Forse ne avete sentito parlare. Si tratta del film Vajont – La diga del disonore. Ripercorre, come si può intuire, la tragedia del 9 Ottobre 1963. Una produzione molto dispendiosa, ricca di effetti speciali, un cast che qualcuno definisce ottimo… e una farsa spaventosa. La storia? Semplice: una struggente e tragica storia d’amore, sul cui sfondo si intravede una frana. No, nessun errore. Paradossalmente, un film che avrebbe dovuto avere come protagonista la tragedia, si sofferma piuttosto su una storia d’amore fra tal Olmo Montaner e talaltra Ancilla Teza. Personaggi di pura fantasia, come del resto tutto il film. Una cosa orribile a guardarsi. Non importa come sono andate le cose (chi ha visto lo spettacolo di Paolini e il film si renderà conto di ciò che dico), the show must go on, come si dice. E lo spettacolo non solo deve continuare, ma deve essere spettacolare. E allora buttiamo dentro un’insulsa storia d’amore, buttiamo dentro un paio di tonnellate di effetti speciali, efacciamoci dare suggerimenti da Peter Jackson. Cosa c’entra il grasso e rubicondo Peter? Beh, come qualcuno ricorderà, è regista di diverse pellicole, come ad esempio Splatters – Gli schizzacervelli. Beh, chi meglio di lui potrebbe dare un consiglio su come mettere il giusto pizzico di horror splatter? No, in realtà non lo hanno consultato… spero. Ma andiamo con ordine: della trama ho già parlato, una storia d’amore insipida e banale nella quale la frana gioca un ruolo da comprimaria, per inscenare la tragedia della perdita dell’amata. Il cast potrebbe essere buono, ma il doppiaggio lascia alquanto a desiderare. Tina Merlin sembra una isterica che parla a 420 parole al minuto. Gli abitanti di Erto e Casso con accenti romani, milanesi, addirittura toscani, come il prete. Un Leo Gullotta nei panni dell’ingegner Pancini che sembra una statua di gesso (non mi piace troppo come attore, e secondo me nel film lgi vengono date molte meno colpe di quelle che ha). Un buonismo di fondo nel quale troviamo prima il prete di Erto che si trova improvvisamente davanti la Merlin, in uno scontro di volontà nel quale è chiaro da subito chi ne esce sconfitto… una scena memorabile per la bruttezza: arriva la Merlin (interpretata -male- da Laura Morante), accolta come l’eroina del giorno mentre il povero prete cerca di sedare gli animi degli abitanti di Erto, il prete da solo da una parte e dall’altra la Merlin con la popolazione dietro di lei. Lo sguardo del prete come a dire “Si sono una merda perchè non mi sono mosso prima, faccio schifo, sono un verme, mi zerbino”, e poi la stretta di mano. Una cosa orribile, non tanto per la vena di comunismo che vi si scorge, che mi lascia piuttosto indifferente, quanto per il voler far apparire sotto una luce cattiva un uomo che probabilmente ne sapeva quanto i suoi fedeli. Ancora, un buonismo di fondo nel quale sembra che alla fine, a parte un paio, siano tutti ricoperti. Bastardi. Ecco cosa sono. Non me ne può fregare di meno di vedere dei criminali ricoperti di un velo di buonismo e di sentimentalismo. Fatemi vedere cosa hanno fatto, fatemi vedere come e perchè si è arrivati a quel punto. Fatemi vedere la figura di Muller, nemmeno citato. Fatemi capire quello che c’è dietro. Non sbattetemi in primo piano una storia d’amore che non ha senso di esistere. E poi… e poi c’è la frana. Un gozziliardo di effetti speciali, per far vedere quello che è successo. E mentre tu hai sopportato, per un’ora e mezza, idiozie a non finire, solo per arrivare a vedere il momento della frana, perchè tu hai visto lo spettacolo di Paolini, e vuoi vedere come potrebbe essere successo quello che le sue parole descrivono così vividamente e commoventemente insieme, mentre sei lì che vedi la montagna d’acqua sollevarsi ed abbattersi su Erto e Casso, e l’altra parte su Longarone, mentre sei lì che cerchi di capire cosa potrebbe essere trovarsi lì, ecco il tocco splatter. Le scene si soffermano, spesso e volentieri, sui dettagli. Un vecchietto travolto da un pezzo di parete della casa che implode in una allegra slow motion per farti apprezzare il lavoro delle controfigure e degli effetti speciali, che mostrano ogni dettagli della parete che si abbatte sul vecchio, e a Longarone la povera Ancilla su cui la telecamera indugia per quasi più tempo di quello che l’acqua ci mette ad arrivare, mostrando le inquadrature in soggettiva della ragazza, e in soggettiva… dell’onda. Come se fosse un essere senziente pronta a buttarsi su quella donna.
