosa scandalosa è che la gente tende a crederci. Ora, a mio assolutamente non modesto e supponente parere, siamo davanti a una divertente curiosità statistica, unita a quel pizzico di influenza che hanno questi episodi. Se io avessi una moneta con una faccia con la bandiera della germania e l’altra con la bandiera della squadra che deve affrontare e tirandola dovessi stabilire il vincitore, non farei niente di diverso da quello che fa questo polipo. Si tratta di pura casualità. e stasera verrà dimostrato, secondo me: la germania vincerà sulla spagna, mandando di nuovo Paul nel dimenticatoio. Oh, poi magari la spagna vince, e allora pazienza. Ma credere che un polpo sia in grado di prevedere un risultato di una partita di calcio, è assurdo come pensare che una farfalla possa prevedere l’esplosione di una supernova in una galassia sconosciuta.

Henry Scott… più forte della morte

“La morte non è niente. Sono solo scivolato nella stanza accanto. Non è successo niente. Ogni cosa resta esattamente come era. Io sono sempre io e tu sei sempre tu, e la vecchia vita che vivevamo così appassionatamente insieme è intatta, immutata. Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora. Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, parla di me con disinvoltura, come hai sempre fatto, non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste. Continua a ridere, come ridevamo, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Prega, sorridi, pensami, prega per me. Fa che il mio nome sia sempre la parola familiare di prima, pronuncialo senza fatica, senza la minima traccia d’ombra o di tristezza. La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto, è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza. Che cos’è la morte se non un incidente trascurabile? Perchè dovrei essere fuori dai tuoi pensieri solo perchè sono fuori dalla tua vista? Ti aspetto, non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio doetro l’angolo. Va tutto bene, niente è rovinato; niente è perduto. Un attimo, e tutto tornerà come prima. Come rideremo del dolore della separazione quando ci ritroveremo!”

Henry Scott Holland (1847-1917)

via Facebook

Tear The Darkness

A volte ci sono cose belle. E poi ci sono cose esagerate. A volte sono entrambe… altre volte sono esageratamente belle. Un fiore appena sbocciato, il volo di un’aquila, la pioggia estiva che ti bagna i capelli, che ti fa ridere, un bambino che gioca, un cucciolo che corre. Un cucciolo come il sentimento che hai dentro, che non sa ancora che cos’è, che tu non sai cosa è, ma sai che lo vuoi tenere stretto, in un angolino del tuo cuore, perchè è una cosa che ti può cambiare la giornata. Che quando vedi qualcosa che fa scattare la molla, non importa che roa sia, ma la giornata diventa all’improvviso migliore, nonostante tutto. Mi è capitato, più di una volta, specialmente di sera, di vedere qualcosa che squarcia le tenebre della giornata, che ti fa vedere buio anche se c’è il sole. Che ti fa ripartire come se avessi il mondo in pugno. Oh, si, mi è successo più di una volta. Ed ogni volta avrei voluto ringraziare con un abbraccio chi era protagonista del piccolo miracolo che mi succedeva ogni volta. Che mi succede ogni volta. Perchè, per chissà quale grazia continua a capitarmi. Non come vorrei, non come spererei, non come dovrei… ma succede, e allora va bene così. Va bene che si chieda il piccolo miracolo di una giornata di sole, per cacciare via la pioggia, va bene un sorriso che vale mille parole, mille pensieri… e che non è nulla più che un sorriso. I pensieri e le parole, quelli che vorresti avere, quelle che vorresti dire, ce li metti tu. E anche se sai che vorresti, che dovresti, ma poi hai paura, e poi decidi e poi non succede perchè qualcosa va storto e ritorni a rimuginare e pensi i tuoi pensieri che scorrono attaccati l’uno all’altro senza soluzione di continuità chiedendoti quando troverai di nuovo la forza per rifarlo e speri che vada bene e hai paura di una risposta che forse hai gia avuto ma ti illudi forse non vuoi credere non vuoi pensare che sia quella che tutto vada così e nonostante tutto va bene anche così anche se vorresti che quel qualcosa diventasse qualcosa di diverso e continui a pensare i tuoi pensieri e isuoi pensieri e di nuovo ritorna quella sensazione che forse potresti sì potrei ma poi ma se succede che… Basta. Ci vuole un po’ di mano ferma. Bisogna sapere quando arrendersi. A volte si vuole la conferma, oppure a volte si va avanti così per inerzia, finchè non ci si abitua a quello struggimento dentro. Ma no, sono tutte balle, non ci si abitua. Ci si convive, ma non ci si abitua… finchè non arriva una forza più grande… ma nel frattempo non puoi aspettare, perchè lo sai che vorresti dirlo e non puoi, e non vuoi, e non ci riesci… Volere è potere, forse. Ma la paura frena più di quanto si immagini. Eppure…

