Archivi categoria: Film

Avatar: James Cameron Strikes Back

Ebbene si… Un saltello al cinema ci vuole sempre. Avatar sta spopolando, per cui, perchè non andarlo a vedere? Decurtiamo 10 euro dal portafogli, armiamoci di occhialini polarizzati, e affrontiamo la terribile fila del tutto esaurito.

 

Attenzione: se non lo avete visto, sto bellamente spoilerando la trama.

Via che si parte. L’effetto 3D è gradevole, non sembra pesare troppo. Il nostro eroe è costretto su una sedia a rotelle. Siccome il suo fratello gemello si è ritrovato in una condizione molto peggiore, cioè è schioppato, viene inviato lui su Pandora, un pianeta probabilmente patria dei dolci natalizi, come guardia armata, al posto del fratello che era uno scienziato. Va beh, ma perchè? Facile: su Pandora c’è un’atmosfera che se respirata fa perdere i sensi in 20 secondi e crepare in 4 minuti. Al che i geniacci decidono di fare decisamente un gran lavoro: incrociano il dna umano con quello degli alieni nativi di là, in modo da poter linkare le persone con quel dna ai suddetti alieni. Praticamente una connessione wireless organica. Ora, ovviamente il gemello del soldato ed il soldato hanno lo stesso dna. Quindi, vai che si manda lui. Ovviamente, appena connesso, il soldato sperimenta la sensazione di muoversi di nuovo con le sue gambe, ed altrettanto ovviamente, senza nemmeno un minuto di pratica con il simulatore se la cava incommensurabilmente meglio di tipi che hanno passato 500 ore a capire come controllare un corpo alieno collegato in wi-fi. Morale, invece di spendere milioni di dollari per addestrare le truppe, collegatele direttamente, beoti. Ovviamente, il tipo è un marine, e gli viene chiesto di spiare i nativi e di entrare nelle loro grazie. O per qual motivo? Semplice, i nativi hanno messo il culo sul più grande giacimento di Unobtanium del pianeta, per cui, o si spianano o si levano dai maroni. Naturalmente il soldato col suo avatar, incontra la tipa di turno, che lo prende, lo porta a casina e gli insegna a diventare un vero guerriero. Si, chiaro, i due finiranno a trombare, avevate dubbi?

 

Ovviamente il soldatone piano piano si converte e diventa membro della tribù, ovviamente è il predestinato, ed ovviamente il megacolonnello cattivone vuole distruggere tutti. Ovviamente lui spiega cosa era mandato a fare, e dovviamente diventa un reietto. Ovviamente ritorna mostrando di essere il superfigaccione della situazione, ovviamente raccoglie tutti i nativi sotto la sua egida, ovviamente il megacolonnello si fionda contro di lui, e ovviamente i cattivoni umani armati con elicotteri da assalto e bombardieri vengono spianati da una manciata di tipi con arco e frecce. Altrettanto ovviamente, alla fine il soldato verrà impiantato nel uso avatar senza bisogno della connessione wireless. Questo perchè tutto il pianeta è una rete neurale. Avete contato gli ovviamente? Ecco. Mi sono sentito come quando ho letto Eragon: nel libro i colpi di scena me li aspettavo con un buon 20 pagine di anticipo. Qui me li aspettavo con un buon 20 minuti di anticipo. Alla seconda ora, anche il piccolo tassello di come avrebbe fatto Jake Sully (il soldato) a reincarnarsi nel uso avatar è stato allegramente risolto. In pratica non c’era assolutamente niente che non avessi previsto. Inizialmente pensavo di avere il dono della preveggenza, poi ho capito che la trama è una cagata colossale. Peggio di quella dei Transformers. Ma va beh. Fondamentalmente si tratta di due che si trovano, si innamorano, ciulano e poi fanno un culo così a tutti. Sarò sincero: il mondo di Pandora è fatto veramente bene, sono rimasto sinceramente impressionato. Gli effettoni speciali si sprecano, ma ci stanno più o meno tutti.  Pregevole l’apparizione di Sigourney Weaver nei panni della dottoressa Grace, poco altro di significativo. Ho dovuto mordermi la lingua più volte nel cinema per trattenere commenti piuttosto salci sul film. Nel complesso, merita solo per l’ambientazione, il resto è tranquillamente scaricabile nel cesso.