E io devo sorbirmi questi macabri, fuori luogo, privi di gusto e immorali tocchi di splatter? Ma per favore. Era molto più vivido il racocnto di Paolini. Si, è vero, lui ha avuto un’ora di tempo in più per spiegare cosa successe. Ma è anche vero che aveva solo la sua voce e la sua straordinaria mimica. Il film poteva disporre di dozzilioni di effetti speciali. Il piccolo uomo Paolini vince sui milioni di euro spesi in computer grafica inutile.
Per finire riporto una delle recensioni che mi trovano più d’accordo, che potete trovare qui insieme a molte altre:
Nel rievocare la storia Martinelli mette troppa carne al fuoco, senza riuscire a tenere salde le fila di un film che vorrebbe essere insieme realistico e melodrammatico, opera di impegno civile e grande spettacolo. Finisce che la denuncia è indebolita dalla retorica, che una figura chiave come quella della Merlin è appena sbozzata e che della fiction (l’amore di Olmo per la bella Ancilla) non t’importa granché.
Alessandra Levantesi, La Stampa
Che dire… Non andate a vederlo. Non ne vale la pena.

Nota a latere: Muller non fece i rilievi e i calcoli di persona, mando’ un suo fidato allievo, tal Luciano Broili, che si stava facendo le ossa all’estero.
Broili, che poi divenne molti anni dopo presidente dell’ordine nazionale dei geologi, predisse la frana in ogni suo dettaglio.
Grazie per la precisazione. Però ritengo che cmq Muller abbia controllato l’analisi di Broili e l’abbia convalidata… Almeno, me lo aspetterei.
Jari non ci troviamo molto d’accordo sulla recensione di questo film:
http://viklog.net/2007/11/22/prima-proiezione-del-cineforum-2007-vajont/
Ho appena rivisto il film in dvd, e devo dire, Blackstorm, che sono d’accordo praticamente con tutta la tua recensione. Dopo aver visto lo spettacolo di Paolini anni fa, ho cominciato a documentarmi (la vicenda mi interessava dato anche che abito nelle vicinanze di Longarone) e ho raccolto una discreta quantità di informazioni.
L’impressione che mi ha dato il film è di una brutta scopiazzatura dello spettacolo di Paolini, addirittura alcuni termini vengono riportati pari pari: il caso più lampante è la definizione “stato nello stato”, riportato nello spettacolo di Paolini, che nel film viene usato dalla Merlin, mentre in realtà non fu lei ad usarlo; oppure anche il modo con cui il geologo Semenza spiega la presenza della frana, ovvero con parole del tipo: “La frana potrà rimanere lì per altre migliaia di anni, a meno che qualcuno non le bagni i piedi, allora la frana potrebbe decidere di scendere”, se provate a confrontare il film col filmato dello spettacolo Paolini, vedrete che quest’ultimo usa quasi le stesse identiche parole; o ancora il parroco che dice “difendersi dalla SADE non è reato”, stesse precise parole usate da Paolini.
Oltre a questo, guardando il film, si denota la superficialità con cui gli autori si sono documentati: la successione temporale degli eventi è completamente sbagliata (e dire che essa è un dettaglio estremamente importante, se non il più importante): gli autori fanno parecchia confusione nel collocare in ordine di tempo la comparsa della “M” sul monte, la frana del 4 novembre ‘60, la prima prova di invaso, l’udienza della Merlin al tribunale a Milano, la frana del Frejus in Francia, etc.
Per ultima cosa, da non trascurare sono le inesattezze varie, ne cito qualcuna: la frase “stato nello stato” non fu pronunciata dalla Merlin, ma da Alessandro Da Borso, ovvero l’allora Presidente della Provincia di Belluno, incaricato di indagare sulla SADE al ministero; l’assenza nel film, oltre di Leopold Muller, anche di Franco Giudici, collega di Edoardo Semenza nelle indagini; Olmo che sta di guardia della frana sulla diga la sera del crollo, mentre in realtà sul luogo non vi fu nessun Olmo Montaner, bensì era presente il geometra Giancarlo Rittmeyer, che perì nella sciagura (alquanto improbabile, comunque, che una persona potesse salvarsi nelle gallerie nei pressi della diga, come ha fatto Olmo nel film, dato che la pressione causata dall’acqua in corsa spazzò via tutte le apparecchiature e gli strumenti, figurarsi un uomo); Olmo che dice “Ci sarà la festa paesana su a Erto-Casso”, quando nessuno si sarebbe mai sognato di indicare i paesi chiamandoli così (considerato anche l’astio che correva fra le due frazioni).