Eppure a volte basta un sorriso. Semplice, disarmante, che scalda il cuore. Un sorriso che ti piace, a cui vuoi bene. E senti di voler bene anche a chi te lo fa. Un sorriso, solo uno, per cambiare la giornata. Per ricordarsi che la vità è luminosa come quel sorriso, che anche se forse non sarà mai tuo, è un sorriso che saresti felice anche solo di vedere tutti i giorni… Non chiedo poi molto, credo… Solo un sorriso… Il tuo sorriso… Per me, per te… Per noi… Per la gioia che ci porta. Il resto verrà da se, se vorrai…

sorriso

Avatar: James Cameron Strikes Back

Ebbene si… Un saltello al cinema ci vuole sempre. Avatar sta spopolando, per cui, perchè non andarlo a vedere? Decurtiamo 10 euro dal portafogli, armiamoci di occhialini polarizzati, e affrontiamo la terribile fila del tutto esaurito.

 

Attenzione: se non lo avete visto, sto bellamente spoilerando la trama.

Via che si parte. L’effetto 3D è gradevole, non sembra pesare troppo. Il nostro eroe è costretto su una sedia a rotelle. Siccome il suo fratello gemello si è ritrovato in una condizione molto peggiore, cioè è schioppato, viene inviato lui su Pandora, un pianeta probabilmente patria dei dolci natalizi, come guardia armata, al posto del fratello che era uno scienziato. Va beh, ma perchè? Facile: su Pandora c’è un’atmosfera che se respirata fa perdere i sensi in 20 secondi e crepare in 4 minuti. Al che i geniacci decidono di fare decisamente un gran lavoro: incrociano il dna umano con quello degli alieni nativi di là, in modo da poter linkare le persone con quel dna ai suddetti alieni. Praticamente una connessione wireless organica. Ora, ovviamente il gemello del soldato ed il soldato hanno lo stesso dna. Quindi, vai che si manda lui. Ovviamente, appena connesso, il soldato sperimenta la sensazione di muoversi di nuovo con le sue gambe, ed altrettanto ovviamente, senza nemmeno un minuto di pratica con il simulatore se la cava incommensurabilmente meglio di tipi che hanno passato 500 ore a capire come controllare un corpo alieno collegato in wi-fi. Morale, invece di spendere milioni di dollari per addestrare le truppe, collegatele direttamente, beoti. Ovviamente, il tipo è un marine, e gli viene chiesto di spiare i nativi e di entrare nelle loro grazie. O per qual motivo? Semplice, i nativi hanno messo il culo sul più grande giacimento di Unobtanium del pianeta, per cui, o si spianano o si levano dai maroni. Naturalmente il soldato col suo avatar, incontra la tipa di turno, che lo prende, lo porta a casina e gli insegna a diventare un vero guerriero. Si, chiaro, i due finiranno a trombare, avevate dubbi?