2012: Il Ritorno Dell’Uomo Da 6 Milioni Di Vaccate

E vediamocelo, questo film sul catastrofico andate. Il film parte all’insegna della tolleranza razziale, con un geologo nero ed uno indiano che scoprono improvvisamente che l’emissione dei neutrini, che sono particelle la cui possibilità di interazione con la materia è praticamente nulla, iniziano improvvisamente ad avere effetto sul nucleo terrestre, da cui si deduce che Emmerich, professore emerito in vaccate cosmiche, ha scoperto un modo rivoluzionario di concepire la fisica nucleare. Ma va beh. Questo accade nell’anno di grazia 2009. In un laboratorio disperso in mezzo al nulla, dove i suddetti scienziati indiani lavorano con apparecchiature che probabilmente costituiscono un buon 30% del PIL indiano, scopriamo che il nucleo terrestre si sta surriscaldando. Il che ovviamente porta a problemi di ebollizione delle profondità marine, con grande gioia di chi gradisce le aragoste bollite, ma grande sconforto degli amanti della frittura di paranza.

Tra il lusco e il brusco, il negretto va a comunicare la cosa ad un tipo che non ho ben capito chi diavolo sia, ma è quello che sta appena sotto al presidente e vicepresidente, il quale, dopo aver perculeggiato con la solita dose di puttanate miste il suddetto negretto ad un party, lo promuove seduta stante supermega direttore universale dei geologi americani. Nel frattempo, in parallelo ci sono flash in cui si vedono i vari governi proporre accordi, con una cifra di 1 miliardo di euro, si scoprirà poi per comprare un biglietto per le supermeganavi per salvare i pochi eletti. Nel frattempo scatta il piano di costruzione di queste arche, e con allegra simpatia il direttore del louvre salta in aria mentre sta andando ad una conferenza stampa. Con quel pizzico di macabro e squallido che guasta sempre, salta in aria nello stesso tunnel in cui perse la vita Lady D. No, non l’ho riconosciuto, viene proprio detto esplicitamente.

La storia prosegue con brevi episodi fino al 2012, con la popolazione all’oscuro di tutto, e lì comincia la storia principale: uno scrittore sfigato, che ha venduto nemmeno 500 copie del suo libro ed è separato, va a prender ei figli per portarli al campeggio nel parco di Yellowstone, dove casualmente c’è il negretto di cui sopra con tipo un esercito di dimensioni sufficienti  ad invadere una piccola nazione.Lo scrittore di cui sopra porta i figli al lago dove lui e la mamma dei suddetti scopavano, cosa decisamente educativa per i figli (per inciso, la piccola adora il papà, il grande no, lo chiama Jackson, che è il suo nome, e va matto per l’attuale compagno della squinzia, tale Gordon, chirurgo plastico dedito al rifacimento tette). Là c’è l’incontro, e scopriamo che il suddetto negretto sta leggendo il suddetto libro che ha venduto la bellezza di 422 copie. Al campeggio, dopo essere stati ricacciati a calci nel culo fuori dall’area off limits, Jackson, il suddetto scrittore, si imbatte in un maniaco psicopatico che fa il dj radiofonico, che spara cazzate come bersi acqua. Naturalmente il tipo non solo conosce le supposte profezie maya (i quali, pace all’anima loro, non hanno mai profetizzato una beneamata mazza), ma sa anche con precisione che la causa della catastrofe saranno i neutrini e l’effetto che faranno (minchia se erano avanti, questi Maya, eh?), il tutto spiegato nel suo blog con un’animazione flash che un bambino di 5 anni la fa meglio.

