2012: Il Ritorno Dell’Uomo Da 6 Milioni Di Vaccate

E vediamocelo, questo film sul catastrofico andate. Il film parte all’insegna della tolleranza razziale, con un geologo nero ed uno indiano che scoprono improvvisamente che l’emissione dei neutrini, che sono particelle la cui possibilità di interazione con la materia è praticamente nulla, iniziano improvvisamente ad avere effetto sul nucleo terrestre, da cui si deduce che Emmerich, professore emerito in vaccate cosmiche, ha scoperto un modo rivoluzionario di concepire la fisica nucleare. Ma va beh. Questo accade nell’anno di grazia 2009. In un laboratorio disperso in mezzo al nulla, dove i suddetti scienziati indiani lavorano con apparecchiature che probabilmente costituiscono un buon 30% del PIL indiano, scopriamo che il nucleo terrestre si sta surriscaldando. Il che ovviamente porta a problemi di ebollizione delle profondità marine, con grande gioia di chi gradisce le aragoste bollite, ma grande sconforto degli amanti della frittura di paranza.

Tra il lusco e il brusco, il negretto va a comunicare la cosa ad un tipo che non ho ben capito chi diavolo sia, ma è quello che sta appena sotto al presidente e vicepresidente, il quale, dopo aver perculeggiato con la solita dose di puttanate miste il suddetto negretto ad un party, lo promuove seduta stante supermega direttore universale dei geologi americani. Nel frattempo, in parallelo ci sono flash in cui si vedono i vari governi proporre accordi, con una cifra di 1 miliardo di euro, si scoprirà poi per comprare un biglietto per le supermeganavi per salvare i pochi eletti. Nel frattempo scatta il piano di costruzione di queste arche, e con allegra simpatia il direttore del louvre salta in aria mentre sta andando ad una conferenza stampa. Con quel pizzico di macabro e squallido che guasta sempre, salta in aria nello stesso tunnel in cui perse la vita Lady D. No, non l’ho riconosciuto, viene proprio detto esplicitamente.

La storia prosegue con brevi episodi fino al 2012, con la popolazione all’oscuro di tutto, e lì comincia la storia principale: uno scrittore sfigato, che ha venduto nemmeno 500 copie del suo libro ed è separato, va a prender ei figli per portarli al campeggio nel parco di Yellowstone, dove casualmente c’è il negretto di cui sopra con tipo un esercito di dimensioni sufficienti  ad invadere una piccola nazione.Lo scrittore di cui sopra porta i figli al lago dove lui e la mamma dei suddetti scopavano, cosa decisamente educativa per i figli (per inciso, la piccola adora il papà, il grande no, lo chiama Jackson, che è il suo nome, e va matto per l’attuale compagno della squinzia, tale Gordon, chirurgo plastico dedito al rifacimento tette). Là c’è l’incontro, e scopriamo che il suddetto negretto sta leggendo il suddetto libro che ha venduto la bellezza di 422 copie. Al campeggio, dopo essere stati ricacciati a calci nel culo fuori dall’area off limits, Jackson, il suddetto scrittore, si imbatte in un maniaco psicopatico che fa il dj radiofonico, che spara cazzate come bersi acqua. Naturalmente il tipo non solo conosce le supposte profezie maya (i quali, pace all’anima loro, non hanno mai profetizzato una beneamata mazza), ma sa anche con precisione che la causa della catastrofe saranno i neutrini e l’effetto che faranno (minchia se erano avanti, questi Maya, eh?), il tutto spiegato nel suo blog con un’animazione flash che un bambino di 5 anni la fa meglio.

Bom, ridendo e scherzando, rientro anticipato dal campeggio, i bambini a casa con mamma e chirurgo, e Jackson che corre a prenderli, perchè entra in scena il russo di cui è autista, che si fa portare i figlioli (che ho continuato a pensare fossero femmine per tutto il film) che perculeggiano il suddetto scrittore, accennando del biglietto, di cui aveva già sentito parlare dal dj pazzo. Quando arriva a prenderli, comincia tipo il terremoto del secolo. Inserite qui un 20 minuti sani di corsa in auto a fuggire dal terremoto che li insegue, un 30-40 tonnellate di effettoni speciali della città che si disintegra, aggiungete anche un piccolo aereo, e siamo a posto. Come dite? Scosse di terremoto che inseguono sono assurde e idiote? Beh, anche il ghiaccio che faceva la stessa cosa in The Day After Tomorrow era assurdo e idiota, no? E infatti il regista è lo stesso, guarda un po’. Ma va beh. Ridendo e scherzando (perchè sennò ci si mette a piangere a pensare ai soldi buttati al cinema per vedere una cagata del genere), il gruppo della famigliola felice più il chirurgo delle tette arriva a incontrarsi con il russo, sempre in mezzo alla tonnellata di effettoni speciali al secondo di film (intendiamoci, dal momento in cui comincia la disgregazione molecolare dell’universo alla fine del film, c’è una media di un paio di milioncini di dollari in effetti speciali al minuto o giù di lì), e vanno tutti allagramente a guidare un Antonov, che non è un tipo ma un aereo russo, probabilmente un cargo, visto che trasporta le auto per una mostra. Insieme al russo ci sono i due figli, la squinzia che se lo tromba, e la guardia del corpo del russo nonchè amante della squinzia. Come inciso la tipa si è fatta rifare il seno dal suddetto chirurgo che si ciula la moglie di Jackson. Modello che Beutyful gli fa una sega a sto film.