 

Ovviamente il soldatone piano piano si converte e diventa membro della tribù, ovviamente è il predestinato, ed ovviamente il megacolonnello cattivone vuole distruggere tutti. Ovviamente lui spiega cosa era mandato a fare, e dovviamente diventa un reietto. Ovviamente ritorna mostrando di essere il superfigaccione della situazione, ovviamente raccoglie tutti i nativi sotto la sua egida, ovviamente il megacolonnello si fionda contro di lui, e ovviamente i cattivoni umani armati con elicotteri da assalto e bombardieri vengono spianati da una manciata di tipi con arco e frecce. Altrettanto ovviamente, alla fine il soldato verrà impiantato nel uso avatar senza bisogno della connessione wireless. Questo perchè tutto il pianeta è una rete neurale. Avete contato gli ovviamente? Ecco. Mi sono sentito come quando ho letto Eragon: nel libro i colpi di scena me li aspettavo con un buon 20 pagine di anticipo. Qui me li aspettavo con un buon 20 minuti di anticipo. Alla seconda ora, anche il piccolo tassello di come avrebbe fatto Jake Sully (il soldato) a reincarnarsi nel uso avatar è stato allegramente risolto. In pratica non c’era assolutamente niente che non avessi previsto. Inizialmente pensavo di avere il dono della preveggenza, poi ho capito che la trama è una cagata colossale. Peggio di quella dei Transformers. Ma va beh. Fondamentalmente si tratta di due che si trovano, si innamorano, ciulano e poi fanno un culo così a tutti. Sarò sincero: il mondo di Pandora è fatto veramente bene, sono rimasto sinceramente impressionato. Gli effettoni speciali si sprecano, ma ci stanno più o meno tutti.  Pregevole l’apparizione di Sigourney Weaver nei panni della dottoressa Grace, poco altro di significativo. Ho dovuto mordermi la lingua più volte nel cinema per trattenere commenti piuttosto salci sul film. Nel complesso, merita solo per l’ambientazione, il resto è tranquillamente scaricabile nel cesso.

2012: Il Ritorno Dell’Uomo Da 6 Milioni Di Vaccate

E vediamocelo, questo film sul catastrofico andate. Il film parte all’insegna della tolleranza razziale, con un geologo nero ed uno indiano che scoprono improvvisamente che l’emissione dei neutrini, che sono particelle la cui possibilità di interazione con la materia è praticamente nulla, iniziano improvvisamente ad avere effetto sul nucleo terrestre, da cui si deduce che Emmerich, professore emerito in vaccate cosmiche, ha scoperto un modo rivoluzionario di concepire la fisica nucleare. Ma va beh. Questo accade nell’anno di grazia 2009. In un laboratorio disperso in mezzo al nulla, dove i suddetti scienziati indiani lavorano con apparecchiature che probabilmente costituiscono un buon 30% del PIL indiano, scopriamo che il nucleo terrestre si sta surriscaldando. Il che ovviamente porta a problemi di ebollizione delle profondità marine, con grande gioia di chi gradisce le aragoste bollite, ma grande sconforto degli amanti della frittura di paranza.

Tra il lusco e il brusco, il negretto va a comunicare la cosa ad un tipo che non ho ben capito chi diavolo sia, ma è quello che sta appena sotto al presidente e vicepresidente, il quale, dopo aver perculeggiato con la solita dose di puttanate miste il suddetto negretto ad un party, lo promuove seduta stante supermega direttore universale dei geologi americani. Nel frattempo, in parallelo ci sono flash in cui si vedono i vari governi proporre accordi, con una cifra di 1 miliardo di euro, si scoprirà poi per comprare un biglietto per le supermeganavi per salvare i pochi eletti. Nel frattempo scatta il piano di costruzione di queste arche, e con allegra simpatia il direttore del louvre salta in aria mentre sta andando ad una conferenza stampa. Con quel pizzico di macabro e squallido che guasta sempre, salta in aria nello stesso tunnel in cui perse la vita Lady D. No, non l’ho riconosciuto, viene proprio detto esplicitamente.

