Fantasy e fantastico: una riflessione

Pubblico volentieri l’intervento di Sergio, apparso sul forum del 5° Clone, intervento che, come accade ormai da tempo quando si tratta di discussioni che vanno al di là del semplice DnD, è sorprendentemente vicino a quello che penso, ed è espresso molto meglio di quanto io sappia fare normalmente. A voi:

Questo è uno sfogo che sto rimurginando da tempo. Lo scrivo qui perchè con il Fantasy ammetto che entra solo in parte: eppure la connessione c’è, e si applica a molti sistemi GdR dell'”ultima generazione”. Per farvi capire di che parlo, parto da lontano. In pratica, con una mia recensione.

Lo spunto per parlarne me lo ha dato “Wanted – scegli il tuo destino”. Ennesimo film derivato da un fumetto di Miller (Sin City, 300, eccetera), che continua a trattare il tema dei superuomini, dell’iperviolenza e del farsi giustizia o essere artefici del proprio destino (e di quello del mondo) a prescindere da qualsiasi pretesa di convivenza, mediazione o rispetto dell’altro. In pratica, se non sei un protagonista, non sei nulla; e se non sei nulla non hai nè possibilità nè – sottinteso – diritto di far sentire la tua voce. Peccato che per essere qualcuno tu debba avere necessariamente bisogno di essere sovrumano.

Dalle recensioni che ho letto, quantomeno Miller ha il buon gusto di non dare giustificazioni etiche ai protagonisti di Wanted. Sono, fatti e finiti, dei cattivi. Amorali e tesi solo a realizzare sè stessi, in barba al resto del mondo. Il film non ha neppure questa decenza.

Pur di essere presentabile nelle sale, patina la vicenda con uno sfondo etico. Dipinge i protagonisti come guidati, se non altro da un “nobile intento”, ma in pratica sprona all’autorealizzazione, praticamente priva di vincoli. Non viene neanche lontanamente messa in discussione la fede nel codice mistico che designa i bersagli: nell’unica scena in cui accade, la risposta è talmente retorica e puntata sull’empatia con la vittima (la Jolie da piccola), da cancellare ogni dubbio sul fatto che una mistica dell’ “uccido uno per salvarne cento” possa avere qualche “piccolo” problema di obiettività.

L’unica speranza implicita e data per scontata viene dall’integrità morale del protagonista – che giustifica ampiamente lo sfogarsi, praticamente senza limiti, quando ti viene fatto un torto. Un po’ come dire “ne ho piene le scatole di dovermi controllare per convivere a questo mondo – tanto più con chi non lo merita – al diavolo, ora decido io”.

Ma è un ottica di rivincita assoluta che fa paura – perchè funziona solo con un caso su un milione, nella fattispecie un personaggio immaginario, ma applicata nella realtà porta a farsi giustizia per qualsiasi torto, reale o presunto tale, e decidendo da soli la proporzione della reazione. Facendosi la legge da soli, in pratica. Come fossimo tutti un po’ supereroi, con superprincipi morali a legalizzare le nostre scelte.

Mi si dirà che esagero, e in fondo è un film di fantasia. Il problema è che negli ultimi anni questo messaggio più o meno velato lo vedo ripreso un po’ ovunque, specie nelle fiction indirizzate ai più giovani o agli adolescenti. Mi diverte vederli, ma in questo mi stanno sinceramente stufando e nauseando. Non importa che venga propagandato “perchè tanto è di fantasia”. Perchè in realtà non è proprio così.
Accetta anche solo una briciola di quanto ti viene proposto, ed inizierai a giustificare guerre preventive, “leggi di mercato” e del lavoro che trascendono l’etica verso le persone, comportamenti completamente contrari al rispetto di chi la pensa diversamente da te, e via dicendo. O la legge del più forte, solo perchè “ha dei buoni motivi”.
Quando in realtà non esistono buoni motivi che tengano! Il principio del senso di rivincita quando si è esasperati porta nel 90% dei casi all’orrore, non alla giustizia. E che questo non venga praticamente _mai_ detto in un film per ragazzi che punta a fare cassetta ed audience, mi preoccupa.

Così, il film “Wanted” finisce per diventare l’ennesima giustificazione e propaganda alle azioni dei potenti (“super” solo perchè dispongono del potere di guidare intere nazioni, multinazionali o gruppi di pensiero), assunto che siano leader perfetti e sinceramente dediti al bene dell’umanità (chi non la pensa come loro, non rientra a pieno titolo nell’ “umanità” stessa, beninteso).

E qui si arriva al punto: come se non bastasse mi mancava di vedere questo concetto in fase di affermazione nel fantasy: invece, pure qui (non parlo solo della 4a edizione) stiamo iniziando a relativizzare allineamenti ed etica nel corso del tempo. Non in nome della libertà di interpretazione, quanto per assecondare sempre più in chi gioca l’impulso a sfogarsi senza controllo, e a vedere nelle leggi e nell’autocontrollo solo un peso e una rottura di scatole.
Spero sinceramente in una certa inversione di tendenza su questo argomento in futuro, ma non ci contro troppo. E’ un leitmotiv che ho paura di star vedendo sempre più presente in ogni aspetto nella nostra società, e sempre più pericoloso.

Starò esagerando? Mah…

E voi cosa ne pensate?

Pubblicato il luglio 17, 2008 su Fantasy, Giochi di Ruolo, TV. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

  1. Che è una fesseria, parte da presupposti sbagliati, mi sono fermato a:
    Lo spunto per parlarne me lo ha dato “Wanted – scegli il tuo destino”. Ennesimo film derivato da un fumetto di Miller (Sin City, 300, eccetera), che continua a trattare il tema dei superuomini, dell’iperviolenza e del farsi giustizia o essere artefici del proprio destino (e di quello del mondo) a prescindere da qualsiasi pretesa di convivenza, mediazione o rispetto dell’altro.

    1° wanted non è di Miller ma di Millar, che di nome fa Mark.
    2° Sin City e 300 con il tema dei superuomini non hanno nulla a che vedere.
    3° iperviolenza???
    4° farsi giustizia?????? ma stiamo scherzando?

  2. @w4:

    Allora, vediamo di capirci subito: toni pacati, per favore. Al di là del fatto che tu non sia d’accordo, sei pregato di evitare toni troppo accesi, e faresti cosa gradita a tutti noi se spiegassi gli ultimi due punti.

    E faresti cosa gradita se continuassi a leggere, dal momento che la riflessione proposta è un filo più ampia di un cognome sbagliato. Se non sei disposto a leggerla, astieniti dal commentare.

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