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Si riparte (?)

Sì. Forse. Boh. Dopo anni di astinenza, preso dal nuovo avvento di FB, mi trovo a scoprire quanto io abbia trascurato un blog che per me rappresenta il mio angolino di sfogo, il mio promemoria per progetti, speranze, sogni, vita, insomma, un po’ tutto. Non è semplice, non lo sarà, non lo è mai. Ho cambiato vita come mai mi sarei aspettato, ho dei sogni nel cassetto, alcuni nuovi, altri con la polvere sopra, altri seminuovi, un’occasione, non lasciatela scappare. Ho delle speranze, dei piani per il futuro, ho le mie battaglie quotidiane, c’è il lavoro, ci sono gli amici, c’è la mia ragazza, ci sono i giochi, che siano di ruolo o da tavolo.

Ci sono io, alla fine, semplicemente io. Qualche anno fa spaccavo il mondo, ora ho qualche capello bianco e un po’ di ossa rotte alle spalle, sono più vecchio, forse un po’ più saggio? Forse. Sento di poter dire la mia, e probabilmente la mia piace a pochi, probabilmente sono arrogante. Una sola cosa non è cambiata, la politica di questo blog: per quanto arrogante possa sembrare, non vieterò a nessuno di dire la sua opinione, a patto che si rimanga nel civile. Come ho già detto un tempo, non sono lo sceriffo del web, ma pretendo un certo rispetto, non solo delle mie ma anche delle altrui opinioni. Contestabili, finché non si scade nel becero insulto. Difficilmente blocco qualcuno, ma potrei, nell’interesse del vivere civile. Al solito, questo è dovuto per i miei 5 lettori in croce, che in confronto Manzoni aveva le folle oceaniche, altro che ciambelle senza buco 🙂

Ma qui occasionalmente passa sempre qualcuno che desidera lasciare la sua opinione. E quindi, tu, lettore dei vecchi tempi, bentornato, tu lettore nuovo, benvenuto, tu lettore occasionale, spero che rimarrai. E tutti, perdonatemi la polvere, l’odore di vecchio. Perdonate i pensieri forse ammuffiti che troverete. Si ricomincia, con una nuova coscienza, con un nuovo me.

E cosa mai troverete su questo blog? Difficile a dirsi. Di certo i soliti deliri che mi accompagnano anno dopo anno. Qualche digressione nel mondo a me caro dei giochi, qualche post sulla scrittura, magari qualche racconto. Troverete qualcosa del vecchio me, e molto del nuovo, anche se non sono certo che siano così diversi.

Benvenuti a tutti, si ricomincia.

Cosa è successo, cosa succederà.

Il CERN ha prodotto un pacchetto di antiidrogeno. Ora Dan Brown se ne può andare a fanculo.

Il Cav. Silvio indagato per un sacco di cose. Ora, onestamente, non me ne frega un niente che un 70enne vada a puttane, ma che con se si porti tutto il Belpaese, a livello mediatico e politico, mi fa girare i coglioni.

I giovani si sballano versandosi la vodka negli occhi. Ora, a parte la boiata di pensare che mandi su di giri prima, a parte il fatto che versare l’alcool è delitto, a parte il fatto che la vodka mi fa schifo, a parte il fatto che rimani cieco… Ma cosa c’era di male in un caro vecchio raspone, allora?

Ruby Rubacuori piange in diretta. Sarà l’emozione dei 5 milioni.

La vita riserva cambiamenti. A me ne stanno succedendo parecchi. Speroche mi facciano crescere.

Nuti in diretta no. Welby si. A quanto pare il dolore deve non solo fare notizia, ma essere anche di sinistra.

Beato Giovanni Paolo II. Beato lui che non è qui a vedere tutto il casino che succede.

Voto anticipato: sono anni che la sinistra ha un programma politico consistente di un solo punto, ossia gettare merda su Berlusconi. Sarebbe ora di pensare alla nazione, e non a lui.

Silvio aiuta tutti. Ma perchè non mi molla un milioncino di euro? O un posto di lavoro decente. Non chiedo molto, no?

E’ ripresa la stagione televisiva con Mistero. A parte le risate, l’unica cosa per cui vale la pena di vederlo è Pinkets, che scrive noir,tira fuori l’umorismo tipico di quel genere di libri. Divertente. Ah, questa sera una nuova indagatrice: pare che ci sia Melissa P. Si, quella cretina di 100 colpi nel c… ehm, di spazzola.

Devo mettemri in pari con House e NCIS. E finire di vedere Dexter e un sacco di altre cose. Cazzo, mi servono giornate di 48 ore.

