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Si riparte (?)

Sì. Forse. Boh. Dopo anni di astinenza, preso dal nuovo avvento di FB, mi trovo a scoprire quanto io abbia trascurato un blog che per me rappresenta il mio angolino di sfogo, il mio promemoria per progetti, speranze, sogni, vita, insomma, un po’ tutto. Non è semplice, non lo sarà, non lo è mai. Ho cambiato vita come mai mi sarei aspettato, ho dei sogni nel cassetto, alcuni nuovi, altri con la polvere sopra, altri seminuovi, un’occasione, non lasciatela scappare. Ho delle speranze, dei piani per il futuro, ho le mie battaglie quotidiane, c’è il lavoro, ci sono gli amici, c’è la mia ragazza, ci sono i giochi, che siano di ruolo o da tavolo.

Ci sono io, alla fine, semplicemente io. Qualche anno fa spaccavo il mondo, ora ho qualche capello bianco e un po’ di ossa rotte alle spalle, sono più vecchio, forse un po’ più saggio? Forse. Sento di poter dire la mia, e probabilmente la mia piace a pochi, probabilmente sono arrogante. Una sola cosa non è cambiata, la politica di questo blog: per quanto arrogante possa sembrare, non vieterò a nessuno di dire la sua opinione, a patto che si rimanga nel civile. Come ho già detto un tempo, non sono lo sceriffo del web, ma pretendo un certo rispetto, non solo delle mie ma anche delle altrui opinioni. Contestabili, finché non si scade nel becero insulto. Difficilmente blocco qualcuno, ma potrei, nell’interesse del vivere civile. Al solito, questo è dovuto per i miei 5 lettori in croce, che in confronto Manzoni aveva le folle oceaniche, altro che ciambelle senza buco 🙂

Ma qui occasionalmente passa sempre qualcuno che desidera lasciare la sua opinione. E quindi, tu, lettore dei vecchi tempi, bentornato, tu lettore nuovo, benvenuto, tu lettore occasionale, spero che rimarrai. E tutti, perdonatemi la polvere, l’odore di vecchio. Perdonate i pensieri forse ammuffiti che troverete. Si ricomincia, con una nuova coscienza, con un nuovo me.

E cosa mai troverete su questo blog? Difficile a dirsi. Di certo i soliti deliri che mi accompagnano anno dopo anno. Qualche digressione nel mondo a me caro dei giochi, qualche post sulla scrittura, magari qualche racconto. Troverete qualcosa del vecchio me, e molto del nuovo, anche se non sono certo che siano così diversi.

Benvenuti a tutti, si ricomincia.

Henry Scott… più forte della morte

“La morte non è niente. Sono solo scivolato nella stanza accanto. Non è successo niente. Ogni cosa resta esattamente come era. Io sono sempre io e tu sei sempre tu, e la vecchia vita che vivevamo così appassionatamente insieme è intatta, immutata. Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora. Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, parla di me con disinvoltura, come hai sempre fatto, non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste. Continua a ridere, come ridevamo, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Prega, sorridi, pensami, prega per me. Fa che il mio nome sia sempre la parola familiare di prima, pronuncialo senza fatica, senza la minima traccia d’ombra o di tristezza. La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto, è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza. Che cos’è la morte se non un incidente trascurabile? Perchè dovrei essere fuori dai tuoi pensieri solo perchè sono fuori dalla tua vista? Ti aspetto, non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio doetro l’angolo. Va tutto bene, niente è rovinato; niente è perduto. Un attimo, e tutto tornerà come prima. Come rideremo del dolore della separazione quando ci ritroveremo!”

Henry Scott Holland (1847-1917)