La storia prosegue con brevi episodi fino al 2012, con la popolazione all’oscuro di tutto, e lì comincia la storia principale: uno scrittore sfigato, che ha venduto nemmeno 500 copie del suo libro ed è separato, va a prender ei figli per portarli al campeggio nel parco di Yellowstone, dove casualmente c’è il negretto di cui sopra con tipo un esercito di dimensioni sufficienti  ad invadere una piccola nazione.Lo scrittore di cui sopra porta i figli al lago dove lui e la mamma dei suddetti scopavano, cosa decisamente educativa per i figli (per inciso, la piccola adora il papà, il grande no, lo chiama Jackson, che è il suo nome, e va matto per l’attuale compagno della squinzia, tale Gordon, chirurgo plastico dedito al rifacimento tette). Là c’è l’incontro, e scopriamo che il suddetto negretto sta leggendo il suddetto libro che ha venduto la bellezza di 422 copie. Al campeggio, dopo essere stati ricacciati a calci nel culo fuori dall’area off limits, Jackson, il suddetto scrittore, si imbatte in un maniaco psicopatico che fa il dj radiofonico, che spara cazzate come bersi acqua. Naturalmente il tipo non solo conosce le supposte profezie maya (i quali, pace all’anima loro, non hanno mai profetizzato una beneamata mazza), ma sa anche con precisione che la causa della catastrofe saranno i neutrini e l’effetto che faranno (minchia se erano avanti, questi Maya, eh?), il tutto spiegato nel suo blog con un’animazione flash che un bambino di 5 anni la fa meglio.

Bom, ridendo e scherzando, rientro anticipato dal campeggio, i bambini a casa con mamma e chirurgo, e Jackson che corre a prenderli, perchè entra in scena il russo di cui è autista, che si fa portare i figlioli (che ho continuato a pensare fossero femmine per tutto il film) che perculeggiano il suddetto scrittore, accennando del biglietto, di cui aveva già sentito parlare dal dj pazzo. Quando arriva a prenderli, comincia tipo il terremoto del secolo. Inserite qui un 20 minuti sani di corsa in auto a fuggire dal terremoto che li insegue, un 30-40 tonnellate di effettoni speciali della città che si disintegra, aggiungete anche un piccolo aereo, e siamo a posto. Come dite? Scosse di terremoto che inseguono sono assurde e idiote? Beh, anche il ghiaccio che faceva la stessa cosa in The Day After Tomorrow era assurdo e idiota, no? E infatti il regista è lo stesso, guarda un po’. Ma va beh. Ridendo e scherzando (perchè sennò ci si mette a piangere a pensare ai soldi buttati al cinema per vedere una cagata del genere), il gruppo della famigliola felice più il chirurgo delle tette arriva a incontrarsi con il russo, sempre in mezzo alla tonnellata di effettoni speciali al secondo di film (intendiamoci, dal momento in cui comincia la disgregazione molecolare dell’universo alla fine del film, c’è una media di un paio di milioncini di dollari in effetti speciali al minuto o giù di lì), e vanno tutti allagramente a guidare un Antonov, che non è un tipo ma un aereo russo, probabilmente un cargo, visto che trasporta le auto per una mostra. Insieme al russo ci sono i due figli, la squinzia che se lo tromba, e la guardia del corpo del russo nonchè amante della squinzia. Come inciso la tipa si è fatta rifare il seno dal suddetto chirurgo che si ciula la moglie di Jackson. Modello che Beutyful gli fa una sega a sto film.