Henry Scott… più forte della morte

“La morte non è niente. Sono solo scivolato nella stanza accanto. Non è successo niente. Ogni cosa resta esattamente come era. Io sono sempre io e tu sei sempre tu, e la vecchia vita che vivevamo così appassionatamente insieme è intatta, immutata. Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora. Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, parla di me con disinvoltura, come hai sempre fatto, non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste. Continua a ridere, come ridevamo, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Prega, sorridi, pensami, prega per me. Fa che il mio nome sia sempre la parola familiare di prima, pronuncialo senza fatica, senza la minima traccia d’ombra o di tristezza. La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto, è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza. Che cos’è la morte se non un incidente trascurabile? Perchè dovrei essere fuori dai tuoi pensieri solo perchè sono fuori dalla tua vista? Ti aspetto, non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio doetro l’angolo. Va tutto bene, niente è rovinato; niente è perduto. Un attimo, e tutto tornerà come prima. Come rideremo del dolore della separazione quando ci ritroveremo!”

Henry Scott Holland (1847-1917)

via Facebook

A Volte Sarebbe Da Tirare Fuori La Roncola…

E darla sulle gengive delle teste di cazzo che scrivono puttanate come questa. Questo tale Giacomo Di Girolamo è fondamentalmente un coglione. Un cretino che crede di aver detto delle cose intelligentissime. Quasi mi dispiace dargli un trackback, ma voglio che legga questo post: Giacomo Di Girolamo, sei un coglione. Bello grassettato così te ne rendi conto. E lo rileggi. Tanto qui è casa mia, e non può certo tagliarmi questo pezzo, lui. E che sia un coglione ne sono profondamente convinto, ed è una mia fortissima opinione. Perchè? Beh, ma è logico: io ho degli amici che abitano in Abruzzo. Vorrei solo che questo bell’imbusto glie lo andasse a dire in faccia ai terremotati tutto sto bel discorsino. Vai, vai. Vediamo se non ti pigliano a roncolate. Vai a passare una settimana in una zona terremotata solo con i vestiti che hai addosso, senza ricevere alcun aiuto da parte del volontariato e della beneficenza. Vai. Ti do’ una settimana di tempo. Poi vengo lì, con te che ti stai “puzzando dal freddo” (come dicono a Napoli) e che hai una fame spaventosa, mi metto lì davanti a te e mi sbafo un panino farcito con ogni ben di dio. E mentre sei lì che guardi me che mangio, mentre tu sei affamato, mentre puzzi come un branco di elefanti con la dissenteria (perchè l’acqua, potabile e non, scarseggia, ciccio, c’è stato il terremoto, sai?), mentre sei lì che non hai avuto nemmeno una coperta per la notte, io tiro fuori un 50 euro. E poi ti dico:

Sai, è la beneficienza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell’italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la beneficienza, fa da pretesto. Per cui, con questi 50 sacchi, stasera vado al ristorante. Ciao, eh.

[La parte sottolineata sono parole del cretino di cui sopra.]

E poi me ne vado. E voglio vedere che cazzo c’ha da dire, dopo.

Avevo proprio bisogno di sfogarmi.

Per una critica ragionata, invece, vi invito a leggere la risposta di Lisa Perni alle idiozie scritte dal tipo di cui sopra. Che è una persona che si sa controllare meglio di me. E alla quale mi fa piacere lasciar eun trackback. Molto piacere. Talmente tanto che chiudo con la citazione del finale del suo articolo:

…ma no, forse ha ragione lui: la prossima volta che ci sarà una raccolta fondi dirò di “NO! Io pago già le tasse, ci pensi lo Stato!” e quando mio figli di 6 anni mi domanderà “Mamma, ma sei impazzita?” gli risponderò “No amore, è che ora è di moda essere stronzi!

Le generazioni future ringraziano Lisa. A Giacomo invece, spero vivamente che lo riempiano di roncolate sulle dita (senza ucciderlo che è peccato – ma almeno la pianta di scrivere cazzate).