Naturalmente il campo magnetico terrestre si sbarella completamente, con l’unico effetto di mandare a fanculo tutte le bussole, compresa quella dell’aereo, cosa che invece di costringere i suddetti debosciati ad un ammaraggio di emergenza nel mar della cina (che così andavano fuori dalle balle) si ritrovano ad atterrare in pieno territorio cinese. Il russo la butta in culo a tutti, perchè lui ha 3 biglietti, per lui e i figli, fanculizza anche la squinzia che sapeva che gli faceva le corna, e l’amante crepa per salvare tutti gli altri. Allegria. Per strada, la famiglia felice più squinzia e cagnolino al seguito incontrano un bonzo cinese che sta per entrare di contrabbando in una delle arche. Si aggregano pure loro. Poi in sequenza succede che: il presidente degli stati uniti rimane lì a comunicare al popolo che sono fottuti, la figlia si imbarca (e chiaramente si ciulerà il negretto, è evidente sin dal primo incontro), il premier italiano decide di restare in Italia ad affondare con la barca (sti americani si drogano, non ne ho visto ancora uno di premier che farebbe una cosa del genere), mentre gli altri presidenti si infilano nelle arche, che sono vere e proprie navi. Poi fra operai e ricconi rimasti a piedi per la rottura di un’arca, c’è il solito discorsone alla volemose bene per far entrare tutti nelle arche. Che poi sono delle navi supergiganti. Mentre fanno entrare tutti, i clandestini, entrati di straforo, hanno la simpatica trovata di bloccare un portellone. Lo scrittore fallito si riscatta, il chirurgo crepa che sennò la familgiola felice non si può riunire, il russo crepa ma i figli sopravvivono.

Scena finale con la nave che sta per andare a sbattere contro l’everest (perchè sti furboni di progettisti hanno progettaot la nave in modo che se tutti i portelli non erano chiusi, i motori non partivano, oltretutto niente camere di compensazione… dei geni assoluti. Quasi ai livelli del famoso virus che si diffondeva in wi-fi nelle navi di Indipendence Day… si il regista è sempre lui, si nota?), il portellone che si chiude completamente a 10 metri secchi dall’impatto, motori indietro tutta. Ora, fermiamoci un secondo: i tipi dichiarano che l’impatto a quella velocità sarebbe mortale. Quelle navi tengono dentro 100 mila persone l’una, senza contare quelli entrati in seguito alla rottura di una delle arche. Ovviamente avrà equipaggio e viveri per svariati mesi. Adesso, qualcuno mi dice quanto può dislocare (il dislocamento è il peso a vuoto di una nave) una nave del genere? Giusto per farvi capire, la petroliera più grande del mondo, la Knock Nevis, dislocava meno di 100 mila tonnellate. Qui andiamo sulle 400 mila, e sono gentile. Ora, io direi che una velocità di impatto mortale per una nave costruita per resistere ad uno tsunami, sarà intorno ai 30-40 nodi (intorno ai 50-60 km/h). Ma supponiamo anche meno, diciamo 10 nodi (poco meno di 20 km/h). Se i motori partono istantaneamente indietro tutta, la nave non rallenta in 10 metri. Non sto dicendo che rallenta poco, è che proprio non la sente l’azione dell’elica. Ci vogliono centinaia di metri per rallentare, e anche per virare. Ovviamente la suddetta nave si platta contro l’everest, ma grazie a quei 3 secondi di motori indietro tutta, l’impatto non la affonda. Ovviamente la velocità di virata è la stessa di un piccolo motoscafo. Superfinale: un mese dopo tutti sul ponte a prendere il sole.

 

Il film si conclude, e si torna a casa con quel gioioso senso di perdita di tempo e soldi per una vaccata indicibile. Ma d’altronde Emmerich ci ha abituato a queste cose. Al solito, potrebbe andar epeggio: potreste ritrovarvi a guardare il polpettone natalizio dei Vanzina. Non molto, ma un pochino peggio potrebbe andare.

Pubblicato il dicembre 24, 2009 su Film. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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