Naturalmente il campo magnetico terrestre si sbarella completamente, con l’unico effetto di mandare a fanculo tutte le bussole, compresa quella dell’aereo, cosa che invece di costringere i suddetti debosciati ad un ammaraggio di emergenza nel mar della cina (che così andavano fuori dalle balle) si ritrovano ad atterrare in pieno territorio cinese. Il russo la butta in culo a tutti, perchè lui ha 3 biglietti, per lui e i figli, fanculizza anche la squinzia che sapeva che gli faceva le corna, e l’amante crepa per salvare tutti gli altri. Allegria. Per strada, la famiglia felice più squinzia e cagnolino al seguito incontrano un bonzo cinese che sta per entrare di contrabbando in una delle arche. Si aggregano pure loro. Poi in sequenza succede che: il presidente degli stati uniti rimane lì a comunicare al popolo che sono fottuti, la figlia si imbarca (e chiaramente si ciulerà il negretto, è evidente sin dal primo incontro), il premier italiano decide di restare in Italia ad affondare con la barca (sti americani si drogano, non ne ho visto ancora uno di premier che farebbe una cosa del genere), mentre gli altri presidenti si infilano nelle arche, che sono vere e proprie navi. Poi fra operai e ricconi rimasti a piedi per la rottura di un’arca, c’è il solito discorsone alla volemose bene per far entrare tutti nelle arche. Che poi sono delle navi supergiganti. Mentre fanno entrare tutti, i clandestini, entrati di straforo, hanno la simpatica trovata di bloccare un portellone. Lo scrittore fallito si riscatta, il chirurgo crepa che sennò la familgiola felice non si può riunire, il russo crepa ma i figli sopravvivono.

Scena finale con la nave che sta per andare a sbattere contro l’everest (perchè sti furboni di progettisti hanno progettaot la nave in modo che se tutti i portelli non erano chiusi, i motori non partivano, oltretutto niente camere di compensazione… dei geni assoluti. Quasi ai livelli del famoso virus che si diffondeva in wi-fi nelle navi di Indipendence Day… si il regista è sempre lui, si nota?), il portellone che si chiude completamente a 10 metri secchi dall’impatto, motori indietro tutta. Ora, fermiamoci un secondo: i tipi dichiarano che l’impatto a quella velocità sarebbe mortale. Quelle navi tengono dentro 100 mila persone l’una, senza contare quelli entrati in seguito alla rottura di una delle arche. Ovviamente avrà equipaggio e viveri per svariati mesi. Adesso, qualcuno mi dice quanto può dislocare (il dislocamento è il peso a vuoto di una nave) una nave del genere? Giusto per farvi capire, la petroliera più grande del mondo, la Knock Nevis, dislocava meno di 100 mila tonnellate. Qui andiamo sulle 400 mila, e sono gentile. Ora, io direi che una velocità di impatto mortale per una nave costruita per resistere ad uno tsunami, sarà intorno ai 30-40 nodi (intorno ai 50-60 km/h). Ma supponiamo anche meno, diciamo 10 nodi (poco meno di 20 km/h). Se i motori partono istantaneamente indietro tutta, la nave non rallenta in 10 metri. Non sto dicendo che rallenta poco, è che proprio non la sente l’azione dell’elica. Ci vogliono centinaia di metri per rallentare, e anche per virare. Ovviamente la suddetta nave si platta contro l’everest, ma grazie a quei 3 secondi di motori indietro tutta, l’impatto non la affonda. Ovviamente la velocità di virata è la stessa di un piccolo motoscafo. Superfinale: un mese dopo tutti sul ponte a prendere il sole.

 

Il film si conclude, e si torna a casa con quel gioioso senso di perdita di tempo e soldi per una vaccata indicibile. Ma d’altronde Emmerich ci ha abituato a queste cose. Al solito, potrebbe andar epeggio: potreste ritrovarvi a guardare il polpettone natalizio dei Vanzina. Non molto, ma un pochino peggio potrebbe andare.