Vorrei… (Refrain)

Refrain. Ormai è quasi un rituale. Una sigaretta, la grappa, i miei pensieri. E Gershwin con la sua “Rapsodia in blu”. Mi piace Gershwin. Forse, si, forse sarebbe meglio un notturno di Chopin, ma vista l’ora, la Rapsodia la preferisco… è un crescendo che annunci l’esplosione della vita, al mattino. E poi il resto della mia playlist. Un goccio di grappa, una sigaretta, la musica. I miei pensieri che cominciano a vagare… Refrain. Il riverbero delle corde dell’anima, del cuore. Riverbera il mio animo ora, perchè vorrei… Vorrei. Una parola semplice. Espressione dei mille desideri che accompagnano l’uomo. Cosa vorrei? Il suono di un respiro vicino al mio, il suono di un cuore che batte, pieno di vita. ascoltare la vibrazione del cuore. Il riverbero del cuore. Qui, qui in mezzo al petto, dove c’è quel brutto bastardo, fabbro di emozioni e di vita, fabbro di amore. Quel grandissimo, adorabile bastardo. Quello che che ti fa sperare quando ogni speranza è persa. Quello che è lì, e non ti abbandona, nemmeno nel buio dell’anima. E così te lo dice lui cosa vorresti. Vorrei… vorrei conoscer l’odore del tuo paese, canta Guccini. Si. Vorrei questo e molto di più. L’odore del tuo paese, gli amici, tutto. E poi passeggiare, su nelle montagne, dove l’aria è pura. Vorrei vederti sorridere, e sapere che sono io il motivo del tuo sorriso. Vorrei portarti dove il cielo è bello, dove si sente il respiro del mondo, e l’eco della tua voce, il riverbero dell’anima.

E lo vorrei, perchè non sono quando non ci sei,

e resto solo coi pensieri miei, ed io…


Refrain. Ed io sono qui a scrivere parole senza senso, o col senso di quello che ho dentro, ma che non riesco ad esprimere. Che non riesco a dire. Eppure nel cuore, nel mio cuore, c’è il riverbero della luce di un sorriso. Se solo potessi vederlo. E’ come una cosa così bella da non poterla descrivere. Vieni, vieni su con me, là dove l’aria è limpida, e dove se anche le montagne sono intorno ed escludono allo sguardo ciò che sta di là, anche così, vedi più lontano, vedi più chiaro, vedi dentro. Dentro il cuore, dentro quello che vorrei offrirti e che non sono capace. Dentro quel piccolo seme di felicità che mi sono trovato dentro. Che sta cercando di germogliare, che ha paura di tirare fuori il fiore che contiene. E che pure così riverbera al suono della vita.

E lo vorrei, perchè non sono quando non ci sei,

e resto solo coi pensieri miei, ed io…

Refrain. E resto solo con me, con il mio cuore, e vorrei essere con te. Svegliarmi e vederti ancora lì nel letto, con gli occhi chiusi, ed il respiro del sonno. E svegliarti con un bacio, e vederti sorridere quando apri gli occhi, ed accarezzare i tuoi capelli, ed ascoltare il tuo buongiorno assonnato… e vibrare. Vibrare al suono del tuo respiro, della tua voce, del caffè che ti porto. Vorrei qualcosa di semplice. Vorrei cantare, ballare, dipingere. Vorrei cantare il canto delle tue mani, vorrei dipingere il suono del tuo respiro, vorrei ballare alla musica del tuo sorriso. E sono qui, a scrivere le parole di un folle, o di un sognatore. Qual è il confine fra sogno e follia, fra ciò che si spera e ciò che si avrà? eppure è dolce camminare lungo il sottile flo tra la follia e il sogno. Eppure… Eppure c’è qualcosa di più. Si tratta di respirare e fare il salto. Un salto nel buio, un tuffo dove non si tocca. Il brivido e la paura. E sai che se ci riuscirai avrai già conquistato qualcosa di grande. E al di là c’è un orizzonte più grande. Quello dove ci sei tu. Quello dove ci siamo noi?

E lo vorrei, perchè non sono quando non ci sei,

e resto solo coi pensieri miei, ed io…

Refrain. Non sono quando non ci sei. Non sono felice. Non sono completo. Non sono. Chi sei tu che cammini nel mio cuore? Che lasci quel profumo buono che mi fa vibrare, che fa a pezzi tutto ciò che credevo di sapere? Chi sei tu che sei? Semplicemente. Sei. Ed io che sono qui, a parlare della principessa che vorrei accanto al mio cuore, non sono. Mi manca qualcosa. Mi manca il tuo respiro, ed il tuo sorriso, principessa. Mi manca il coraggio di fare il salto. Mi manchi tu. E’ quasi l’alba. Non c’è niente come l’alba, per cominciare di nuovo. La notte è scura, a volte è viva. Ma l’alba arriva, ogni volta. Vieni principessa, vieni con me a vedere l’alba. Il sole che sorge. Vieni a chiamare il sole nel mio cuore. Portami con te, là dove il tuo sorriso smuove le montagne e le fa vibrare. Vieni con me. No. Vieni accanto a me. Percorriamo insieme la salita fino alla cima della montagna. Quel sentiero così arduo che è la vita. E a metà strada, ti regalerò la corona fatta col mio cuore, col mio piccolo cuore. Con quel piccolo, adorabile bastardo di un cuore che mi ritrovo. Con quel cuore ingannatore, inadeguato, sempre inadeguato. A cui sempre la speranza fa luce. Anche oltre ogni ragione. La ragione del cuore è la speranza. Vieni con me, principessa. Camminiamo insieme.