Bom, ridendo e scherzando, rientro anticipato dal campeggio, i bambini a casa con mamma e chirurgo, e Jackson che corre a prenderli, perchè entra in scena il russo di cui è autista, che si fa portare i figlioli (che ho continuato a pensare fossero femmine per tutto il film) che perculeggiano il suddetto scrittore, accennando del biglietto, di cui aveva già sentito parlare dal dj pazzo. Quando arriva a prenderli, comincia tipo il terremoto del secolo. Inserite qui un 20 minuti sani di corsa in auto a fuggire dal terremoto che li insegue, un 30-40 tonnellate di effettoni speciali della città che si disintegra, aggiungete anche un piccolo aereo, e siamo a posto. Come dite? Scosse di terremoto che inseguono sono assurde e idiote? Beh, anche il ghiaccio che faceva la stessa cosa in The Day After Tomorrow era assurdo e idiota, no? E infatti il regista è lo stesso, guarda un po’. Ma va beh. Ridendo e scherzando (perchè sennò ci si mette a piangere a pensare ai soldi buttati al cinema per vedere una cagata del genere), il gruppo della famigliola felice più il chirurgo delle tette arriva a incontrarsi con il russo, sempre in mezzo alla tonnellata di effettoni speciali al secondo di film (intendiamoci, dal momento in cui comincia la disgregazione molecolare dell’universo alla fine del film, c’è una media di un paio di milioncini di dollari in effetti speciali al minuto o giù di lì), e vanno tutti allagramente a guidare un Antonov, che non è un tipo ma un aereo russo, probabilmente un cargo, visto che trasporta le auto per una mostra. Insieme al russo ci sono i due figli, la squinzia che se lo tromba, e la guardia del corpo del russo nonchè amante della squinzia. Come inciso la tipa si è fatta rifare il seno dal suddetto chirurgo che si ciula la moglie di Jackson. Modello che Beutyful gli fa una sega a sto film.

Naturalmente il campo magnetico terrestre si sbarella completamente, con l’unico effetto di mandare a fanculo tutte le bussole, compresa quella dell’aereo, cosa che invece di costringere i suddetti debosciati ad un ammaraggio di emergenza nel mar della cina (che così andavano fuori dalle balle) si ritrovano ad atterrare in pieno territorio cinese. Il russo la butta in culo a tutti, perchè lui ha 3 biglietti, per lui e i figli, fanculizza anche la squinzia che sapeva che gli faceva le corna, e l’amante crepa per salvare tutti gli altri. Allegria. Per strada, la famiglia felice più squinzia e cagnolino al seguito incontrano un bonzo cinese che sta per entrare di contrabbando in una delle arche. Si aggregano pure loro. Poi in sequenza succede che: il presidente degli stati uniti rimane lì a comunicare al popolo che sono fottuti, la figlia si imbarca (e chiaramente si ciulerà il negretto, è evidente sin dal primo incontro), il premier italiano decide di restare in Italia ad affondare con la barca (sti americani si drogano, non ne ho visto ancora uno di premier che farebbe una cosa del genere), mentre gli altri presidenti si infilano nelle arche, che sono vere e proprie navi. Poi fra operai e ricconi rimasti a piedi per la rottura di un’arca, c’è il solito discorsone alla volemose bene per far entrare tutti nelle arche. Che poi sono delle navi supergiganti. Mentre fanno entrare tutti, i clandestini, entrati di straforo, hanno la simpatica trovata di bloccare un portellone. Lo scrittore fallito si riscatta, il chirurgo crepa che sennò la familgiola felice non si può riunire, il russo crepa ma i figli sopravvivono.