A Volte Sarebbe Da Tirare Fuori La Roncola…

E darla sulle gengive delle teste di cazzo che scrivono puttanate come questa. Questo tale Giacomo Di Girolamo è fondamentalmente un coglione. Un cretino che crede di aver detto delle cose intelligentissime. Quasi mi dispiace dargli un trackback, ma voglio che legga questo post: Giacomo Di Girolamo, sei un coglione. Bello grassettato così te ne rendi conto. E lo rileggi. Tanto qui è casa mia, e non può certo tagliarmi questo pezzo, lui. E che sia un coglione ne sono profondamente convinto, ed è una mia fortissima opinione. Perchè? Beh, ma è logico: io ho degli amici che abitano in Abruzzo. Vorrei solo che questo bell’imbusto glie lo andasse a dire in faccia ai terremotati tutto sto bel discorsino. Vai, vai. Vediamo se non ti pigliano a roncolate. Vai a passare una settimana in una zona terremotata solo con i vestiti che hai addosso, senza ricevere alcun aiuto da parte del volontariato e della beneficenza. Vai. Ti do’ una settimana di tempo. Poi vengo lì, con te che ti stai “puzzando dal freddo” (come dicono a Napoli) e che hai una fame spaventosa, mi metto lì davanti a te e mi sbafo un panino farcito con ogni ben di dio. E mentre sei lì che guardi me che mangio, mentre tu sei affamato, mentre puzzi come un branco di elefanti con la dissenteria (perchè l’acqua, potabile e non, scarseggia, ciccio, c’è stato il terremoto, sai?), mentre sei lì che non hai avuto nemmeno una coperta per la notte, io tiro fuori un 50 euro. E poi ti dico:

Sai, è la beneficienza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell’italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la beneficienza, fa da pretesto. Per cui, con questi 50 sacchi, stasera vado al ristorante. Ciao, eh.

[La parte sottolineata sono parole del cretino di cui sopra.]

E poi me ne vado. E voglio vedere che cazzo c’ha da dire, dopo.

Avevo proprio bisogno di sfogarmi.

Per una critica ragionata, invece, vi invito a leggere la risposta di Lisa Perni alle idiozie scritte dal tipo di cui sopra. Che è una persona che si sa controllare meglio di me. E alla quale mi fa piacere lasciar eun trackback. Molto piacere. Talmente tanto che chiudo con la citazione del finale del suo articolo:

…ma no, forse ha ragione lui: la prossima volta che ci sarà una raccolta fondi dirò di “NO! Io pago già le tasse, ci pensi lo Stato!” e quando mio figli di 6 anni mi domanderà “Mamma, ma sei impazzita?” gli risponderò “No amore, è che ora è di moda essere stronzi!

Le generazioni future ringraziano Lisa. A Giacomo invece, spero vivamente che lo riempiano di roncolate sulle dita (senza ucciderlo che è peccato – ma almeno la pianta di scrivere cazzate).

Una Prece Per l’Abruzzo

Non ci sono parole per esprimere la tristezza di fronte a ciò che è successo. Esistono solo le parole non dette del cuore. E’ poco, pochissimo, ma voglio dedicare questa canzone alle vittime del terremoto. E’ un canto alpino, uno fra i più belli che la tradizione alpina ricordi. Non dico altro… Non servirebbe.

 

 

Dio del cielo, Signore delle cime
un nostro amico hai chiesto alla montagna.
Ma ti preghiamo, ma ti preghiamo.
Su nel paradiso, su nel paradiso
lascialo andare per le Tue montagne.

Santa Maria, signora della neve
copri col bianco soffice mantello
il nostro amico il nostro fratello.
Su nel paradiso, su nel paradiso
lascialo andare per le Tue montagne.