E lo vorrei, perchè non sono quando non ci sei,

e resto solo coi pensieri miei, ed io…

Refrain. E lo vorrei, lo vorrei davvero. Vorrei essere capace di dirti questo, e  di più. Vorrei solo essere capace di dirti quanto sono piccolo di fronte a questa cosa grande. Parole di un folle. Ma di un folle che vorrebbe, nonostante tutto, essere capace di regalarti un sorriso. Ogni giorno. Ma siamo piccoli di fronte all’immensità delle passioni che quel fabbro che picchia nel petto forgia, e fa sorgere come una montagna. Da scalare, e in cima alla quale ritrovarti. Vorrei essere capace di portarti via e di dirti questo. O di non dirtelo, di condensare tutto in una esplosione piccola ma potente, di chiederti semplicemente di starmi accanto. Non sono un poeta, non sono un cantore del cuore. Sono solo io. Io, nella mia piccolezza. Limitato, incapace di sostenere da solo questa grande cosa che ho davanti. Eppure sono qui a cercare di germogliare, eppure a temere di farlo. Ed ogni volta sono sempre lì al limite, un po’ più in là della volta prima. eppure mai al punto di non ritorno. Perchè lo vorrei, principessa. Eppure ne ho paura. Ho paura di non essere in grado, di non essere all’altezza. Di non essere. E vorrei che lo sapessi e che accettassi l’unica cosa, per quanto piccola, che ti posso dare in ogni momento: il mio cuore.

E lo vorrei, perchè non sono quando non ci sei,

e resto solo coi pensieri miei, ed io…

Refrain. Ormai albeggia. Buongiorno, principessa. Ben svegliata.

