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[Amarcord] 4/5/2007 Un ponte per Terabithia

Un bellissimo film… uno dei più belli che abbia mai visto…

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Pubblicità sentita alla radio… Andiamo a vederlo. Prevenire è meglio che curare, dicono, per cui io parto prevenuto. Mi aspetto la solita storia fantasy. Mi trovo tutt’altro.
Ma partiamo dall’inizio: lui disegna, è molto bravo. Lei scrive, è molto brava. Hanno 11 anni, più o meno. Entrambi corrono, e pure veloci. Entrambi non hanno amici. Si trovano a vivere accanto. E poi comincia la storia. E’ una storia di magia, di fantasia, di realtà, di piccole paure, di grandi dolori. E’ la storia di un mondo normale. E’ la storia di due ragazzi soli che scoprono inseme un nuovo mondo, magico, meraviglioso, dove l’esercito dei buoni è composto di libellule, mentre i cattivi sono scoiattoli mostruosi ed uccellacci spaventosi. E’ la storia di Terabithia. E’ la storia di due ragazzi. Come si entra a Terabithia? No. Non con un armadio, non grazie ad un potente mago, non con un libro. No, nemmeno con un ponte. Con una corda. E così all’improvviso, uno squallido pezzo di bosco diventa un regno fantastico. Un regno di caccia ai troll, un regno dove si combatte l’Oscuro Signore del Male (si, così. Non ha un nome. A cosa servirebbe?), un regno dove si può per un attimo andare in un altro mondo, vivere una grande avventura, tornare a scuola, e viverne una ancora più grande, perchè vera. Un mondo dove si possono affrontare le proprie paure, per poterle poi affrontare nella vita reale. Benvenuti signori, benvenuti a Terabithia. Benvenuti nella casa sull’albero. Benvenuti in una storia normale. Benvenuti nella gioia di un’amicizia, e nelle lacrime di una perdita. Lo confesso, stavo quasi per piangere. Un ponte per Terabithia tocca qualcosa nel cuore. Tocca il bambino che c’è sempre. Eran pupazzi, erano barbi, era il “Facciamo che…”
“Facciamo che noi eravamo i pirati buoni e dovevamo liberare le principessa…”
Facciamo che c’era un posto che si chiama Terabithia. Facciamo che Lui era il Re e lei la Regina. Facciamo che le pigne diventano granate. Facciamo che torniamo bambini.
“Chiudi gli occhi, e tieni bene aperta la mente…”
Benvenuti a Terabithia.
Nulla ci schiaccerà!

[Amarcord] 1/7/2007 Eragon – Il Film: storia di un libro annunciato.

Un libro passabile, un pessimo film…
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Ok… Poche ciancie: stasera cosa fare, ho il Tuccio in casa, e sento Dea Botte. L’idea è di andare a vedere Eragon… Il libro non è male. Si legge bene, scorre tranquillo. E’ scritto da un 15enne, e si vede, ma nel complesso si legge bene. Per cui tutti a vedere il film. Avevo ricevuto voci contrastanti in proposito, ma ho pensato che ne potesse valere la pena… Sarà stato così? Scopriamolo.
NOTA BENE: Sto per cominciare la recensione del film. Se qualcuno non l’ha visto e non si vuole perdere la sorpresa, non legga. Siete avvisati.
Entriamo nel cinema. Ci sediamo. Sono in una buona posizione, non ottima, ma buona. Comincia il film. E subito si nota una strana discrepanza: la voce narrante parla di una “guerra sanguinosa” fra i cavalieri dei draghi. Chissà se hanno letto bene il libro, perchè in questo non c’è traccia di questa fantomatica guerra. Ma si sa… That’s Hollywood. Bene. Dopo questo piccolo svarione, si comincia in verità bene. La scena dell’assalto all’elfa è resa molto bene. Piace, è dinamica. E poi c’è Aria che è un pezzo di ragazza che non lascia indifferenti…
Dopo le cose iniziano ad andare piuttosto male. Compare Brom, che dovrebbe essere un mentore, mentre sembra solo un povero pazzo. Nel frattempo assistiamo all’evoluzione di Eragon Skywalker. Si, perchè decisamente ha parentele con Luke. Quando il cugino di Eragon parte, lui si siede su una roccia a guardare le montagne, triste per la separazione. Dice, e dove sarebbe la parentela con Luke? Semplice, nei vestiti. Appena l’ho visto ho detto: “Cazzo, maè vestito come uno Jedi!”
Il bello è che più avanti Eragon indosserà anche il tipico saio con cappucico dei cavalieri Jedi. Passiamo oltre: Brom dovrebbe addestrare Eragon all’uso della spada ed insegnargli le parole dell’Antica Lingua, in modo da poter padroneggiare la magia. La trasposizione filmica è la seguente: Brom insegna tre parole di numero a Eragon per insegnargli la magia, e per il combattimento lo addestra prendendolo per i fondelli durante un combattimento nel quale lo umilia pure saccagnandolo di legnate. Tutto qui. Due giorni dopo, Eragon è capace di combattere come un soldato esperto, e tira incantesimi come se fosse Merlino. Ma, dice, dove hai lasciato il drago? Beh, il drago è fatto piuttosto bene. Graficamente, intendo. A livello di doppiaggio, hanno preso una giornalista con un accento milanese così spiccato che mi faceva venire le convulsioni. Inoltre una voce del genere che esce da un drago è solo ridicola. L’incontro con Angela, la veggente è quanto di più idiota si possa immaginare: come prima cosa avviene in un villaggio che non c’entra niente. Ma su questo potremmo sorvolare, visto che i tempi vanno compressi e la veggente è fondamentale nella storia. Mentre nel film è una tizia allucinata, che tira profezie a strappo. Manca il gatto mannaro, che ok, magari non fa nulla di utile, ma faceva folclore. Sorvoliamo sull’arrivo alla valle dei Varden, e soffermiamoci sulla città nascosta dentro una montagna che teoricamente dovrebbe essere così alta da mandare in debito di ossigeno anche Saphira. Scopriamo che è una baraccopoli che nemmeno nei ghetti brasiliani si immaginano, nascosta in una collinetta di si e no 2000 metri (che è una collinetta, perchè una montagna tanto alta da impedire di sorvolarla a dorso di drago dovrebbe andare sugli 8000 o più). Insomma una chiavica. Nemmeno fosse Ankh Morpork. E a questo punto soffermiamoci sulle razze umanoidi: elfi e nani. Gli elfi sono praticamente una via di mezzo fra indiani e deficienti in costume (per tacere degli umani Varden, il cui capo è un nero, e fin qui tutto bene, no ay problema, ma se si veste come un egizio iniziano a partire gli insulti), fa eccezione Aria che anche vestita come una squaw, rimane un pezzo di figliola che sa il cielo dove l’han trovata (mentre a me piacerebbe sapere dove si trova ora, ma questo è un altro discorso). Dicevamo degli elfi… sono fondamentalmente indistinguibili dagli umani, eccettuato quando si vestono per combattere, che sembrano dei deficienti in armatura che si sono scordati i costumi da indios addosso. Dice, ma almeno i nani si riconosceranno, no? Sono nani, porca trottola. Si, si riconoscono tranquilli. Per le barbe. L’altezza trae in inganno… visto che il più basso è più o meno 1,65 se non 1,70… Ovvero quello che sarebbe considerato un tipo molto alto, fra i nani. Vorrei tacere delle armature dei nani… ma siccome sembrano dei deficienti vestiti da tuareg (cioè con un velo – in cotta di maglia! Ma si può? – che gli copre metà del viso), e non si capisce se i deficienti dentro l’armatura sono nani o umani. Tendo a pensare che siano umani, visto che ho notato qualche nano senza elmo. Ma ho pensato fossero nani solo per via della barba… potrei anche sbagliarmi… Infine il combattimento con Durza: stavo per vomitare. Una cosa tragica, oserei dire. Sorvolo.
I miei commenti fuori della sala (mentre altra gente entrava a vederlo):
“Non si può vedere un film così. E non si può sentire. Che merda di film. Fa cagare”
E così via. La soddisfazione di vedere la gente che ci guardava già pentendosi di aver buttato 7 euro è stata consolante. Poi mi sono ripreso pensando ai lobotomizzati che sono andati a vedersi nella sala accanto (si, era un cine multisala) Natale a New York. Ho pensato che in fondo poteva andarmi peggio.
La serata è finita al Pub davanti ad un litro di birra ed una focaccia…
Sono le 3:47… io ho finito. Un potenziale capolavoro rovinato così. Che tristezza.