via Facebook

Tear The Darkness

A volte ci sono cose belle. E poi ci sono cose esagerate. A volte sono entrambe… altre volte sono esageratamente belle. Un fiore appena sbocciato, il volo di un’aquila, la pioggia estiva che ti bagna i capelli, che ti fa ridere, un bambino che gioca, un cucciolo che corre. Un cucciolo come il sentimento che hai dentro, che non sa ancora che cos’è, che tu non sai cosa è, ma sai che lo vuoi tenere stretto, in un angolino del tuo cuore, perchè è una cosa che ti può cambiare la giornata. Che quando vedi qualcosa che fa scattare la molla, non importa che roa sia, ma la giornata diventa all’improvviso migliore, nonostante tutto. Mi è capitato, più di una volta, specialmente di sera, di vedere qualcosa che squarcia le tenebre della giornata, che ti fa vedere buio anche se c’è il sole. Che ti fa ripartire come se avessi il mondo in pugno. Oh, si, mi è successo più di una volta. Ed ogni volta avrei voluto ringraziare con un abbraccio chi era protagonista del piccolo miracolo che mi succedeva ogni volta. Che mi succede ogni volta. Perchè, per chissà quale grazia continua a capitarmi. Non come vorrei, non come spererei, non come dovrei… ma succede, e allora va bene così. Va bene che si chieda il piccolo miracolo di una giornata di sole, per cacciare via la pioggia, va bene un sorriso che vale mille parole, mille pensieri… e che non è nulla più che un sorriso. I pensieri e le parole, quelli che vorresti avere, quelle che vorresti dire, ce li metti tu. E anche se sai che vorresti, che dovresti, ma poi hai paura, e poi decidi e poi non succede perchè qualcosa va storto e ritorni a rimuginare e pensi i tuoi pensieri che scorrono attaccati l’uno all’altro senza soluzione di continuità chiedendoti quando troverai di nuovo la forza per rifarlo e speri che vada bene e hai paura di una risposta che forse hai gia avuto ma ti illudi forse non vuoi credere non vuoi pensare che sia quella che tutto vada così e nonostante tutto va bene anche così anche se vorresti che quel qualcosa diventasse qualcosa di diverso e continui a pensare i tuoi pensieri e isuoi pensieri e di nuovo ritorna quella sensazione che forse potresti sì potrei ma poi ma se succede che… Basta. Ci vuole un po’ di mano ferma. Bisogna sapere quando arrendersi. A volte si vuole la conferma, oppure a volte si va avanti così per inerzia, finchè non ci si abitua a quello struggimento dentro. Ma no, sono tutte balle, non ci si abitua. Ci si convive, ma non ci si abitua… finchè non arriva una forza più grande… ma nel frattempo non puoi aspettare, perchè lo sai che vorresti dirlo e non puoi, e non vuoi, e non ci riesci… Volere è potere, forse. Ma la paura frena più di quanto si immagini. Eppure…

Eppure a volte basta un sorriso. Semplice, disarmante, che scalda il cuore. Un sorriso che ti piace, a cui vuoi bene. E senti di voler bene anche a chi te lo fa. Un sorriso, solo uno, per cambiare la giornata. Per ricordarsi che la vità è luminosa come quel sorriso, che anche se forse non sarà mai tuo, è un sorriso che saresti felice anche solo di vedere tutti i giorni… Non chiedo poi molto, credo… Solo un sorriso… Il tuo sorriso… Per me, per te… Per noi… Per la gioia che ci porta. Il resto verrà da se, se vorrai…

sorriso

A Volte Sarebbe Da Tirare Fuori La Roncola…

E darla sulle gengive delle teste di cazzo che scrivono puttanate come questa. Questo tale Giacomo Di Girolamo è fondamentalmente un coglione. Un cretino che crede di aver detto delle cose intelligentissime. Quasi mi dispiace dargli un trackback, ma voglio che legga questo post: Giacomo Di Girolamo, sei un coglione. Bello grassettato così te ne rendi conto. E lo rileggi. Tanto qui è casa mia, e non può certo tagliarmi questo pezzo, lui. E che sia un coglione ne sono profondamente convinto, ed è una mia fortissima opinione. Perchè? Beh, ma è logico: io ho degli amici che abitano in Abruzzo. Vorrei solo che questo bell’imbusto glie lo andasse a dire in faccia ai terremotati tutto sto bel discorsino. Vai, vai. Vediamo se non ti pigliano a roncolate. Vai a passare una settimana in una zona terremotata solo con i vestiti che hai addosso, senza ricevere alcun aiuto da parte del volontariato e della beneficenza. Vai. Ti do’ una settimana di tempo. Poi vengo lì, con te che ti stai “puzzando dal freddo” (come dicono a Napoli) e che hai una fame spaventosa, mi metto lì davanti a te e mi sbafo un panino farcito con ogni ben di dio. E mentre sei lì che guardi me che mangio, mentre tu sei affamato, mentre puzzi come un branco di elefanti con la dissenteria (perchè l’acqua, potabile e non, scarseggia, ciccio, c’è stato il terremoto, sai?), mentre sei lì che non hai avuto nemmeno una coperta per la notte, io tiro fuori un 50 euro. E poi ti dico:

Sai, è la beneficienza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell’italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la beneficienza, fa da pretesto. Per cui, con questi 50 sacchi, stasera vado al ristorante. Ciao, eh.