[Amarcord] 7/20/2006 Talkin’ about the…

Pensieri a ruota libera…

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Parlare di, a proposito di… di cosa? Tente cose, tanti pensieri, mi salgono su per la testa, stanotte… Da dove arrivano? Da lontano, da una stella che mi guarda e mi manda un sorriso, dal profondo dello stomaco, o del cuore, dagli occhi che guardano, osservano, ricordano. E tutto arriva in questi pochi centimetri cubi che sono la mia testa, il mio cervello. Grande, troppo grande, dicono gli scienziati. Non abbastanza, dico io. Non abbastanza per comprendere, capire, tutto quello che ci sta intorno, a volte anche le cose più banali. Meraviglioso, il cervello. Memorizza tutto. Qualcosa lo rimuove, qualcosa gli arriva e lo scarta subito. Ognuno di noi è un po’ Hercule Poirot, ognuno di noi usa le sue cellule grigie. Le usa, tanto, e a volte anche bene. Non sempre, però. A volte è così facile sbagliare. E’ cosi facile illudersi. A volte è semplice chiudere gli occhi, il cuore la mente. Ci sono cose che sai già, ma quella parte di cervello che si chiama cuore fa sempre capolino a dire: “Magari ti sbagli…”
Brutto bastardo. Brutto bastardo di un cuore, maledetto fabbro di speranze, passioni, amori, auguri, maledetto martellatore della coscienza, maledetto, maledetto, bruciante, martellante, impetuoso cuore. Maledizione. Grandissimo bastardo, come si fa a non volerti. A non volerti ascoltare, a volersi chiudere ai tuoi sussurri. Bastardo. Bastardissimo cuore, che alimenti le speranze della gente, che cerchi di deviare dall’evidenza, anche se in fondo lo sai che è così. E poi, dopo tutto questo, te ne esci, te ne esci con la vita, che scoppia con te, enorme, meravigliosa, sorridente. Te ne vieni fuori con quello che veramente vogliamo, al di là di tutto quello che crediamo di volere. A seguire quel brutto bastardo c’è solo da guadagnarci. Seguendo non il suo sorriso superficiale, non la tempesta che sa provocare, ma scendendo più giù, nell’abisso, al di sotto. Dove c’è quello che davvero vogliamo. Non è facile trovarlo. Non è facile entrare in quella fucina, in quella dannata e meravigliosa fucina, senza fermarsi a guardarlo costruire passioni ed emozioni. Non è facile convincersi che quelle sono già raffinate, messe lì perchè sono lì. Non è facile andare in cerca della botola nascosta, che rivela le scale, al fondo delle quali c’è il vero cuore, che estrae dal profondo dell’anima i tuoi veri desideri, lontano dal clamore della forgia di passioni che c’è di sopra. Non è facile, è dura, davvero dura, specie se non si ha una guida. Ma ci si può riuscire. E lui è lì, che estrae, ha già estratto ciò che veramente ti serve, ciò che veramente è te stesso. E ti aspetta, sorridente, seduto in poltrona, con un bicchiere di vino, un buon libro ed un fuoco nel caminetto, che scalda. E’ lì, che aspetta che tu guardi dentro di te, in profondità, è lì che aspetta te, e ti accoglie con quel sorriso, quel sorriso che sai che è lì per te, che ti dice che sei arrivato dove volevi. E allora ti attacchi a lui, segui il tuo cuore, quello vero, quello sotto. E inviti lui a seguirti lassù nella fucina, piano piano, un po’ al giorno, per alimentare il fuoco della forgia con i tuoi veri desideri. E alla fine sei arrivato, il cuore, quello che batte le emozioni, il fabbro, e accanto a lui quello che alimenta il fuoco con la legna adatta. E ci sei.
E ci sei, e vedi. Vedi i tuoi amici, e vedi che ci sono. Ci sono ora, ci saranno sempre. Ogni volta che ne avrai bisogno. Perchè lo sai che non ti abbandonano mai. Anche quando ti senti come se stessi scavando sotto il fondo, ci sono. Devi solo chiedere aiuto, e loro ti tirano su. Ti prendono, a qualunque profondità, e ti riportano in cima. Là dove si respira aria buona, là dove c’è il vento che accarezza i tuoi capelli, il sole che bacia il tuo viso, la roccia sotto i tuoi piedi che ti fa sentire solido. C’è tutto questo nel loro sorriso, nella loro mano tesa. Nella loro vita. Nella tua. Nella vostra.
Scrivere così mi fa sentire un po’ Peguy. Grande autore. Poco conosciuto, ma un grande autore. Ridondante come un circuito di protezione, ma è uno stile che mi si adatta. E’ lo stile dei miei pensieri. Che girano, girano in tondo, a volte senza mai fermarsi, a volte rimanendo fermi per una eternità. Ridondante. Ma non è l’unico stile, dentro questo stile, ci metto anche gli ossimori, ascoltare un colore, vedere un suono, asciugarsicol mare, scottarsi col ghiaccio. Ridere di tristezza, piangere di gioia. Un ossimoro per ogni cosa, e a volte non c’è bisogno di trucchetti letterari. Perchè i miei pensieri sono così: ossimori coerenti, ordinatamente caotici, razionalmente emotivi. I miei pensieri sono un uovo cosmico, sono una singolarità spaziotemporale, sono un ammasso superdenso adimensionale. Grandi come le montagne, piccoli come l’uomo che sono.
Bevo un sorso d’acqua, mi rollo una sigaretta, continuo a scrivere. Davanti a me un monitor, un piccolo spazio nel quale lanciar ei miei pensieri. Un piccolo spazio per scrivere, per dire chi sono, per dire come sono fatto. A ruota libera. Libera associazione, senza sapere qual è la prossima parola che scriverò, senza una meta precisa, girando intorno al mio mondo, ai miei pensieri, tutto quello che penso passa sulle mie dita, sulle mie mani, che usano la tastiera per esprimersi. L’uomo manipola l’universo con le mani, le mani sono ciò che costruisce il mondo. Le mani cercano, scoprono, osservano, sentono. Ancora, avanti, senza una meta, o senza vedere la fine del discorso. Avanti a scrivere fino a che non hai più nulla da dire, o forse finchè non vuoi dire più nulla. In fondo cosa c’è da dire? Lo spazio è poco, per quanto grande, è poco per comprendere tutto quello che vorrei, potrei dire. E allora chiudo qui in dissolvenza, mentre le parole, come una musica, arrivano fino alla fine, nell’ultimo spasmo trionfale della melodia delle parole. Avanti, in dissolvenza, cercando qualcosa da scrivere e sapendo che non può andare avanti in eterno, rendersi conto che tutto il resto può aspettare, con calma, non c’è fretta, in attesa della prossima melodia…