[Amarcord] 8/26/2006 Giusto perchè sei tu, Irene… :)

Un “breve” test… giusto perchè ne avevo voglia 🙂

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1. Che ore sono?: 9:45
2. Nome che c’è nella tua carta di identità: Jari
3. Nomignolo: Nessuno in particolare. A parte Spank, ma questa è una questione privata fra me e Iaia… 🙂
4. Numero di candele sull’ultima torta: 25
5. Data in cui sei nato: 3 ottobre 1980
6. Data alternativa in cui nascere: perchè? ci sarà pure un motivo se sono nato quel giorno… perchè dovrei complicarmi la vita… mica sono un agente della cia 🙂
7. Altezza: 1,80 e qualcosa… forse anche 1,85… non so, sono anni che non mi misuro…
8. Colore degli occhi?: Marroni…
9. Numero di scarpe: mia madre li chiama valigie… eppure il 47 non è tanto, per me…
10. Occhiali o lentine: mai avuto bisogno…
11. Piercing?: naw… non mi stanno assolutamente bene.
12. Tatuaggi?: no… anche quelli non credo che mi starebbero benissimo…
13. Quanto ti piace il tuo lavoro?: per nulla… anche perchè non è quello per cui sto studiando…
14. Luogo di nascita: Moncalieri, provincia di Torino. All’ombra della Mole, insomma…
15. Residenza attuale: Pisa, all’ombra della torre…
16. Hai già bevuto un cuba libre: si, ma non mi sa di nulla… con un mojito ne possiamo già parlare…
17. Ti sei già ubriacato: e sapeesi come… una legnata apocalittica ad una festa di laurea…
18. Ti sei già innamorato: credevo di si… ma forse no…
19. Hai già amato qualcuno al punto di piangere?: ho pianto per una di cui credevo di essere innamorato, questo si…
20. Hai già avuto incidenti in macchina?: intendi con me DENTRO la macchina? Allora no…
21. Hai le lucine blu e la luce di kit?: senti, le lucine ce le ha un mio amico sulla sua auto. Sorvoliamo, grazie. La lucina modello kit, piuttosto mi sego un mignolo…
22. Sprite o Red Bull?: Sprite, la RB non mi piace.
24. Coca Cola o Pepsi?: Se c’è la pepsi twist mi fa bello, ma di solito coca o chinotto…
25. Lemonsoda o Oransonsoda?: ma tipo un gin lemon, oppure un bel caffè shackerato?
26. Caffè normale o con panna?: se sono alla Casa della Panna con panna, altrimenti caffè nero, amaro e caldo.
27. Coperta o piumone?: piumone, nudo. Oppure pigiama e lenzuolo… La discussione è ancora aperta…
28. Lasciare o essere lasciati?: ma evitare di lasciarsi? No, eh? Vabbè… Lasciare. Ti senti male uguale, però almeno sai qual è il motivo…
29. L’insalata che più ti piace?: rucola. Sulla tagliata. Altrimenti, dalla alla mucca, che poi mi ci faccio una fiorentina.
30. Colore delle calze?: bianche. O nere. Ma di solito bianche.
31. Numero favorito?: che razza di domanda. 42, è ovvio.
32. Perché?: te lo devo proprio spiegare? Douglas Adams si sta rivoltando nella tomba.
33. Animale preferito?: da tenere in casa il gatto. in generale… boh, non saprei, ce ne sono un casinoo troppi…
34. Film preferiti?: eh, un sacco… cito solo episodio 4,5,6 di Star Wars, una parte di episodio 3, I soliti sospetti, un casino di altri.. e The Gamers, ovviamente…
35. Parola d’ordine?: Seee… guarda che la password non te la do.
36. Computer o Play Station?: rigorosamente pc… è difficile scrivere codice c++ con un joypad…
38. Giorno della settimana?: qualunque giorno durante il quale posso dormire e che non vado a lavoro…
39. Canzone preferita attuale?: allora, intendiamoci, non ce ne ho voglia di scriverti la discografia della mia camera…
40. Programma della televisione?: ma piuttosto vado al cinema.. o al limite mi rifugio in superquark. Se anche quello fallisce, cerco un film ad alto contenuto cuturale, tipo Bud Spencer e Terence Hill, o Rambo, o Rocky, o Die Hard, mazzate a iosa e zero sforzo neurale, insomma…
41. Preferisci dare o ricevere?: dare, sempre e comunque.
42. Hai già nuotato nudo?: ed era pure notte…
43. Ristorante preferito?: un bell’agriturismo grezzo, con tanta carne e tanto vino…
44. Fiori preferiti?: la stella alpina…
45. La materia meno interessante?: si chiama Fondamenti di Programmazione. Mi spacco le palle solo a pensare di scriverlo.