[La parte sottolineata sono parole del cretino di cui sopra.]

E poi me ne vado. E voglio vedere che cazzo c’ha da dire, dopo.

Avevo proprio bisogno di sfogarmi.

Per una critica ragionata, invece, vi invito a leggere la risposta di Lisa Perni alle idiozie scritte dal tipo di cui sopra. Che è una persona che si sa controllare meglio di me. E alla quale mi fa piacere lasciar eun trackback. Molto piacere. Talmente tanto che chiudo con la citazione del finale del suo articolo:

…ma no, forse ha ragione lui: la prossima volta che ci sarà una raccolta fondi dirò di “NO! Io pago già le tasse, ci pensi lo Stato!” e quando mio figli di 6 anni mi domanderà “Mamma, ma sei impazzita?” gli risponderò “No amore, è che ora è di moda essere stronzi!

Le generazioni future ringraziano Lisa. A Giacomo invece, spero vivamente che lo riempiano di roncolate sulle dita (senza ucciderlo che è peccato – ma almeno la pianta di scrivere cazzate).

Una Prece Per l’Abruzzo

Non ci sono parole per esprimere la tristezza di fronte a ciò che è successo. Esistono solo le parole non dette del cuore. E’ poco, pochissimo, ma voglio dedicare questa canzone alle vittime del terremoto. E’ un canto alpino, uno fra i più belli che la tradizione alpina ricordi. Non dico altro… Non servirebbe.

 

 

Dio del cielo, Signore delle cime
un nostro amico hai chiesto alla montagna.
Ma ti preghiamo, ma ti preghiamo.
Su nel paradiso, su nel paradiso
lascialo andare per le Tue montagne.

Santa Maria, signora della neve
copri col bianco soffice mantello
il nostro amico il nostro fratello.
Su nel paradiso, su nel paradiso
lascialo andare per le Tue montagne.

Vorrei… (Refrain)

Refrain. Ormai è quasi un rituale. Una sigaretta, la grappa, i miei pensieri. E Gershwin con la sua “Rapsodia in blu”. Mi piace Gershwin. Forse, si, forse sarebbe meglio un notturno di Chopin, ma vista l’ora, la Rapsodia la preferisco… è un crescendo che annunci l’esplosione della vita, al mattino. E poi il resto della mia playlist. Un goccio di grappa, una sigaretta, la musica. I miei pensieri che cominciano a vagare… Refrain. Il riverbero delle corde dell’anima, del cuore. Riverbera il mio animo ora, perchè vorrei… Vorrei. Una parola semplice. Espressione dei mille desideri che accompagnano l’uomo. Cosa vorrei? Il suono di un respiro vicino al mio, il suono di un cuore che batte, pieno di vita. ascoltare la vibrazione del cuore. Il riverbero del cuore. Qui, qui in mezzo al petto, dove c’è quel brutto bastardo, fabbro di emozioni e di vita, fabbro di amore. Quel grandissimo, adorabile bastardo. Quello che che ti fa sperare quando ogni speranza è persa. Quello che è lì, e non ti abbandona, nemmeno nel buio dell’anima. E così te lo dice lui cosa vorresti. Vorrei… vorrei conoscer l’odore del tuo paese, canta Guccini. Si. Vorrei questo e molto di più. L’odore del tuo paese, gli amici, tutto. E poi passeggiare, su nelle montagne, dove l’aria è pura. Vorrei vederti sorridere, e sapere che sono io il motivo del tuo sorriso. Vorrei portarti dove il cielo è bello, dove si sente il respiro del mondo, e l’eco della tua voce, il riverbero dell’anima.

E lo vorrei, perchè non sono quando non ci sei,

e resto solo coi pensieri miei, ed io…


Refrain. Ed io sono qui a scrivere parole senza senso, o col senso di quello che ho dentro, ma che non riesco ad esprimere. Che non riesco a dire. Eppure nel cuore, nel mio cuore, c’è il riverbero della luce di un sorriso. Se solo potessi vederlo. E’ come una cosa così bella da non poterla descrivere. Vieni, vieni su con me, là dove l’aria è limpida, e dove se anche le montagne sono intorno ed escludono allo sguardo ciò che sta di là, anche così, vedi più lontano, vedi più chiaro, vedi dentro. Dentro il cuore, dentro quello che vorrei offrirti e che non sono capace. Dentro quel piccolo seme di felicità che mi sono trovato dentro. Che sta cercando di germogliare, che ha paura di tirare fuori il fiore che contiene. E che pure così riverbera al suono della vita.