Scena finale con la nave che sta per andare a sbattere contro l’everest (perchè sti furboni di progettisti hanno progettaot la nave in modo che se tutti i portelli non erano chiusi, i motori non partivano, oltretutto niente camere di compensazione… dei geni assoluti. Quasi ai livelli del famoso virus che si diffondeva in wi-fi nelle navi di Indipendence Day… si il regista è sempre lui, si nota?), il portellone che si chiude completamente a 10 metri secchi dall’impatto, motori indietro tutta. Ora, fermiamoci un secondo: i tipi dichiarano che l’impatto a quella velocità sarebbe mortale. Quelle navi tengono dentro 100 mila persone l’una, senza contare quelli entrati in seguito alla rottura di una delle arche. Ovviamente avrà equipaggio e viveri per svariati mesi. Adesso, qualcuno mi dice quanto può dislocare (il dislocamento è il peso a vuoto di una nave) una nave del genere? Giusto per farvi capire, la petroliera più grande del mondo, la Knock Nevis, dislocava meno di 100 mila tonnellate. Qui andiamo sulle 400 mila, e sono gentile. Ora, io direi che una velocità di impatto mortale per una nave costruita per resistere ad uno tsunami, sarà intorno ai 30-40 nodi (intorno ai 50-60 km/h). Ma supponiamo anche meno, diciamo 10 nodi (poco meno di 20 km/h). Se i motori partono istantaneamente indietro tutta, la nave non rallenta in 10 metri. Non sto dicendo che rallenta poco, è che proprio non la sente l’azione dell’elica. Ci vogliono centinaia di metri per rallentare, e anche per virare. Ovviamente la suddetta nave si platta contro l’everest, ma grazie a quei 3 secondi di motori indietro tutta, l’impatto non la affonda. Ovviamente la velocità di virata è la stessa di un piccolo motoscafo. Superfinale: un mese dopo tutti sul ponte a prendere il sole.

 

Il film si conclude, e si torna a casa con quel gioioso senso di perdita di tempo e soldi per una vaccata indicibile. Ma d’altronde Emmerich ci ha abituato a queste cose. Al solito, potrebbe andar epeggio: potreste ritrovarvi a guardare il polpettone natalizio dei Vanzina. Non molto, ma un pochino peggio potrebbe andare.

[Amarcord] 4/5/2007 Un ponte per Terabithia

Un bellissimo film… uno dei più belli che abbia mai visto…

***********************************************************************************

Pubblicità sentita alla radio… Andiamo a vederlo. Prevenire è meglio che curare, dicono, per cui io parto prevenuto. Mi aspetto la solita storia fantasy. Mi trovo tutt’altro.
Ma partiamo dall’inizio: lui disegna, è molto bravo. Lei scrive, è molto brava. Hanno 11 anni, più o meno. Entrambi corrono, e pure veloci. Entrambi non hanno amici. Si trovano a vivere accanto. E poi comincia la storia. E’ una storia di magia, di fantasia, di realtà, di piccole paure, di grandi dolori. E’ la storia di un mondo normale. E’ la storia di due ragazzi soli che scoprono inseme un nuovo mondo, magico, meraviglioso, dove l’esercito dei buoni è composto di libellule, mentre i cattivi sono scoiattoli mostruosi ed uccellacci spaventosi. E’ la storia di Terabithia. E’ la storia di due ragazzi. Come si entra a Terabithia? No. Non con un armadio, non grazie ad un potente mago, non con un libro. No, nemmeno con un ponte. Con una corda. E così all’improvviso, uno squallido pezzo di bosco diventa un regno fantastico. Un regno di caccia ai troll, un regno dove si combatte l’Oscuro Signore del Male (si, così. Non ha un nome. A cosa servirebbe?), un regno dove si può per un attimo andare in un altro mondo, vivere una grande avventura, tornare a scuola, e viverne una ancora più grande, perchè vera. Un mondo dove si possono affrontare le proprie paure, per poterle poi affrontare nella vita reale. Benvenuti signori, benvenuti a Terabithia. Benvenuti nella casa sull’albero. Benvenuti in una storia normale. Benvenuti nella gioia di un’amicizia, e nelle lacrime di una perdita. Lo confesso, stavo quasi per piangere. Un ponte per Terabithia tocca qualcosa nel cuore. Tocca il bambino che c’è sempre. Eran pupazzi, erano barbi, era il “Facciamo che…”
“Facciamo che noi eravamo i pirati buoni e dovevamo liberare le principessa…”
Facciamo che c’era un posto che si chiama Terabithia. Facciamo che Lui era il Re e lei la Regina. Facciamo che le pigne diventano granate. Facciamo che torniamo bambini.
“Chiudi gli occhi, e tieni bene aperta la mente…”
Benvenuti a Terabithia.
Nulla ci schiaccerà!

[Amarcord] 1/7/2007 Eragon – Il Film: storia di un libro annunciato.