46. Bevanda alcolica?: dipende… se andiamo leggeri ci do di birra… se vuoi un digestivo mi porti la grappa, se è per far du’ versi un bel po’ di vino, se sono da fulvio solo cocktail torcibudella…
47. Sport da vedere in TV?: se li trasmettessero biliardo e scacchi. Il calcio solo se gioca l’Inter, sennò il ciclismo che così mi concilia il sonno…
48. Alimento?. io non ho uno stomaco, ho una centrale di smaltimento scorie radioattive. Io ingurgito tutto. Cmq, le lasagne della mamma mia 🙂
49. Frutto preferito?: cocomero alcoolico.
50. Marca di condom preferita?: non me lo ricordo più…
51. Gulliver o Settimo Cielo?: Il Signore degli anelli. Ma non quello di Peter Jackson. Quello di Tolkien.
52. Ristorante o fast-food?: avendo tempo di prendersela comoda e trovandone uno decente, ristorante…
53. Quando sei stato l’ultima volta all’ospedale?: per problemi miei? Per l’appendicite, avevo 8 anni.
54. Di che colore è il tappeto della tua stanza?: il mio tappeto non è di colore, è di valore. E’ la parte statica del mio motore a gatto imburrato.
55. Che nome aveva il tuo pupazzo preferito da bambino?: Sonasegaio… a momenti non mi ricordo nemmeno che ho mangiato ieri per cena… ( Cit Nene: “Colorino…ma quando ero pià piccola ancora c’era Celestino. che fantasia coi nomi, eh???” lo sai vero che è la prima cosa che mi è venuta da pensare? :))
56. Quante volte hai fatto l’esame per la patente?: 273,15 Kelvin da trasformare nell’equivalente Celsius
57. Come ti vedi da qui a 10 anni?: 35enne.
58. Le ultime due e-mail che hai ricevuto?: senti, c’ho 8 caselle di posta… mica pretenderai che vada a spulciarle, ora, eh?
59. Sei già stato condannato per qualche crimine?: non mi pare. credo che me lo ricorderei
60. Qual è il negozio che sceglieresti per spendere tutti i soldi di una carta di credito?: uno solo? Ok, negozio di informatica per comprarmi un po’ di roba che mi serve, poi compro un sacco di roba supergalla da rivendere per comprarmici un casino di libri.
61. Cosa fai di solito quando ti senti giù?: Chiamo i miei amici.
62. Qual è la parola o frase che dici più volte?:  ultimamente sono sul “Ma anche no…”
63. Nome dell’amico che vive più lontano da te?: beh, se la matematica non è un pignone direi che si tratta di Irene… (sembra che lo faccio apposta, ma ti giuro che non è così :P)
64. Cos’è che ti fa più arrabbiare? vedere un amico triste.
65. Qual è la cosa più bella che esiste?: vivere alla grande (è troppo lunga da spiegare… però funziona…)
66. A che ora vai a dormire?: presto… nel senso della mattina presto.
67. La cosa che ami di più?: avere degli amici veri.
68. La cosa che odi di più?: sentirmi impotente
69. La tua città preferita?: niente città. Montagna. Dolomiti. Tramonto. Belle.
70. Hai mai messo incinta una ragazza?: No.
71. Ti sei mai fatto una canna?: yep… ma per quello che mi ha fatto, anche se non me la facevo era uguale…
72. Credi negli Ufo?: beh, il fatto che nel tuo cervello non ci sia vita non deve escludere a priori che nell’universo non ce ne sia… comunque, se ci sono arriveranno, e se sono già arrivati sono stupidi (ha a che fare col fatto che una civiltà in grado di fare viaggi interstellari continui a mandare segnali ambigui e discordandi per mettersi in contatto con noi)
73. Il tuo motto?: don’t worry, be happy…
74. Il posto più bello per passare una vacanza?: guarda, mi manca qualche centinaio di nazioni da visitare, poi te lo dico…
75. Tre cose che guardi fisicamente in una ragazza?:  se la incrocio occasionalmente tette, culo e faccia, altrimenti se la devo conoscere un po’ di più sorriso, occhi e sporgenze(tette&culo), non necessariamente in questo ordine.
76. Il tuo film preferito?: minchia… lo sai che mi sto triturando le palle?
77. Il tuo album preferito?: L’indimenticabile album delle figurine panini.
78. La tua canzone preferita?: per caso fai Alzheimer di cognome?
79. Il tuo colore preferito: Nero
80. Che ore sono?: 10:46, ‘ccidenti a te…