E lo vorrei, perchè non sono quando non ci sei,

e resto solo coi pensieri miei, ed io…

Refrain. E resto solo con me, con il mio cuore, e vorrei essere con te. Svegliarmi e vederti ancora lì nel letto, con gli occhi chiusi, ed il respiro del sonno. E svegliarti con un bacio, e vederti sorridere quando apri gli occhi, ed accarezzare i tuoi capelli, ed ascoltare il tuo buongiorno assonnato… e vibrare. Vibrare al suono del tuo respiro, della tua voce, del caffè che ti porto. Vorrei qualcosa di semplice. Vorrei cantare, ballare, dipingere. Vorrei cantare il canto delle tue mani, vorrei dipingere il suono del tuo respiro, vorrei ballare alla musica del tuo sorriso. E sono qui, a scrivere le parole di un folle, o di un sognatore. Qual è il confine fra sogno e follia, fra ciò che si spera e ciò che si avrà? eppure è dolce camminare lungo il sottile flo tra la follia e il sogno. Eppure… Eppure c’è qualcosa di più. Si tratta di respirare e fare il salto. Un salto nel buio, un tuffo dove non si tocca. Il brivido e la paura. E sai che se ci riuscirai avrai già conquistato qualcosa di grande. E al di là c’è un orizzonte più grande. Quello dove ci sei tu. Quello dove ci siamo noi?

E lo vorrei, perchè non sono quando non ci sei,

e resto solo coi pensieri miei, ed io…

Refrain. Non sono quando non ci sei. Non sono felice. Non sono completo. Non sono. Chi sei tu che cammini nel mio cuore? Che lasci quel profumo buono che mi fa vibrare, che fa a pezzi tutto ciò che credevo di sapere? Chi sei tu che sei? Semplicemente. Sei. Ed io che sono qui, a parlare della principessa che vorrei accanto al mio cuore, non sono. Mi manca qualcosa. Mi manca il tuo respiro, ed il tuo sorriso, principessa. Mi manca il coraggio di fare il salto. Mi manchi tu. E’ quasi l’alba. Non c’è niente come l’alba, per cominciare di nuovo. La notte è scura, a volte è viva. Ma l’alba arriva, ogni volta. Vieni principessa, vieni con me a vedere l’alba. Il sole che sorge. Vieni a chiamare il sole nel mio cuore. Portami con te, là dove il tuo sorriso smuove le montagne e le fa vibrare. Vieni con me. No. Vieni accanto a me. Percorriamo insieme la salita fino alla cima della montagna. Quel sentiero così arduo che è la vita. E a metà strada, ti regalerò la corona fatta col mio cuore, col mio piccolo cuore. Con quel piccolo, adorabile bastardo di un cuore che mi ritrovo. Con quel cuore ingannatore, inadeguato, sempre inadeguato. A cui sempre la speranza fa luce. Anche oltre ogni ragione. La ragione del cuore è la speranza. Vieni con me, principessa. Camminiamo insieme.

E lo vorrei, perchè non sono quando non ci sei,

e resto solo coi pensieri miei, ed io…

Refrain. E lo vorrei, lo vorrei davvero. Vorrei essere capace di dirti questo, e  di più. Vorrei solo essere capace di dirti quanto sono piccolo di fronte a questa cosa grande. Parole di un folle. Ma di un folle che vorrebbe, nonostante tutto, essere capace di regalarti un sorriso. Ogni giorno. Ma siamo piccoli di fronte all’immensità delle passioni che quel fabbro che picchia nel petto forgia, e fa sorgere come una montagna. Da scalare, e in cima alla quale ritrovarti. Vorrei essere capace di portarti via e di dirti questo. O di non dirtelo, di condensare tutto in una esplosione piccola ma potente, di chiederti semplicemente di starmi accanto. Non sono un poeta, non sono un cantore del cuore. Sono solo io. Io, nella mia piccolezza. Limitato, incapace di sostenere da solo questa grande cosa che ho davanti. Eppure sono qui a cercare di germogliare, eppure a temere di farlo. Ed ogni volta sono sempre lì al limite, un po’ più in là della volta prima. eppure mai al punto di non ritorno. Perchè lo vorrei, principessa. Eppure ne ho paura. Ho paura di non essere in grado, di non essere all’altezza. Di non essere. E vorrei che lo sapessi e che accettassi l’unica cosa, per quanto piccola, che ti posso dare in ogni momento: il mio cuore.