Le lacune di documentazione sono dunque evidenti, e ciò lo considero una mancanza grave, quando si vuole dar vita ad un film basato su una vicenda realmente accaduta; sarebbe bastato andare a leggersi uno delle decine di testi che raccontano come si evolse la storia della diga del Vajont, e sarebbe stato facile ottenerla, dato che comunque i fatti relativi alla sciagura sono tutti documentati, essendo stati atti di un processo.
In generale, il film lo considero un buon tentativo, ma realizzato con troppa superficialità, dando più spazio agli effetti di scena che all’accuratezza dei fatti realmente accaduti.
Ho appena (ri)visto il film in DVD e non sono per nulla daccordo con la stroncatura totale di cui sopra.
La Morante mi è parsa perfetta nella parte dell’ecologista militante, preoccupatissima perchè sapeva che il disastro si sarebbe verificato con ogni evidenza scientifica. E’ il personaggio che più ho amato perchè è quello che più riesce a veicolare il messaggio drammatico del film. La tragedia balugina già nei suoi occhi. Si poteva tenere un perfetto aplomb inglese davanti alle bugie e alle sporche manovre della SADE? Non penso proprio.
Nella stretta di mano tra il prete e Tina, io ci vedo piuttosto l’incontro/scontro tra il fatalismo cattolico/cristiano e la consapevolezza scientifica razionalista della comunista impegnata (detto senza enfasi ideologica). D’altra parte, nel film il prete si limitò a farsi raggirare dalle rassicurazioni della SADE, cioè dell’oste. La Merlin, invece, si impegnò a verificare se il vino dell’oste era al metanolo: lo era. Ma era una “comunista-contro-il-progresso”. Una scomoda Cassandra, condannata ad aver ragione ma a non essere creduta.
Più verosimili sono le critiche al doppiaggio. In molti passaggi è vistosamente “legnoso”, non si sa se a causa della mediocre recitazione originale o per difetto degli attori doppiatori. L’interpretazione di Michel Serrault risulta a tratti la peggiore, con un’enfasi retorica da guitto di periferia. Non è da lui!
Riguardo la storia d’amore, è il ‘pretesto’ usato in molti altri film (Titanic tra tutti) per evitare l’effetto documentario, che non avrebbe certo giovato al botteghino visto come stiamo messi a cultura qui in Italia. Perciò non è affatto inopportuna ma, anzi, attraverso Ancilla tutte le vittime del Vajont sono simboleggiate ed identificate. Una vittima inventata per ricordare tutte quelle vere e dimenticarne nessuna.
Più gravi appaiono le inesattezze temporali e documentali denunciate dai forumisti di cui sopra. Mi dispiace, e mi associo alla critica che se ne da.
Riguardo poi al presunto ‘buonismo’ del film, io proprio non ce lo vedo. A parte la totale protervia o – al limite – ignavia e piaggeria con la quale sono dipinti i manager della SADE, nei titoli di coda si da conto dello SCANDALO dei processi. Praticamente NESSUNO pagò per quella strage pianificata dalla brama di profitto e di isterica – quella sì – brama di “progresso”. Un bel progresso, davvero, specialmente perchè l’Italia dal Vajont non imparò NULLA.
La critica sugli effetti speciali è quanto mai ingenerosa e immeritata. Sono macabri e spettacolari perchè è proprio così che successe. O forse un onda di 250 metri d’altezza poteva essere “resa” in modo diverso e con effetti “lilliput”? E il terrore di Ancilla non è forse quello di chi vede la morte in faccia arrivare al galoppo con assordante frastuono? Voi sareste scappati o sareste rimasti pietrificati con le gambe paralizzate sul posto?
Riguardo all’”onda senziente” di cui (stra)parla Blackstorm: spiacente, ma evidentemente non hai mai visto un’onda del mare ergersi altissima davanti a te turbinante di sabbia scura, il suo ventre orrendo che mugghia e la cresta bianca che sbava una saliva mostruosa, mentre una voce da dentro ti dice “lì c’è la morte, IO sono la morte”. A me capitò nel 2000 in una spiaggia di Sardegna, e mentre ne scrivo ho la pelle d’oca a braccia e gambe.