[Amarcord] 7/20/2006 Talkin’ about the…

Pensieri a ruota libera…

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Parlare di, a proposito di… di cosa? Tente cose, tanti pensieri, mi salgono su per la testa, stanotte… Da dove arrivano? Da lontano, da una stella che mi guarda e mi manda un sorriso, dal profondo dello stomaco, o del cuore, dagli occhi che guardano, osservano, ricordano. E tutto arriva in questi pochi centimetri cubi che sono la mia testa, il mio cervello. Grande, troppo grande, dicono gli scienziati. Non abbastanza, dico io. Non abbastanza per comprendere, capire, tutto quello che ci sta intorno, a volte anche le cose più banali. Meraviglioso, il cervello. Memorizza tutto. Qualcosa lo rimuove, qualcosa gli arriva e lo scarta subito. Ognuno di noi è un po’ Hercule Poirot, ognuno di noi usa le sue cellule grigie. Le usa, tanto, e a volte anche bene. Non sempre, però. A volte è così facile sbagliare. E’ cosi facile illudersi. A volte è semplice chiudere gli occhi, il cuore la mente. Ci sono cose che sai già, ma quella parte di cervello che si chiama cuore fa sempre capolino a dire: “Magari ti sbagli…”
Brutto bastardo. Brutto bastardo di un cuore, maledetto fabbro di speranze, passioni, amori, auguri, maledetto martellatore della coscienza, maledetto, maledetto, bruciante, martellante, impetuoso cuore. Maledizione. Grandissimo bastardo, come si fa a non volerti. A non volerti ascoltare, a volersi chiudere ai tuoi sussurri. Bastardo. Bastardissimo cuore, che alimenti le speranze della gente, che cerchi di deviare dall’evidenza, anche se in fondo lo sai che è così. E poi, dopo tutto questo, te ne esci, te ne esci con la vita, che scoppia con te, enorme, meravigliosa, sorridente. Te ne vieni fuori con quello che veramente vogliamo, al di là di tutto quello che crediamo di volere. A seguire quel brutto bastardo c’è solo da guadagnarci. Seguendo non il suo sorriso superficiale, non la tempesta che sa provocare, ma scendendo più giù, nell’abisso, al di sotto. Dove c’è quello che davvero vogliamo. Non è facile trovarlo. Non è facile entrare in quella fucina, in quella dannata e meravigliosa fucina, senza fermarsi a guardarlo costruire passioni ed emozioni. Non è facile convincersi che quelle sono già raffinate, messe lì perchè sono lì. Non è facile andare in cerca della botola nascosta, che rivela le scale, al fondo delle quali c’è il vero cuore, che estrae dal profondo dell’anima i tuoi veri desideri, lontano dal clamore della forgia di passioni che c’è di sopra. Non è facile, è dura, davvero dura, specie se non si ha una guida. Ma ci si può riuscire. E lui è lì, che estrae, ha già estratto ciò che veramente ti serve, ciò che veramente è te stesso. E ti aspetta, sorridente, seduto in poltrona, con un bicchiere di vino, un buon libro ed un fuoco nel caminetto, che scalda. E’ lì, che aspetta che tu guardi dentro di te, in profondità, è lì che aspetta te, e ti accoglie con quel sorriso, quel sorriso che sai che è lì per te, che ti dice che sei arrivato dove volevi. E allora ti attacchi a lui, segui il tuo cuore, quello vero, quello sotto. E inviti lui a seguirti lassù nella fucina, piano piano, un po’ al giorno, per alimentare il fuoco della forgia con i tuoi veri desideri. E alla fine sei arrivato, il cuore, quello che batte le emozioni, il fabbro, e accanto a lui quello che alimenta il fuoco con la legna adatta. E ci sei.
E ci sei, e vedi. Vedi i tuoi amici, e vedi che ci sono. Ci sono ora, ci saranno sempre. Ogni volta che ne avrai bisogno. Perchè lo sai che non ti abbandonano mai. Anche quando ti senti come se stessi scavando sotto il fondo, ci sono. Devi solo chiedere aiuto, e loro ti tirano su. Ti prendono, a qualunque profondità, e ti riportano in cima. Là dove si respira aria buona, là dove c’è il vento che accarezza i tuoi capelli, il sole che bacia il tuo viso, la roccia sotto i tuoi piedi che ti fa sentire solido. C’è tutto questo nel loro sorriso, nella loro mano tesa. Nella loro vita. Nella tua. Nella vostra.
Scrivere così mi fa sentire un po’ Peguy. Grande autore. Poco conosciuto, ma un grande autore. Ridondante come un circuito di protezione, ma è uno stile che mi si adatta. E’ lo stile dei miei pensieri. Che girano, girano in tondo, a volte senza mai fermarsi, a volte rimanendo fermi per una eternità. Ridondante. Ma non è l’unico stile, dentro questo stile, ci metto anche gli ossimori, ascoltare un colore, vedere un suono, asciugarsicol mare, scottarsi col ghiaccio. Ridere di tristezza, piangere di gioia. Un ossimoro per ogni cosa, e a volte non c’è bisogno di trucchetti letterari. Perchè i miei pensieri sono così: ossimori coerenti, ordinatamente caotici, razionalmente emotivi. I miei pensieri sono un uovo cosmico, sono una singolarità spaziotemporale, sono un ammasso superdenso adimensionale. Grandi come le montagne, piccoli come l’uomo che sono.
Bevo un sorso d’acqua, mi rollo una sigaretta, continuo a scrivere. Davanti a me un monitor, un piccolo spazio nel quale lanciar ei miei pensieri. Un piccolo spazio per scrivere, per dire chi sono, per dire come sono fatto. A ruota libera. Libera associazione, senza sapere qual è la prossima parola che scriverò, senza una meta precisa, girando intorno al mio mondo, ai miei pensieri, tutto quello che penso passa sulle mie dita, sulle mie mani, che usano la tastiera per esprimersi. L’uomo manipola l’universo con le mani, le mani sono ciò che costruisce il mondo. Le mani cercano, scoprono, osservano, sentono. Ancora, avanti, senza una meta, o senza vedere la fine del discorso. Avanti a scrivere fino a che non hai più nulla da dire, o forse finchè non vuoi dire più nulla. In fondo cosa c’è da dire? Lo spazio è poco, per quanto grande, è poco per comprendere tutto quello che vorrei, potrei dire. E allora chiudo qui in dissolvenza, mentre le parole, come una musica, arrivano fino alla fine, nell’ultimo spasmo trionfale della melodia delle parole. Avanti, in dissolvenza, cercando qualcosa da scrivere e sapendo che non può andare avanti in eterno, rendersi conto che tutto il resto può aspettare, con calma, non c’è fretta, in attesa della prossima melodia…

[Amarcord] 14/07/2006 There are things…

Una nuova amicizia.

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Ci sono cose che fanno pensare. Ci sono cose, cose che fanno sognare. Ci sono cose che fanno piangere. Che fanno ridere, sorridere. Ci sono cose… Ci sono cose come il fare un viaggio per andare a conoscere gente che non si e’ mai vista. Ci sono cose come il parlare, quasi per caso, con una persona fino alle 3 di notte. Ci sono cose come un tavolo che si muove, una tenda in cui dormire, un sorriso da guardare, una risata da provocare. Ci sono tutte queste cose, e tante altre. Ci sono idee che covi per giorni, perche’ hai una mezza idea di scrivere qualcosa, ma ti manca il tempo, e poi come cominciare? Ci sono queste cose. E ce ne sono altre. C’e’ un esame appena passato, una traduzione non mandata, il lavoro da fare, la voglia di tornare a casa, la voglia di andarsene via… di passare un po’ di tempo lontano da tutto, da tutti.