[Amarcord] 15/05/2006 Fly away, high away…

Il volo del cuore e della mente…

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Parlavo, anzi chattavo su msn, e si parlava del volo… di come a volte si ha la sensazione di volare… Magari ascoltando la musica, chiudendo gli occhi, e sentendo un leggero venticello che ti accarezza, che ti sembra quasi di farcela… Oppure come me, in montagna, quando sei lassù in cima, che c’è quell’aria buona, che ne senti il sapore, che quasi non hai bisogno di chiudere gli occhi… perchè quelle montagne sono lì per essere guardate… e sei in cima al mondo… tempo fa lessi un libro, Mister Vertigo, parla di un ragazzo a cui viene insegnato a levitare, dal suo maestro… Questo ragazzo viene sottoposto ad un addestramento terribile, tipo stare seppellito sottoterra per qualche giorno, tagliarsi la falange del mignolo, robe del genere. Poi una volta che ci è riuscito, scopre di non poter più fare quello che ha così duramente imparato: ogni volta che si mette a levitare, appena sceso a terra soffre di dolori terribili alla testa… In fondo, alla fine del libro, il ragazzo (che racconta tutta la storia in prima persona) dice qualcosa del genere: "In fondo, penso che non ci sia bisogno di tutta la fatica che ho fatto. Ci potete riuscire anche voi. La sera, quando siete soli, provate a chiudere gli occhi, nel vostro letto, ed immaginate di essere più leggeri dell’aria, e di sollevarvi dal letto… ecco così."

Volare, volare in alto, dove si respira l’aria buona, volare dove per un po’ tutto sembra così piccolo, che ti scivola addosso come l’aria che ti accarezza. Curioso. Riprendo questo post dopo un po’ di giorni, a volte capita, non avevo il tempo di finirlo. Ed ho appena finito di scrivere un commento sul blog di Alba… Una riga sola, un desiderio, una richiesta di aiuto: "I need to fly"… Ho bisogno di volare. Di sentire l’aria che mi sferza, di guardare tutto da lontano, da un’altra prospettiva, di abbandonare per un po’ la terra e volare nel cielo, perdermi nell’azzurro immenso che e’ lassu’. Capita anche a me. Di volere volare. Di voler essere lotano da tutto e tutti per un po’. In montagna. Li’ si che puoi sentire l’aria che ti accarezza, e se chiudi gli occhi e senti lo stridio degli uccelli ti sembra quasi di volteggiare con loro. Sdraiarsi, ascoltare la musica, chiudere gli occhi. Volare con la fantasia, e tornare a terra col sorriso. A volte capita. Mai troppo spesso, anzi, a di solito troppo di rado… Ma funziona: mi rilassa, mi fa sorridere, mi fa sognare. I sogni, come diceva Azogar, sono necessari, perche’ sognare e’ bello, perche’ sognare e’ ritrovare il bambino che e’ in noi, perche’ sognare e’ un ricordo che e’ la tua vita. Sognare perche’ ci sono gli incubi, e’ vero, ma ci sono anche i sogni, quelli che vuoi portare sempre con te, quelli che vorresti non finissero mai… Buoni sogni a tutti, ragazzi… Una spruzzata di polvere di stelle prima di addormentarvi con il cielo come coperta… Perche’ la polvere di stelle e’ la materia di cui sono fatti i sogni… E perche’ con la polvere di stelle a volte, si riesce anche a volare… Fly away… High away…

[Amarcord] 21/03/2006 Make sth out of ourselves…

Diventare grandi grazie agli amici…

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…e diventare macchine senza accorgercene… bella, questa, mi e’ piaciuta. Giuro.

E forse del vero c’e’. Forse.

No, non ci credo. Nessuno diventa macchina, consapevolmente o meno. O forse hai ragione, e’ la primavera che rianima la mente, il cuore, il pensiero, il respiro. A primavera fioriscono le piante, esplodono i colori. Una lieve brezza di primavera, che ti tocca, magari l’hai solo immaginata, ma e’ li’ che fa uscire tutto, alla fine.

Ma no, nemmeno questo. Almeno, non del tutto.