Un libro passabile, un pessimo film…
********************************************************************************
Ok… Poche ciancie: stasera cosa fare, ho il Tuccio in casa, e sento Dea Botte. L’idea è di andare a vedere Eragon… Il libro non è male. Si legge bene, scorre tranquillo. E’ scritto da un 15enne, e si vede, ma nel complesso si legge bene. Per cui tutti a vedere il film. Avevo ricevuto voci contrastanti in proposito, ma ho pensato che ne potesse valere la pena… Sarà stato così? Scopriamolo.
NOTA BENE: Sto per cominciare la recensione del film. Se qualcuno non l’ha visto e non si vuole perdere la sorpresa, non legga. Siete avvisati.
Entriamo nel cinema. Ci sediamo. Sono in una buona posizione, non ottima, ma buona. Comincia il film. E subito si nota una strana discrepanza: la voce narrante parla di una “guerra sanguinosa” fra i cavalieri dei draghi. Chissà se hanno letto bene il libro, perchè in questo non c’è traccia di questa fantomatica guerra. Ma si sa… That’s Hollywood. Bene. Dopo questo piccolo svarione, si comincia in verità bene. La scena dell’assalto all’elfa è resa molto bene. Piace, è dinamica. E poi c’è Aria che è un pezzo di ragazza che non lascia indifferenti…
Dopo le cose iniziano ad andare piuttosto male. Compare Brom, che dovrebbe essere un mentore, mentre sembra solo un povero pazzo. Nel frattempo assistiamo all’evoluzione di Eragon Skywalker. Si, perchè decisamente ha parentele con Luke. Quando il cugino di Eragon parte, lui si siede su una roccia a guardare le montagne, triste per la separazione. Dice, e dove sarebbe la parentela con Luke? Semplice, nei vestiti. Appena l’ho visto ho detto: “Cazzo, maè vestito come uno Jedi!”
Il bello è che più avanti Eragon indosserà anche il tipico saio con cappucico dei cavalieri Jedi. Passiamo oltre: Brom dovrebbe addestrare Eragon all’uso della spada ed insegnargli le parole dell’Antica Lingua, in modo da poter padroneggiare la magia. La trasposizione filmica è la seguente: Brom insegna tre parole di numero a Eragon per insegnargli la magia, e per il combattimento lo addestra prendendolo per i fondelli durante un combattimento nel quale lo umilia pure saccagnandolo di legnate. Tutto qui. Due giorni dopo, Eragon è capace di combattere come un soldato esperto, e tira incantesimi come se fosse Merlino. Ma, dice, dove hai lasciato il drago? Beh, il drago è fatto piuttosto bene. Graficamente, intendo. A livello di doppiaggio, hanno preso una giornalista con un accento milanese così spiccato che mi faceva venire le convulsioni. Inoltre una voce del genere che esce da un drago è solo ridicola. L’incontro con Angela, la veggente è quanto di più idiota si possa immaginare: come prima cosa avviene in un villaggio che non c’entra niente. Ma su questo potremmo sorvolare, visto che i tempi vanno compressi e la veggente è fondamentale nella storia. Mentre nel film è una tizia allucinata, che tira profezie a strappo. Manca il gatto mannaro, che ok, magari non fa nulla di utile, ma faceva folclore. Sorvoliamo sull’arrivo alla valle dei Varden, e soffermiamoci sulla città nascosta dentro una montagna che teoricamente dovrebbe essere così alta da mandare in debito di ossigeno anche Saphira. Scopriamo che è una baraccopoli che nemmeno nei ghetti brasiliani si immaginano, nascosta in una collinetta di si e no 2000 metri (che è una collinetta, perchè una montagna tanto alta da impedire di sorvolarla a dorso di drago dovrebbe andare sugli 8000 o più). Insomma una chiavica. Nemmeno fosse Ankh Morpork. E a questo punto soffermiamoci sulle razze umanoidi: elfi e nani. Gli elfi sono praticamente una via di mezzo fra indiani e deficienti in costume (per tacere degli umani Varden, il cui capo è un nero, e fin qui tutto bene, no ay problema, ma se si veste come un egizio iniziano a partire gli insulti), fa eccezione Aria che anche vestita come una squaw, rimane un pezzo di figliola che sa il cielo dove l’han trovata (mentre a me piacerebbe sapere dove si trova ora, ma questo è un altro discorso). Dicevamo degli elfi… sono fondamentalmente indistinguibili dagli umani, eccettuato quando si vestono per combattere, che sembrano dei deficienti in armatura che si sono scordati i costumi da indios addosso. Dice, ma almeno i nani si riconosceranno, no? Sono nani, porca trottola. Si, si riconoscono tranquilli. Per le barbe. L’altezza trae in inganno… visto che il più basso è più o meno 1,65 se non 1,70… Ovvero quello che sarebbe considerato un tipo molto alto, fra i nani. Vorrei tacere delle armature dei nani… ma siccome sembrano dei deficienti vestiti da tuareg (cioè con un velo – in cotta di maglia! Ma si può? – che gli copre metà del viso), e non si capisce se i deficienti dentro l’armatura sono nani o umani. Tendo a pensare che siano umani, visto che ho notato qualche nano senza elmo. Ma ho pensato fossero nani solo per via della barba… potrei anche sbagliarmi… Infine il combattimento con Durza: stavo per vomitare. Una cosa tragica, oserei dire. Sorvolo.
I miei commenti fuori della sala (mentre altra gente entrava a vederlo):
“Non si può vedere un film così. E non si può sentire. Che merda di film. Fa cagare”
E così via. La soddisfazione di vedere la gente che ci guardava già pentendosi di aver buttato 7 euro è stata consolante. Poi mi sono ripreso pensando ai lobotomizzati che sono andati a vedersi nella sala accanto (si, era un cine multisala) Natale a New York. Ho pensato che in fondo poteva andarmi peggio.
La serata è finita al Pub davanti ad un litro di birra ed una focaccia…
Sono le 3:47… io ho finito. Un potenziale capolavoro rovinato così. Che tristezza.