Ci sono cose come le montagne, belle, maestose. Immobili. Eterne. Le hai mai guardate? Non viste, guardate. Sono belle, meravigliose, vero? Qualcosa di grande, qualcosa che l’uomo non potra’ mai eguagliare… Eppure… Eppure, io, tu, noi che guardiamo queste montagne, le dolomiti rosse nel tramonto, le alte cime innevate, noi che le guardiamo siamo molto piu’ di quelle. E non perche’ quelle sono rocce. Ma perche’ sono li’ in modo che noi possiamo guardarle, ammirarne la bellezza, la luce, la sensazione che si ha solo in montagna, solo dopo aver camminato, solo dopo essere saliti lassu’. Sei sul tetto del mondo, ovunque tu sia. Non serve l’Himalaya, basta solo la tua fantasia, bastano gli occhi di un bambino, basta guardare le cose come se fossi un bambino… e ti meravigli di fronte alla bellezza delle montagne. Ci sono cose cosi’, sapete? Ci sono cose cosi’ anche piu’ giu’, anche in riva al mare. Anche in una persona con cui ti metti a parlare quasi per caso… Pero’… pero’ e’ notte fonda… e la notte e’ il momento in cui vengono fuori i sussurri, le stelle, la luna… C’era la luna, qualche giorno fa, mentre uscivo da lavoro… una luna piena, bella, gialla… stupenda… E sai cosa? Chissa come mai ci ho visto sopra la tua faccia mentre ridi… Forse perche’ mi sei rimasta impressa… Forse perche’ c’e’ chi a Cesenatico si e’ perso un’alba, mentre io mi sono guadagnato una chiacchierata… e non solo… ho trovato una persona speciale. Non che quei ragazzi non lo siano, lo sono tutti, dal primo all’ultimo: Luca  che mi ha ospitato in tenda, Nicholas accanto a noi, con la sua tenda single, Martina che ha viaggiato con me, Martino con l’allegra tenda casa e la sua avventura, Sergio e la sua simpatia, Lorenzo e la sua lieve follia, Erica e le sue esclusive, Davide che non ha voluto presentarsi, Anto con il suo sorriso e i suoi massaggi non fatti… Tutte persone eccezionali, sono contento di averle conosciute… E poi ci sarebbe Irene… Ma che dire? Che ci ho parlato tutta la notte o quasi? Che mi sono divertito un sacco al tavolo con lei? Che ogni momento era rallegrato dalle sue risate? Si, potrei dire tutto questo… Ed un sacco di altre cose… Ma ci sono cose… Ci sono cose che non si possono dire. Cose che sa chi c’era… cose che si possono solo provare. E ci sono cose che vengono fraintese, per cui, se state pensando male, fate pure. Non saro’ certo io a dirvi cosa succede davvero. Chiedetemelo. Si tratta solo del fatto che ci sono cose come il fatto che si sta bene con una persona… e basta. Ci sono cose non dette, cose non fatte, cose che si rimpiangono, che rimangono in sospeso. Ci sono cose… Tante cose… Che a dirle non basta il mondo, non basta l’universo. Ci sono cose per le quali esser felici. Ci sono cose. E ci sono persone. Grazie a tutti. Vi voglio bene…

[Amarcord] 06/06/2006 B16: Se non ci riesce lui…

Una giornata a Roma…

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Bella storia: sabato 3 giugno sveglia alle 4, che alle 5 si parte… per cui, perche’ andare a dormire?

Giustamente sono rimasto sveglio. Alle 5 eravamo tutti li’ pronti a prendere il pullman che ci avrebbe portato a Roma per andare a incontrare il papa. Mentre si cazzeggia aspettando i ritardatari, non mi vedo arrivare il Pes? Cazzo, che storia! Grandissimo! Arriviamo a Roma, ovviamente sul pullman mi disintegro dormendo, la schiena mi insulta in tutte le lingue, ma non importa. Scendiamo dal pullman, e io e il Pes ci mettiamo vicini, incollandoci a nostra volta a qualcuno che sa la strada per arrivare in piazza san Pietro. Tecnica nota anche come "Algoritmo della pecora"… 🙂

Bella li’, arriviamo in piazza. C’e’ gia’ un casino troppo di gente. Bom, ci piazziamo in piazza, giusto? Giusto. Cominciamo a mangiare perche’ e’ mezzogiorno e mezzo, giusto? Giusto. Aspettiamo rilassati il papa, giusto? Sbagliato. Il servizio d’ordine viene a comunicare che l’ingresso in piazza e’ alle 14.30. Porco schifo. Sgomberiamo (a onor dei ragazzi del servizio d’ordine, c’e’ da ammettere che la piazza e’ stata sgomberata in appena 45 minuti, e contando che era piena mi pare un ottimo tempo), e ci rimettiamo in fila. Nel frattempo perdiamo un pezzo di gruppo durante l’uscita, ed un altro mentre ci sistemiamo per la fila. Beh, pazienza, siamo dal papa, mica pizza e fichi… E in fondo e’ un piccolo scotto da pagare, rispetto al guadagno: Aperta la piazza, riusciamo a raggiungere la ringhiera, praticamente siamo messi con vista su strada, e papa Benedetto XVI, per gli amici B16, ci passera’ davanti… Fico. Bom, passiamo il tempo cazzeggiando, ascoltando canti, vedendo gente scavalcare per andare dall’altra parte della strada… Fotografo le guardie svizzere, nel frattempo io e il Pes cerchiamo i Quattro Mori, ovvero la bandiera sarda, perche’ ci deve essere. La vediamo infatti in  lontananza. All’improvviso pero’, spunta la suora da combattimento: tira su una bandiera praticamente davanti a noi. E sono i 4 Mori. Parte spontaneo un "Aio’!" che sfonda svariati timpani. Nel frattempo messaggio con Iaia. Non e’ potuta venire, mi spiace un casino, perche’ e’ un po’ triste per sta cosa. Per cui le prometto che le saluto il papa… 🙂