Vorrei… (Refrain)

Refrain. Ormai è quasi un rituale. Una sigaretta, la grappa, i miei pensieri. E Gershwin con la sua “Rapsodia in blu”. Mi piace Gershwin. Forse, si, forse sarebbe meglio un notturno di Chopin, ma vista l’ora, la Rapsodia la preferisco… è un crescendo che annunci l’esplosione della vita, al mattino. E poi il resto della mia playlist. Un goccio di grappa, una sigaretta, la musica. I miei pensieri che cominciano a vagare… Refrain. Il riverbero delle corde dell’anima, del cuore. Riverbera il mio animo ora, perchè vorrei… Vorrei. Una parola semplice. Espressione dei mille desideri che accompagnano l’uomo. Cosa vorrei? Il suono di un respiro vicino al mio, il suono di un cuore che batte, pieno di vita. ascoltare la vibrazione del cuore. Il riverbero del cuore. Qui, qui in mezzo al petto, dove c’è quel brutto bastardo, fabbro di emozioni e di vita, fabbro di amore. Quel grandissimo, adorabile bastardo. Quello che che ti fa sperare quando ogni speranza è persa. Quello che è lì, e non ti abbandona, nemmeno nel buio dell’anima. E così te lo dice lui cosa vorresti. Vorrei… vorrei conoscer l’odore del tuo paese, canta Guccini. Si. Vorrei questo e molto di più. L’odore del tuo paese, gli amici, tutto. E poi passeggiare, su nelle montagne, dove l’aria è pura. Vorrei vederti sorridere, e sapere che sono io il motivo del tuo sorriso. Vorrei portarti dove il cielo è bello, dove si sente il respiro del mondo, e l’eco della tua voce, il riverbero dell’anima.

E lo vorrei, perchè non sono quando non ci sei,

e resto solo coi pensieri miei, ed io…


Refrain. Ed io sono qui a scrivere parole senza senso, o col senso di quello che ho dentro, ma che non riesco ad esprimere. Che non riesco a dire. Eppure nel cuore, nel mio cuore, c’è il riverbero della luce di un sorriso. Se solo potessi vederlo. E’ come una cosa così bella da non poterla descrivere. Vieni, vieni su con me, là dove l’aria è limpida, e dove se anche le montagne sono intorno ed escludono allo sguardo ciò che sta di là, anche così, vedi più lontano, vedi più chiaro, vedi dentro. Dentro il cuore, dentro quello che vorrei offrirti e che non sono capace. Dentro quel piccolo seme di felicità che mi sono trovato dentro. Che sta cercando di germogliare, che ha paura di tirare fuori il fiore che contiene. E che pure così riverbera al suono della vita.

E lo vorrei, perchè non sono quando non ci sei,

e resto solo coi pensieri miei, ed io…

Refrain. E resto solo con me, con il mio cuore, e vorrei essere con te. Svegliarmi e vederti ancora lì nel letto, con gli occhi chiusi, ed il respiro del sonno. E svegliarti con un bacio, e vederti sorridere quando apri gli occhi, ed accarezzare i tuoi capelli, ed ascoltare il tuo buongiorno assonnato… e vibrare. Vibrare al suono del tuo respiro, della tua voce, del caffè che ti porto. Vorrei qualcosa di semplice. Vorrei cantare, ballare, dipingere. Vorrei cantare il canto delle tue mani, vorrei dipingere il suono del tuo respiro, vorrei ballare alla musica del tuo sorriso. E sono qui, a scrivere le parole di un folle, o di un sognatore. Qual è il confine fra sogno e follia, fra ciò che si spera e ciò che si avrà? eppure è dolce camminare lungo il sottile flo tra la follia e il sogno. Eppure… Eppure c’è qualcosa di più. Si tratta di respirare e fare il salto. Un salto nel buio, un tuffo dove non si tocca. Il brivido e la paura. E sai che se ci riuscirai avrai già conquistato qualcosa di grande. E al di là c’è un orizzonte più grande. Quello dove ci sei tu. Quello dove ci siamo noi?