Nessuno capisce Ancilla quanto me.
Grazie, toptone, per la tua disanima… ti rispondo sui punti nei quali non siei d’accordo:
1)”La Morante mi è parsa perfetta nella parte dell’ecologista militante, preoccupatissima perchè sapeva che il disastro si sarebbe verificato con ogni evidenza scientifica.”
Il problema è che Tina Merlin non credo proprio fosse un’ecologista militante, bensì una giornalista d’assalto che si preoccupava di quello che stava succedendo. Il messaggio della Merlin, da quanto ho capito io, era sempre stato “attenti, qui c’è una società che sta mettendo a rischio la vita di centinaia di persone” (poi erano migliaia, ma lei non poteva saperlo), piuttosto che un banale “gli uomini stanno sfidando la natura”. Se il messaggio che ti è passato dal film è quello di un’ecologista militante piuttosto che di una donna che sta denunciando una società che mette a rischio la vita di centinaia di persone, a mio modesto parere il film a miserabilmente fallito la rappresentazione del ruolo di Tina Merlin.
2)”Nella stretta di mano tra il prete e Tina, io ci vedo piuttosto l’incontro/scontro tra il fatalismo cattolico/cristiano e la consapevolezza scientifica razionalista della comunista impegnata (detto senza enfasi ideologica). D’altra parte, nel film il prete si limitò a farsi raggirare dalle rassicurazioni della SADE, cioè dell’oste. La Merlin, invece, si impegnò a verificare se il vino dell’oste era al metanolo: lo era. Ma era una “comunista-contro-il-progresso”.”
Ecco, appunto. Perchè il prete deve fare la figura di quello che si fa raggirare e quindi del fesso? Anche se fosse, dei preti di campagna, come facevano a smascherare la sade? Il punto è proprio la contrapposizione? Che mi risulti, quando i preti di erto e casso hanno scoperto cosa stava succedendo, non se ne sono lavati le mani.
3)”Riguardo la storia d’amore, è il ‘pretesto’ usato in molti altri film (Titanic tra tutti) per evitare l’effetto documentario, che non avrebbe certo giovato al botteghino visto come stiamo messi a cultura qui in Italia.”
Premettendo che la prima volta che ho visto Titanic (in videocassetta) mi sono addormentato dopo 15 minuti netti, e che il film di titanic mi fa anche abbastanza schifo, credo che la tua anaogia non faccia presa su di me
Il punto non è che ci hanno infilato la storia d’amore, il punto è che la storia d’amore è messa in primo piano rispetto alla tragedia effettiva. E ti posso assicurare che mi da fastidio in questo film come in titanic.
4)”La critica sugli effetti speciali è quanto mai ingenerosa e immeritata. Sono macabri e spettacolari perchè è proprio così che successe. O forse un onda di 250 metri d’altezza poteva essere “resa” in modo diverso e con effetti “lilliput”?”
Onestamente non lo so, ma so per esempio che un vecchietto schiacciato da un pezzo di soffitto è una scena ai limiti del truculento. Il problema è l’effetto splatter che ho visto. Una tragedia si può rendere anche senza bisogno di vedere sangue e budella ovunque. Mi ha dato fastidio.
5)”Riguardo all’”onda senziente” di cui (stra)parla Blackstorm: spiacente, ma evidentemente non hai mai visto un’onda del mare ergersi altissima davanti a te turbinante di sabbia scura, il suo ventre orrendo che mugghia e la cresta bianca che sbava una saliva mostruosa, mentre una voce da dentro ti dice “lì c’è la morte, IO sono la morte”. A me capitò nel 2000 in una spiaggia di Sardegna, e mentre ne scrivo ho la pelle d’oca a braccia e gambe.”
Che io straparli è fatto noto e risaputo
ma d’altronde penso di essere libero di esprimere le mie impressioni…. credo però che non sia passato molto bene ciò che volevo dire: il problema non è vedere un’onda alta una cinquantina di metri e vedere la morte, quello è “normale”. Il problema è che l’onda, nelle inquadrature in soggettiva, va a cercare letteralmente Ancilla. Invece, da par mio, avrebbe reso di più qualcosa di… indifferente per così dire. L’acqua non fa preferenze, passa e spazza via. Non cerca vittime, semplicemente va per la sua strada. Quelle scene mi sono sembrate una caduta veramente notevole.
Ciò detto, ti ringrazio ancora, ognuno è libero di esprimere giudizi e opinioni, e non sono solito censurare chi viene a commentare i miei post… per cui, ben vengano anche pareri discordanti dai miei