Il pop-up blocker definitivo.

Lo Stickman Chosen One.

😀

 

‘Njoy!

Miauz!

Vajont – Il film del disonore.

Forse ne avete sentito parlare. Si tratta del film Vajont – La diga del disonore. Ripercorre, come si può intuire, la tragedia del 9 Ottobre 1963. Una produzione molto dispendiosa, ricca di effetti speciali, un cast che qualcuno definisce ottimo… e una farsa spaventosa. La storia? Semplice: una struggente e tragica storia d’amore, sul cui sfondo si intravede una frana. No, nessun errore. Paradossalmente, un film che avrebbe dovuto avere come protagonista la tragedia, si sofferma piuttosto su una storia d’amore fra tal Olmo Montanier e talaltra Ancilla Terza. Personaggi di pura fantasia, come del resto tutto il film (EDIT: come mi fanno notare in questo commento, in realtà Olmo ed Ancilla sono realmente esistiti – non che questo cambi il giudizio complessivo). Una cosa orribile a guardarsi. Non importa come sono andate le cose (chi ha visto lo spettacolo di Paolini e il film si renderà conto di ciò che dico), the show must go on, come si dice. E lo spettacolo non solo deve continuare, ma deve essere spettacolare. E allora buttiamo dentro un’insulsa storia d’amore, buttiamo dentro un paio di tonnellate di effetti speciali, efacciamoci dare suggerimenti da Peter Jackson. Cosa c’entra il grasso e rubicondo Peter? Beh, come qualcuno ricorderà, è regista di diverse pellicole, come ad esempio Splatters – Gli schizzacervelli. Beh, chi meglio di lui potrebbe dare un consiglio su come mettere il giusto pizzico di horror splatter? No, in realtà non lo hanno consultato… spero. Ma andiamo con ordine: della trama ho già parlato, una storia d’amore insipida e banale nella quale la frana gioca un ruolo da comprimaria, per inscenare la tragedia della perdita dell’amata. Il cast potrebbe essere buono, ma il doppiaggio lascia alquanto a desiderare. Tina Merlin sembra una isterica che parla a 420 parole al minuto. Gli abitanti di Erto e Casso con accenti romani, milanesi, addirittura toscani, come il prete. Un Leo Gullotta nei panni dell’ingegner Pancini che sembra una statua di gesso (non mi piace troppo come attore, e secondo me nel film lgi vengono date molte meno colpe di quelle che ha). Un buonismo di fondo nel quale troviamo prima il prete di Erto che si trova improvvisamente davanti la Merlin, in uno scontro di volontà nel quale è chiaro da subito chi ne esce sconfitto… una scena memorabile per la bruttezza: arriva la Merlin (interpretata -male- da Laura Morante), accolta come l’eroina del giorno mentre il povero prete cerca di sedare gli animi degli abitanti di Erto, il prete da solo da una parte e dall’altra la Merlin con la popolazione dietro di lei. Lo sguardo del prete come a dire “Si sono una merda perchè non mi sono mosso prima, faccio schifo, sono un verme, mi zerbino”, e poi la stretta di mano. Una cosa orribile, non tanto per la vena di comunismo che