Prova a immaginare…

Vajont, 9 Ottobre 1963, 22.39

Immagina 250 milioni di metri cubi di terra che avanzano come il pugno di Dio sul tavolo del mondo.

Immagina una montagna di terra che si sposta e rimbalza letteralmente indietro, fino ad arrivare a stabilizzarsi a 150 metri sopra il punto di partenza.

Immagina 150 milioni di tonnellate di acqua che si innalzano per 250 metri, e l’oceano che ti si rovescia addosso.

Immagina un fronte di acqua compatto, che corre via a 80 km/h, un muro di acqua di 120 metri di altezza che percorre una valle chiusa.

Immagina il vento, compresso in quella valle che raggiunge la potenza e la velocità che si avrebbero con l’esplosione di due bombe atomiche come quelle di Hiroshima.

Immagina il fetore di marcio, di marino, che viene portato da quel vento.

Immagina il rumore di 250 milioni di metri cubi di terra che si muovono inarrestabili.

Immagina il rumore di 150 milioni di metri cubi di acqua che ti scorrono intorno, in grado di distruggere la tua misera vita senza nemmeno rallentare.

Non sei in grado di immaginare.

Ma sii in grado di non dimenticare.

Pubblicato il settembre 9, 2008 su Storia, Teatro, Vita. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

  1. Ci sono stato l’anno scorso ed ho avuto la “fortuna” di passare due giorni guidato da uno del posto che purtroppo all’epoca ha perso tutta la famiglia (lui era all’estero per lavoro”. Molto toccante,garantisco che anche a vedere dal vivo è difficile immaginare quello che è successo.
    Appena rientrato mi sono procurato il dvd del monologo di Paolini…sono rimasto senza parole. Sentirsi raccontare i fatti in quel modo dopo esserci stato veramente…mi vengono le lacrime solo a pensarci

  2. Eh, già. L’ho rivisto anche io dopo essere stato al Vajont. Ed essere lì, sapere che la terra su cui stai camminando è una intera montagna che si è staccata, e vedere tutto… E rendersi conto che non puoi immaginare. E’ veramente terribile. Come dice Paolini ad un certo punto: io vi posso dire cosa è successo, ma non vi posso spiegare il rumore. Penso che tutti dovrebbero farsi un giro al Vajont, a vedere… è impossibile da descrivere, perchè vederlo lascia senza parole. Quesllo che mi ha colpito è stata la sensazione di silenzio spettrale una volta preso il camminamento che porta sopra la frana. Ti trovi di fronte alla diga, e senti alcune voci, qualche bambino, ma è tutto così silenzioso… Così strano. Capisco cosa provi perchè è la stessa cosa che ho provato io… quella sensazione davanti alla quale non puoi dire nulla. La chiusura del monologo è perfetta per il Vajont: il vostro silenzio è la vostra canzone per questi morti. Perchè non ci sono parole per dirlo.

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