E lo vorrei, perchè non sono quando non ci sei,

e resto solo coi pensieri miei, ed io…

Refrain. Non sono quando non ci sei. Non sono felice. Non sono completo. Non sono. Chi sei tu che cammini nel mio cuore? Che lasci quel profumo buono che mi fa vibrare, che fa a pezzi tutto ciò che credevo di sapere? Chi sei tu che sei? Semplicemente. Sei. Ed io che sono qui, a parlare della principessa che vorrei accanto al mio cuore, non sono. Mi manca qualcosa. Mi manca il tuo respiro, ed il tuo sorriso, principessa. Mi manca il coraggio di fare il salto. Mi manchi tu. E’ quasi l’alba. Non c’è niente come l’alba, per cominciare di nuovo. La notte è scura, a volte è viva. Ma l’alba arriva, ogni volta. Vieni principessa, vieni con me a vedere l’alba. Il sole che sorge. Vieni a chiamare il sole nel mio cuore. Portami con te, là dove il tuo sorriso smuove le montagne e le fa vibrare. Vieni con me. No. Vieni accanto a me. Percorriamo insieme la salita fino alla cima della montagna. Quel sentiero così arduo che è la vita. E a metà strada, ti regalerò la corona fatta col mio cuore, col mio piccolo cuore. Con quel piccolo, adorabile bastardo di un cuore che mi ritrovo. Con quel cuore ingannatore, inadeguato, sempre inadeguato. A cui sempre la speranza fa luce. Anche oltre ogni ragione. La ragione del cuore è la speranza. Vieni con me, principessa. Camminiamo insieme.

E lo vorrei, perchè non sono quando non ci sei,

e resto solo coi pensieri miei, ed io…

Refrain. E lo vorrei, lo vorrei davvero. Vorrei essere capace di dirti questo, e  di più. Vorrei solo essere capace di dirti quanto sono piccolo di fronte a questa cosa grande. Parole di un folle. Ma di un folle che vorrebbe, nonostante tutto, essere capace di regalarti un sorriso. Ogni giorno. Ma siamo piccoli di fronte all’immensità delle passioni che quel fabbro che picchia nel petto forgia, e fa sorgere come una montagna. Da scalare, e in cima alla quale ritrovarti. Vorrei essere capace di portarti via e di dirti questo. O di non dirtelo, di condensare tutto in una esplosione piccola ma potente, di chiederti semplicemente di starmi accanto. Non sono un poeta, non sono un cantore del cuore. Sono solo io. Io, nella mia piccolezza. Limitato, incapace di sostenere da solo questa grande cosa che ho davanti. Eppure sono qui a cercare di germogliare, eppure a temere di farlo. Ed ogni volta sono sempre lì al limite, un po’ più in là della volta prima. eppure mai al punto di non ritorno. Perchè lo vorrei, principessa. Eppure ne ho paura. Ho paura di non essere in grado, di non essere all’altezza. Di non essere. E vorrei che lo sapessi e che accettassi l’unica cosa, per quanto piccola, che ti posso dare in ogni momento: il mio cuore.

E lo vorrei, perchè non sono quando non ci sei,

e resto solo coi pensieri miei, ed io…

Refrain. Ormai albeggia. Buongiorno, principessa. Ben svegliata.

Requiescat In Pace

Lunedì 9 febbraio, ore 20.10. Muore Eluana Englaro. Non si può rimanere indifferenti, in un modo o nell’altro. Il giudizio non è semplice, bisognerebbe trovarsi lì. Con una figlia che non riprende coscienza da 17 anni. Al di là delle facili retoriche, io penso solo che, quattro giorni o una settimana, o anche due, questa ragazza ha sofferto i sitomi della privazione di cibo e liquidi. Far morire un figlio in questa maniera è veramente disumano, sia cosciente o meno. Però, almeno, è morta in fretta. Avrei preferito che vivesse, ma preferisco che sia morta subito piuttosto che patire per due settimane. E non mi si venga a dire che non stava soffrendo: i medici non possono saperlo, checchè ne dicano. E nel dubbio, visto che la morte cerebrale non è mai stata dichiarata, immagino che soffrisse.

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