vi si scorge, che mi lascia piuttosto indifferente, quanto per il voler far apparire sotto una luce cattiva un uomo che probabilmente ne sapeva quanto i suoi fedeli. Ancora, un buonismo di fondo nel quale sembra che alla fine, a parte un paio, siano tutti ricoperti. Bastardi. Ecco cosa sono. Non me ne può fregare di meno di vedere dei criminali ricoperti di un velo di buonismo e di sentimentalismo. Fatemi vedere cosa hanno fatto, fatemi vedere come e perchè si è arrivati a quel punto. Fatemi vedere la figura di Muller, nemmeno citato. Fatemi capire quello che c’è dietro. Non sbattetemi in primo piano una storia d’amore che non ha senso di esistere. E poi… e poi c’è la frana. Un gozziliardo di effetti speciali, per far vedere quello che è successo. E mentre tu hai sopportato, per un’ora e mezza, idiozie a non finire, solo per arrivare a vedere il momento della frana, perchè tu hai visto lo spettacolo di Paolini, e vuoi vedere come potrebbe essere successo quello che le sue parole descrivono così vividamente e commoventemente insieme, mentre sei lì che vedi la montagna d’acqua sollevarsi ed abbattersi su Erto e Casso, e l’altra parte su Longarone, mentre sei lì che cerchi di capire cosa potrebbe essere trovarsi lì, ecco il tocco splatter. Le scene si soffermano, spesso e volentieri, sui dettagli. Un vecchietto travolto da un pezzo di parete della casa che implode in una allegra slow motion per farti apprezzare il lavoro delle controfigure e degli effetti speciali, che mostrano ogni dettagli della parete che si abbatte sul vecchio, e a Longarone la povera Ancilla su cui la telecamera indugia per quasi più tempo di quello che l’acqua ci mette ad arrivare, mostrando le inquadrature in soggettiva della ragazza, e in soggettiva… dell’onda. Come se fosse un essere senziente pronta a buttarsi su quella donna.

 

E io devo sorbirmi questi macabri, fuori luogo, privi di gusto e immorali tocchi di splatter? Ma per favore. Era molto più vivido il racocnto di Paolini. Si, è vero, lui ha avuto un’ora di tempo in più per spiegare cosa successe. Ma è anche vero che aveva solo la sua voce e la sua straordinaria mimica. Il film poteva disporre di dozzilioni di effetti speciali. Il piccolo uomo Paolini vince sui milioni di euro spesi in computer grafica inutile.

 

Per finire riporto una delle recensioni che mi trovano più d’accordo, che potete trovare qui insieme a molte altre:

Nel rievocare la storia Martinelli mette troppa carne al fuoco, senza riuscire a tenere salde le fila di un film che vorrebbe essere insieme realistico e melodrammatico, opera di impegno civile e grande spettacolo. Finisce che la denuncia è indebolita dalla retorica, che una figura chiave come quella della Merlin è appena sbozzata e che della fiction (l’amore di Olmo per la bella Ancilla) non t’importa granché.

Alessandra Levantesi, La Stampa

Che dire… Non andate a vederlo. Non ne vale la pena.