Cos’e’ che vuole uscire da me? Quello che sono, quello che penso… "Tu vali piu’ delle tue azioni! Non sei determinato da esse!" me lo disse tempo fa una mia amica. Buffo, a pensarci. Non sono le azioni che determinano il tuo essere. Tu sei di piu’ di quel che fai. A volte ti sforzi, magari, di fare "la cosa giusta". Peccato, davvero peccato che la cosa giusta non ci sia. Ci sei solo tu, ed il tuo cuore, che ti chiede solo di essere seguito. Questa e’ l’unica cosa giusta da fare. Se e’ difficile? E’ difficile come abbattere un muro con la sola forza di volonta’, altroche’. Difficile come prendere decisioni importanti per la tua vita. Ma d’altronde, il cuore non ti chiede, non si chiede mai, cosa fara’ dopo. Il cuore decide di fare, poi tu ti siedi e freni quell’impeto che ti porterebbe a fare quello che ti dice e subito. Perche’ magari a volte e’ solo l’impulso del momento. Maledizione. E’ brutto quando ti accorgi che era un fuoco di paglia, quando ti senti preso in giro, quando l’unica cosa che ti rimane e’ solo… niente. Alla fine niente… E’ la cosa che brucia di piu’. Che non ti e’ rimasto niente, ed anzi, hai perso qualcosa…

…qualcosa nello spazio, nel tempo, nello spazio-tempo. Strana parola, vero? Uno dei concetti piu’ abusati in fantascienza. Eppure, continua ad esercitare un fascino strano, adoro barcamenarmi, lambiccarmi il cervello fra le infinite possibilita’ che puo’ provocare un paradosso temporale. Solo che a volte ti capita… nello spazio-tempo gli amici ci sono sempre. O meglio, ce ne sono sempre. A volte qualcuno va via. E non ritorna. Odio perdere un amico. Non l’ho mai sopportato. Ma per fortuna ci sono sempre quelli che rimangono. Non riesco a non sorridere se penso ai miei amici, non riesco a non parlarne. Magari sono di fuori io, magari non sono normale… ma come si fa a non sorridere, a non essere contenti, di avere degli amici cosi’?

bah… a volte mi chiedo come mi vengano fuori queste cose… Ma ragazzi, ogni vostro sorriso e’ un dono prezioso, e lo conservo nel posto piu’ accogliente che ho: il mio cuore… e’ tutto vostro…

Ci vediamo nello spazio-tempo, ragazzi… Qui Alcadia, nave pirata dello spazio e del cuore, passo e chiudo. 🙂

[Amarcord] 15/03/2006 Freestyle

Parole in libertà, parole di liberazione.

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Stile libero… pensieri in giro per la mia testa, per quel sottovuoto spinto che ho al posto del cervello… gira tutto in testa… persone, parole, gesti, idee, emozioni, episodi della tua vita, che se ne vanno, tornano, rimangono… e ti ritrovi qui, la sera, a scrivere parole, pixel di pensieri, che viaggiano su quel filo ad alta velocità per raggiungere un server chissà dove, e pensieri che viaggiano, ancora più veloci, nella testa, senza connessione, eppure tutti lì, uniti… E vorresti scriver eun milione di cose, vorresti parlare delle persone cui vuoi bene, che significano tanto per te… e che hanno significato tanto. In passato, tempo fa. Ogni giorno un secolo, uno stillicidio del cuore. Una lacrima di sangue scende per ogni amico perso, qui nel mio cuore. Li ho persi, a volte per colpa mia, a volte perchè abbiam semplicemente smesso di vederci… Succede, si smette, ad un certo punto, senza un motivo apparente, ed hai il rimpianto di non aver fatto, di non aver detto, tante cose.

Altre volte è stata colpa mia… parole non pronunciate, o pronunciate quando non dovevo, che non avrei mai dovuto dire. Pensieri non detti. Pensieri non pensati. Parole che volano, e fanno male. Pensieri che restano, e ti perforano il cuore e lo stomaco. E azioni. Soprattutto le azioni. Che non vorresti aver mai fatto, che ti rendi conto che non ne è valsa la pena. Eppure le hai fatte.

Ancora, è successo che non vedessi la sincerità negli altri… parole dette a metà, frasi che alludono senza spiegare, modi di fare ambigui. E non ci vedevo più. Mi capita ancora, con le persone che mi circondano… non so, quasi come se si avesse paura di offendere. E siccome loro magari non ti han mai detto nulla, con che faccia gli vai a dire quel che non ti va giù? E’ un circolo vizioso. L’altra sera ero talmente giù che dovevo mandare un messaggio a qualcuno… E quel qualcuno mi ha fatto sorridere. Diceva che le dispiaceva che non mi fosse venuto un pensiero più allegro di lei per tirarmi su… Scherzava, certo… perchè cosa c’è di più allegro di un amico… o di un’amica… che ti fanno tornare il sorriso, che magari non si sentono speciali, che non sanno neppure di esserlo, ma che per il solo fatto di esserci, e di regalarti un sorriso, sono le persone più speciali che possa avere accanto? A volte mi chiedo se se ne rendano conto, sul serio. Ragazzi, amici miei, siete speciali. Siete speciali perchè ognuno di voi, a modo suo, mi vuole bene… Basta… non riesco più a scrivere… ho gli occhi lucidi. Sono mesi che non piango. E di certo non piango per aver scritto due parole di troppo… o forse si… a volte è dura. Stringi i denti, non sbatti gli occhi, per cercare di evitare di farle scendere… poche persone mi hanno visto piangere…

Peppe, quella volta in appartamento.