E lo vorrei, perchè non sono quando non ci sei,

e resto solo coi pensieri miei, ed io…

Refrain. Ormai albeggia. Buongiorno, principessa. Ben svegliata.

Requiescat In Pace

Lunedì 9 febbraio, ore 20.10. Muore Eluana Englaro. Non si può rimanere indifferenti, in un modo o nell’altro. Il giudizio non è semplice, bisognerebbe trovarsi lì. Con una figlia che non riprende coscienza da 17 anni. Al di là delle facili retoriche, io penso solo che, quattro giorni o una settimana, o anche due, questa ragazza ha sofferto i sitomi della privazione di cibo e liquidi. Far morire un figlio in questa maniera è veramente disumano, sia cosciente o meno. Però, almeno, è morta in fretta. Avrei preferito che vivesse, ma preferisco che sia morta subito piuttosto che patire per due settimane. E non mi si venga a dire che non stava soffrendo: i medici non possono saperlo, checchè ne dicano. E nel dubbio, visto che la morte cerebrale non è mai stata dichiarata, immagino che soffrisse.

26 Gennaio 2009 – Divento zio!

Beh, il titolo è autoesplicativo… Sono commosso e felice. Rachele è bellissima, e alla nascita (ore 23.52) pesava 4,01 Kg… praticamente un torello ^_^

Sono davvero felice, per mia sorella e per mia madre, e poi per me…

Prima di lasciarvi alle foto di rito, un paio di ringraziamenti:

Iaia, che anche se era a lavoro, ha trovato il tempo di un messaggino e sono certissimo che mi è sempre stata vicino, anche se distante fisicamente… Sei sempre un’amica speciale.

Sara (si, si, parlo proprio di te), che mi ha sopportato mentre facevo la telecronaca in presa diretta via sms…  Grazie di cuore, sei un tesoro.

Laurina, che anche se è andata a letto presto ha trovato il tmepo di farmi un po’ di coraggio… Oggi mi sbilancio e ti meriti un Forza Pisa!

E per ora basta…

Foto di rito:

Il bagnetto:

Bagnetto

Ancora a mollo (va pulita bene :)):

Bagnetto2

L’asciugatura:

Asciugatura

E infine la pesa (4010 grammi :D):

Pesatura

‘Njoy!

Miauz!

[Amarcord] 06/06/2006 B16: Se non ci riesce lui…

Una giornata a Roma…

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Bella storia: sabato 3 giugno sveglia alle 4, che alle 5 si parte… per cui, perche’ andare a dormire?

Giustamente sono rimasto sveglio. Alle 5 eravamo tutti li’ pronti a prendere il pullman che ci avrebbe portato a Roma per andare a incontrare il papa. Mentre si cazzeggia aspettando i ritardatari, non mi vedo arrivare il Pes? Cazzo, che storia! Grandissimo! Arriviamo a Roma, ovviamente sul pullman mi disintegro dormendo, la schiena mi insulta in tutte le lingue, ma non importa. Scendiamo dal pullman, e io e il Pes ci mettiamo vicini, incollandoci a nostra volta a qualcuno che sa la strada per arrivare in piazza san Pietro. Tecnica nota anche come "Algoritmo della pecora"… 🙂

Bella li’, arriviamo in piazza. C’e’ gia’ un casino troppo di gente. Bom, ci piazziamo in piazza, giusto? Giusto. Cominciamo a mangiare perche’ e’ mezzogiorno e mezzo, giusto? Giusto. Aspettiamo rilassati il papa, giusto? Sbagliato. Il servizio d’ordine viene a comunicare che l’ingresso in piazza e’ alle 14.30. Porco schifo. Sgomberiamo (a onor dei ragazzi del servizio d’ordine, c’e’ da ammettere che la piazza e’ stata sgomberata in appena 45 minuti, e contando che era piena mi pare un ottimo tempo), e ci rimettiamo in fila. Nel frattempo perdiamo un pezzo di gruppo durante l’uscita, ed un altro mentre ci sistemiamo per la fila. Beh, pazienza, siamo dal papa, mica pizza e fichi… E in fondo e’ un piccolo scotto da pagare, rispetto al guadagno: Aperta la piazza, riusciamo a raggiungere la ringhiera, praticamente siamo messi con vista su strada, e papa Benedetto XVI, per gli amici B16, ci passera’ davanti… Fico. Bom, passiamo il tempo cazzeggiando, ascoltando canti, vedendo gente scavalcare per andare dall’altra parte della strada… Fotografo le guardie svizzere, nel frattempo io e il Pes cerchiamo i Quattro Mori, ovvero la bandiera sarda, perche’ ci deve essere. La vediamo infatti in  lontananza. All’improvviso pero’, spunta la suora da combattimento: tira su una bandiera praticamente davanti a noi. E sono i 4 Mori. Parte spontaneo un "Aio’!" che sfonda svariati timpani. Nel frattempo messaggio con Iaia. Non e’ potuta venire, mi spiace un casino, perche’ e’ un po’ triste per sta cosa. Per cui le prometto che le saluto il papa… 🙂