Comincia la liturgia (nota bene: la suora continua a mantenere su la bandiera per tutto il tempo, la abbassa solo durante l’omelia di B16), e dopo un po’ di filmati amarcord nei quali vengono fatti vedere i discorsi dei fondatori dei vari movimenti a GP2 (cioe’ il nostro amico Karoll :)), arriva B16. Lo attendiamo al varco. Siamo li’ aggrappati alla ringhiera. Lui passa. Foto al volo col cellulare. Poi mantengo la promessa… Gli urlo "Ti saluta Caterina!". Spero che lo abbia sentito. E poi i saluti dei capi dei movimenti. E poi parla B16, di tutto. E noi riceviamo la possibilita’ di avere l’indulgenza plenaria. Cazzo, e’ il momento per confessarsi. E’ tantissimo che non lo faccio. Anche il Pes. E tutti e due ci dobbiamo levare un gran peso dal cuore. Il Pes da diversi anni, io da qualche settimana. Ma un peso e’ un peso. Alla fine sono sempre cose difficili da dire, anche ad un prete. anche se ti sta confessando. Ma come ha detto il Pes: "Se non ce la fa B16, nessuno su questa terra ce la fa". Per cui ci fidiamo. Usciamo da piazza S.Pietro alle 21 e rotte. Arriviamo al pullman non si sa come. Partiamo alle 22.30, forse alle 23. Mi cappotto sui sedili in fondo. Alle 3.30 arrivo a casa. Poi la mattina, domenica, vado a confessarmi. Il Pes si confessa nel pomeriggio. Ragazzi, davvero, se non ce la fa B16, non ce la fa nessun altro. Vivo, intendo.

Conclusioni? Beh, che dire… ho scoperto la grandezza di una persona come il Pes, che gia’ stimavo e che ora stimo ancora di piu’, non tanto perche’ sia venuto dal papa, quanto perche’ finalmente ha preso il coraggio in mano e ha confessato un peccato vecchissimo. E ci vuole un gran coraggio per farlo. Ho visto da vicino B16, e sono contento. Mette un nonsocche’ dentro che non si sa. Bello. E poi l’ho salutato da parte di Iaia. E in tutto cio’ ho scoperto che Giovanni Paolo II aveva ragione su tutta la linea: quando mori’ ho pianto come un bambino, gli ho voluto bene perche’ era il nostro papa, un uomo, un ragazzo. Era il papa di noi ragazzi, ma anche di tutti. E scopro che ci ha insegnato a voler bene davvero: B16 e’ un papa a cui voler bene. Come GP2… Lo stesso cammino, la stessa storia. Lo stesso affetto che ha lui per noi e noi per lui…

[Amarcord] 15/05/2006 Fly away, high away…

Il volo del cuore e della mente…

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Parlavo, anzi chattavo su msn, e si parlava del volo… di come a volte si ha la sensazione di volare… Magari ascoltando la musica, chiudendo gli occhi, e sentendo un leggero venticello che ti accarezza, che ti sembra quasi di farcela… Oppure come me, in montagna, quando sei lassù in cima, che c’è quell’aria buona, che ne senti il sapore, che quasi non hai bisogno di chiudere gli occhi… perchè quelle montagne sono lì per essere guardate… e sei in cima al mondo… tempo fa lessi un libro, Mister Vertigo, parla di un ragazzo a cui viene insegnato a levitare, dal suo maestro… Questo ragazzo viene sottoposto ad un addestramento terribile, tipo stare seppellito sottoterra per qualche giorno, tagliarsi la falange del mignolo, robe del genere. Poi una volta che ci è riuscito, scopre di non poter più fare quello che ha così duramente imparato: ogni volta che si mette a levitare, appena sceso a terra soffre di dolori terribili alla testa… In fondo, alla fine del libro, il ragazzo (che racconta tutta la storia in prima persona) dice qualcosa del genere: "In fondo, penso che non ci sia bisogno di tutta la fatica che ho fatto. Ci potete riuscire anche voi. La sera, quando siete soli, provate a chiudere gli occhi, nel vostro letto, ed immaginate di essere più leggeri dell’aria, e di sollevarvi dal letto… ecco così."

Volare, volare in alto, dove si respira l’aria buona, volare dove per un po’ tutto sembra così piccolo, che ti scivola addosso come l’aria che ti accarezza. Curioso. Riprendo questo post dopo un po’ di giorni, a volte capita, non avevo il tempo di finirlo. Ed ho appena finito di scrivere un commento sul blog di Alba… Una riga sola, un desiderio, una richiesta di aiuto: "I need to fly"… Ho bisogno di volare. Di sentire l’aria che mi sferza, di guardare tutto da lontano, da un’altra prospettiva, di abbandonare per un po’ la terra e volare nel cielo, perdermi nell’azzurro immenso che e’ lassu’. Capita anche a me. Di volere volare. Di voler essere lotano da tutto e tutti per un po’. In montagna. Li’ si che puoi sentire l’aria che ti accarezza, e se chiudi gli occhi e senti lo stridio degli uccelli ti sembra quasi di volteggiare con loro. Sdraiarsi, ascoltare la musica, chiudere gli occhi. Volare con la fantasia, e tornare a terra col sorriso. A volte capita. Mai troppo spesso, anzi, a di solito troppo di rado… Ma funziona: mi rilassa, mi fa sorridere, mi fa sognare. I sogni, come diceva Azogar, sono necessari, perche’ sognare e’ bello, perche’ sognare e’ ritrovare il bambino che e’ in noi, perche’ sognare e’ un ricordo che e’ la tua vita. Sognare perche’ ci sono gli incubi, e’ vero, ma ci sono anche i sogni, quelli che vuoi portare sempre con te, quelli che vorresti non finissero mai… Buoni sogni a tutti, ragazzi… Una spruzzata di polvere di stelle prima di addormentarvi con il cielo come coperta… Perche’ la polvere di stelle e’ la materia di cui sono fatti i sogni… E perche’ con la polvere di stelle a volte, si riesce anche a volare… Fly away… High away…

[Amarcord] 25/03/2006 I just call, to say…

Una telefonata, tanti amici.

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"Pronto?"

"Buonasera! Allora, com’è andato il seminario?"