Moira, pochi giorni dopo.

Andrea, un paio di anni più avanti.

Iaia, pochi mesi fa.

Le uniche volte che ne è valsa davvero la pena, di piangere, è stato le prime due volte. L’ultima volta è stata la prima che Iaia mi ha visto piangere. Sono contento. Non c’è niente di più umano, di più bello, che piangere davanti ad un amico, ad una persona che ti vuole bene e a cui vuoi bene…

Beh, certo… ci sarebbe quella questioncina di qualche anno addietro… Un discorso con me seduto sulla statua del parco di S.Caterina, ed un’altra persona che mi faceva un discorso, se l’era preparato, se l’era scritto, per dirmi di no… Te lo ricordi, vero? So che leggerai. E so che te lo ricordi. E non pensare mai, nemmeno per un momento, che mi sia sentito preso in giro. Mi hai fatto,  quella volta, una tenerezza immensa… mi volevi dire di no senza ferirmi… grazie. Grazie, perchè sei stata carinissima. E sincera, sempre. Non ti ci ho messo, lì sopra, perchè volevo ricordare, ricordarmi il perchè, appena conosciuta, sei arrivata ad un passo da vedermi in lacrime sul serio. Sono stato cattivo, quella volta… cattivo perchè volevo a tutti i costi aver ragione, anche se sapevo che non potevo, non dovevo, farlo. Anche se sapevo che non c’era storia. E poi mi chiedi perchè ti voglio bene! Sei ancora qui, e tanto mi basta…

Il freestyle per stanotte termina qui, ragazzi. Io vado a nanna. Ho la testa piena di altri pensieri, ma non è saggio dirlli a chiunque… Buona sveglia, ragazzi. A tutti.

[Amarcord] 09/12/2005 A Volte Ritornano…

Un periodo particolare della mia vita… una relazione cominciata male e finita peggio. A volte la distanza del cuore è molto più grande di quella fisica.

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Affidare i pensieri ad una manciata di pixel… buffo. Buffo come Charilie Chaplin quando a testa in giù si aggiusta la cravatta. Buffo come un viaggio nel paese delle meraviglie. Ma io non sono Alice. E non ho un bianconiglio da inseguire. A volte le cose sembrano poco chiare: studio, lavoro, affetti. Affetti. Soprattutto quelli. A volte, sei un po’ spiazzato. Pensi di fare la cosa giusta. Pensi che in fondo ne valga la pena. Perdere un amico, perdere una persona a cui vuoi bene. Pensi che ne valga la pena. Pensi che il giuramento che avevi fatto, se è per un motivo vero, in cui credi, possa anche essere rotto. E lo fai. Poi, ma lo sapevi già, era tempo che l’avevi capito, rotola tutto giù. La Death Valley del cuore. E finisce tutto, così come era cominciato. Anzi, no. Finisce tutto, proprio per come era cominciato. E dentro di te lo sapevi. E così perdi tutto. Più di un rapporto, più di una stima. Perdi tutto insieme, perdi una persona. E sei triste. Triste fino alla morte. Ed ogni volta che lo vedi… è impossibile non farlo, è impossibile non incrociare ciò che hai perso, è una fucilata che ti trapassa il cuore, le membra, l’anima. Sono fortunato: è difficile per me piangere. Poche persone mi hanno visto farlo, poche persone e molto di rado. Altrimenti, lo vedrebbe, vedrebbe il mio cuore contrarsi, fino a non contenere più una goccia di sangue, ma solo le lacrime. E forse è in tuo potere tentare di evitarlo, forse ci puoi provare, ma non ne hai il coraggio. Ed il tempo passa, e tu non sai più che fare… E ti dici "Domani…", ma domani passa, e tu ancora non hai fatto nulla. E il tempo passa…
"Dio! Dammi la forza per scegliere ciò che preferisco, ed il coraggio per conformarmi ad esso" (Camus)
L’unica cosa che posso fare: una preghiera.