Così è cominciata la giornata… no, andiamo un pò indietro: la giornata è cominciata molto prima. Mi sveglio alle 9 di mattina… porco giuda, se è tardi… dovrei essere a lezione, ocmincia ora… fortunatamente la prof ritarda sempre un dieci minuti… non che bastino, ma meglio che un calcio nei denti… bon, poco male. Faccio in un lampo come al solito, arrivo in facoltà con un ritardo abominevole. Mezz’ora… niente, direte voi, ma in mezz’ora si posso spiegare tante cose… o così dice la prof.. fatto sta che seguo lezione, poi al volo ad ingegneria, a studiare, poi all’ora di pranzo a festeggiare un compleanno, matchino veloce a tresette, poi di nuovo a studiare un’oretta. Francesca aveva il seminario, stamane… ma cazzo, mi sono dimenticato di chiamarla. Ne approfitto ora… mentre vado a lavoro… Due chiacchiere, anche di più, un dieci-venti minuti di telefonate…

I just call…

"Ma stasera ci vieni all’incontro?"

Eh, a saperlo.. e poi smonto alle 22 da lavoro, lì comincia alle 21.30…

"Vabbè, ma magari ce la fai a beccarti un pezzo, così ci si vede un pò, che non ci vediamo mai, sennò…"

E come fai a dire di no? E’ così che gli amici mi prendono: come dire di no? In fondo, come fai a dire che non vai di fronte ad una tua amica che ti conosce poco, pochissimo forse fra i tuoi amici è quella che ti conosce meno, e che alla prospettiva di non vederti nemmeno quella sera, senti che si inserisce una piccola, impercettibile nota di… no, non delusione, ma di dispiacere… di puro dispiacere per non vederti, sai che potresti anche essere lì per quello che ti riguarda, sai esattamente come dal sorriso è passata ad un piccolo broncio. Ma porco mondo, perchè gli amici devono farmi questo effetto? Perchè voglio bene ai miei amici, dal primo all’ultimo, e i più grandi amici sono a volte i più impensati… e così mi son deciso… sono arrivato sul posto che eran le 22.30 passate, incontro quasi finito… beh, sorpresa, ci trovo la Fra in fondo, e mi siedo lì vicino… ce la ridiamo… un paio di battute, un ascolto serio del discorso… poi l’incontro finisce… usciamo dalla sala e rimaniamo a chiacchierare fuori, con tutti e con nessuno… c’è anche Iaia… beh, ovvio, non ha molto tempo, ma deve preparare un incontro con l’Aermacchi, mi pare che sia più che giustificata… comunque, con Francesca non si parla molto, giusto due o tre parole, un paio di sorrisi, e lei va via, ovviamente, poveraccia, è stanca morta, proprio a livello fisico… in fondo non c’è niente di stressante come parlare di fronte a tanta gente… dettagli… esco, due chiacchiere con Matteo mentre lo accompagno per un pezzo, ma prima, passo accanto a Iaia, e lei mi dà uno scappellotto, poi mi abbraccia dandomi un bacio e mi sussurra "Ti voglio bene"… Mondo disco, ragazzi. E tutto scatenato da un sorriso che si è spento, e che non ho nemmeno visto… Vedere Francesca, anche se per un paio di minuti, scambiare un sorriso di intesa con Iaia, che dice tutto, dice tutto a noi che sappiamo cosa vuol dire, un sorriso che è sette anni di amicizia, litigi, sorrisi, abbracci, lacrime, risate, sorprese, scoprire di nuovo tutto questo è bello…

Ed allora… beh, si insomma… i ringraziamenti di rito, perchè ogni volta, i miei amici vanno ringraziati, come potrei non farlo… ripetitivo? Si, può darsi… ma qui detto leggeio, per cui ringrazierò a non finire tutti quelli che mi va, e tutte le volte che voglio…

Grazie Francesca, perchè senza quella telefonata, enza quel sorriso che si è spento al telefono e che ho sentito spegnersi, e senza la voglia che avevi di vedermi, non avrei mai passato una serata fantastica. Grazie perchè sei sempre allegra, contagiosamente allegra.. E grazie perchè ti scordi sempre di mandarmi la sceneggiatura della tua Alice, perchè così te lo posso ricordare…

Grazie Iaia, perchè ogni sorriso è un regalo, ogni abbraccio è la nostra amicizia, dall’inizio fino ad ora, fino a domani, fino a sempre, grazie perchè non mi molli mai, grazie perchè trovi sempre anche solo 5 secondi per me, grazie perchè mi vuoi bene nonostante tutto, grazie perchè non mi sono mai vergognato di aver pianto davanti a te…

[Giuro che a scrivere questo paragrafo stavo per piangere di nuovo… grazie, Iaia, perchè mi regali un’amicizia meravigliosa…]

Grazie Matteo, presidente e amico, che deve fare un sacco di cose, eppure c’è sempre.

I just call…

Mi basta una chiamata, e sono di nuovo fra amici…

I just call, to say…

To say…

Thanks to all my friends…

[Amarcord] 21/03/2006 Make sth out of ourselves…

Diventare grandi grazie agli amici…

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…e diventare macchine senza accorgercene… bella, questa, mi e’ piaciuta. Giuro.

E forse del vero c’e’. Forse.

No, non ci credo. Nessuno diventa macchina, consapevolmente o meno. O forse hai ragione, e’ la primavera che rianima la mente, il cuore, il pensiero, il respiro. A primavera fioriscono le piante, esplodono i colori. Una lieve brezza di primavera, che ti tocca, magari l’hai solo immaginata, ma e’ li’ che fa uscire tutto, alla fine.

Ma no, nemmeno questo. Almeno, non del tutto.

Cos’e’ che vuole uscire da me? Quello che sono, quello che penso… "Tu vali piu’ delle tue azioni! Non sei determinato da esse!" me lo disse tempo fa una mia amica. Buffo, a pensarci. Non sono le azioni che determinano il tuo essere. Tu sei di piu’ di quel che fai. A volte ti sforzi, magari, di fare "la cosa giusta". Peccato, davvero peccato che la cosa giusta non ci sia. Ci sei solo tu, ed il tuo cuore, che ti chiede solo di essere seguito. Questa e’ l’unica cosa giusta da fare. Se e’ difficile? E’ difficile come abbattere un muro con la sola forza di volonta’, altroche’. Difficile come prendere decisioni importanti per la tua vita. Ma d’altronde, il cuore non ti chiede, non si chiede mai, cosa fara’ dopo. Il cuore decide di fare, poi tu ti siedi e freni quell’impeto che ti porterebbe a fare quello che ti dice e subito. Perche’ magari a volte e’ solo l’impulso del momento. Maledizione. E’ brutto quando ti accorgi che era un fuoco di paglia, quando ti senti preso in giro, quando l’unica cosa che ti rimane e’ solo… niente. Alla fine niente… E’ la cosa che brucia di piu’. Che non ti e’ rimasto niente, ed anzi, hai perso qualcosa…

…qualcosa nello spazio, nel tempo, nello spazio-tempo. Strana parola, vero? Uno dei concetti piu’ abusati in fantascienza. Eppure, continua ad esercitare un fascino strano, adoro barcamenarmi, lambiccarmi il cervello fra le infinite possibilita’ che puo’ provocare un paradosso temporale. Solo che a volte ti capita… nello spazio-tempo gli amici ci sono sempre. O meglio, ce ne sono sempre. A volte qualcuno va via. E non ritorna. Odio perdere un amico. Non l’ho mai sopportato. Ma per fortuna ci sono sempre quelli che rimangono. Non riesco a non sorridere se penso ai miei amici, non riesco a non parlarne. Magari sono di fuori io, magari non sono normale… ma come si fa a non sorridere, a non essere contenti, di avere degli amici cosi’?

bah… a volte mi chiedo come mi vengano fuori queste cose… Ma ragazzi, ogni vostro sorriso e’ un dono prezioso, e lo conservo nel posto piu’ accogliente che ho: il mio cuore… e’ tutto vostro…

Ci vediamo nello spazio-tempo, ragazzi… Qui Alcadia, nave pirata dello spazio e del cuore, passo e chiudo. 🙂

[Amarcord] 15/03/2006 Freestyle

Parole in libertà, parole di liberazione.

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Stile libero… pensieri in giro per la mia testa, per quel sottovuoto spinto che ho al posto del cervello… gira tutto in testa… persone, parole, gesti, idee, emozioni, episodi della tua vita, che se ne vanno, tornano, rimangono… e ti ritrovi qui, la sera, a scrivere parole, pixel di pensieri, che viaggiano su quel filo ad alta velocità per raggiungere un server chissà dove, e pensieri che viaggiano, ancora più veloci, nella testa, senza connessione, eppure tutti lì, uniti… E vorresti scriver eun milione di cose, vorresti parlare delle persone cui vuoi bene, che significano tanto per te… e che hanno significato tanto. In passato, tempo fa. Ogni giorno un secolo, uno stillicidio del cuore. Una lacrima di sangue scende per ogni amico perso, qui nel mio cuore. Li ho persi, a volte per colpa mia, a volte perchè abbiam semplicemente smesso di vederci… Succede, si smette, ad un certo punto, senza un motivo apparente, ed hai il rimpianto di non aver fatto, di non aver detto, tante cose.

Altre volte è stata colpa mia… parole non pronunciate, o pronunciate quando non dovevo, che non avrei mai dovuto dire. Pensieri non detti. Pensieri non pensati. Parole che volano, e fanno male. Pensieri che restano, e ti perforano il cuore e lo stomaco. E azioni. Soprattutto le azioni. Che non vorresti aver mai fatto, che ti rendi conto che non ne è valsa la pena. Eppure le hai fatte.

Ancora, è successo che non vedessi la sincerità negli altri… parole dette a metà, frasi che alludono senza spiegare, modi di fare ambigui. E non ci vedevo più. Mi capita ancora, con le persone che mi circondano… non so, quasi come se si avesse paura di offendere. E siccome loro magari non ti han mai detto nulla, con che faccia gli vai a dire quel che non ti va giù? E’ un circolo vizioso. L’altra sera ero talmente giù che dovevo mandare un messaggio a qualcuno… E quel qualcuno mi ha fatto sorridere. Diceva che le dispiaceva che non mi fosse venuto un pensiero più allegro di lei per tirarmi su… Scherzava, certo… perchè cosa c’è di più allegro di un amico… o di un’amica… che ti fanno tornare il sorriso, che magari non si sentono speciali, che non sanno neppure di esserlo, ma che per il solo fatto di esserci, e di regalarti un sorriso, sono le persone più speciali che possa avere accanto? A volte mi chiedo se se ne rendano conto, sul serio. Ragazzi, amici miei, siete speciali. Siete speciali perchè ognuno di voi, a modo suo, mi vuole bene… Basta… non riesco più a scrivere… ho gli occhi lucidi. Sono mesi che non piango. E di certo non piango per aver scritto due parole di troppo… o forse si… a volte è dura. Stringi i denti, non sbatti gli occhi, per cercare di evitare di farle scendere… poche persone mi hanno visto piangere…

Peppe, quella volta in appartamento.

Moira, pochi giorni dopo.

Andrea, un paio di anni più avanti.

Iaia, pochi mesi fa.

Le uniche volte che ne è valsa davvero la pena, di piangere, è stato le prime due volte. L’ultima volta è stata la prima che Iaia mi ha visto piangere. Sono contento. Non c’è niente di più umano, di più bello, che piangere davanti ad un amico, ad una persona che ti vuole bene e a cui vuoi bene…

Beh, certo… ci sarebbe quella questioncina di qualche anno addietro… Un discorso con me seduto sulla statua del parco di S.Caterina, ed un’altra persona che mi faceva un discorso, se l’era preparato, se l’era scritto, per dirmi di no… Te lo ricordi, vero? So che leggerai. E so che te lo ricordi. E non pensare mai, nemmeno per un momento, che mi sia sentito preso in giro. Mi hai fatto,  quella volta, una tenerezza immensa… mi volevi dire di no senza ferirmi… grazie. Grazie, perchè sei stata carinissima. E sincera, sempre. Non ti ci ho messo, lì sopra, perchè volevo ricordare, ricordarmi il perchè, appena conosciuta, sei arrivata ad un passo da vedermi in lacrime sul serio. Sono stato cattivo, quella volta… cattivo perchè volevo a tutti i costi aver ragione, anche se sapevo che non potevo, non dovevo, farlo. Anche se sapevo che non c’era storia. E poi mi chiedi perchè ti voglio bene! Sei ancora qui, e tanto mi basta…

Il freestyle per stanotte termina qui, ragazzi. Io vado a nanna. Ho la testa piena di altri pensieri, ma non è saggio dirlli a chiunque… Buona sveglia, ragazzi. A tutti.