Comincia la liturgia (nota bene: la suora continua a mantenere su la bandiera per tutto il tempo, la abbassa solo durante l’omelia di B16), e dopo un po’ di filmati amarcord nei quali vengono fatti vedere i discorsi dei fondatori dei vari movimenti a GP2 (cioe’ il nostro amico Karoll :)), arriva B16. Lo attendiamo al varco. Siamo li’ aggrappati alla ringhiera. Lui passa. Foto al volo col cellulare. Poi mantengo la promessa… Gli urlo "Ti saluta Caterina!". Spero che lo abbia sentito. E poi i saluti dei capi dei movimenti. E poi parla B16, di tutto. E noi riceviamo la possibilita’ di avere l’indulgenza plenaria. Cazzo, e’ il momento per confessarsi. E’ tantissimo che non lo faccio. Anche il Pes. E tutti e due ci dobbiamo levare un gran peso dal cuore. Il Pes da diversi anni, io da qualche settimana. Ma un peso e’ un peso. Alla fine sono sempre cose difficili da dire, anche ad un prete. anche se ti sta confessando. Ma come ha detto il Pes: "Se non ce la fa B16, nessuno su questa terra ce la fa". Per cui ci fidiamo. Usciamo da piazza S.Pietro alle 21 e rotte. Arriviamo al pullman non si sa come. Partiamo alle 22.30, forse alle 23. Mi cappotto sui sedili in fondo. Alle 3.30 arrivo a casa. Poi la mattina, domenica, vado a confessarmi. Il Pes si confessa nel pomeriggio. Ragazzi, davvero, se non ce la fa B16, non ce la fa nessun altro. Vivo, intendo.

Conclusioni? Beh, che dire… ho scoperto la grandezza di una persona come il Pes, che gia’ stimavo e che ora stimo ancora di piu’, non tanto perche’ sia venuto dal papa, quanto perche’ finalmente ha preso il coraggio in mano e ha confessato un peccato vecchissimo. E ci vuole un gran coraggio per farlo. Ho visto da vicino B16, e sono contento. Mette un nonsocche’ dentro che non si sa. Bello. E poi l’ho salutato da parte di Iaia. E in tutto cio’ ho scoperto che Giovanni Paolo II aveva ragione su tutta la linea: quando mori’ ho pianto come un bambino, gli ho voluto bene perche’ era il nostro papa, un uomo, un ragazzo. Era il papa di noi ragazzi, ma anche di tutti. E scopro che ci ha insegnato a voler bene davvero: B16 e’ un papa a cui voler bene. Come GP2… Lo stesso cammino, la stessa storia. Lo stesso affetto che ha lui per noi e noi per lui…

[Amarcord] 25/03/2006 I just call, to say…

Una telefonata, tanti amici.

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"Pronto?"

"Buonasera! Allora, com’è andato il seminario?"

Così è cominciata la giornata… no, andiamo un pò indietro: la giornata è cominciata molto prima. Mi sveglio alle 9 di mattina… porco giuda, se è tardi… dovrei essere a lezione, ocmincia ora… fortunatamente la prof ritarda sempre un dieci minuti… non che bastino, ma meglio che un calcio nei denti… bon, poco male. Faccio in un lampo come al solito, arrivo in facoltà con un ritardo abominevole. Mezz’ora… niente, direte voi, ma in mezz’ora si posso spiegare tante cose… o così dice la prof.. fatto sta che seguo lezione, poi al volo ad ingegneria, a studiare, poi all’ora di pranzo a festeggiare un compleanno, matchino veloce a tresette, poi di nuovo a studiare un’oretta. Francesca aveva il seminario, stamane… ma cazzo, mi sono dimenticato di chiamarla. Ne approfitto ora… mentre vado a lavoro… Due chiacchiere, anche di più, un dieci-venti minuti di telefonate…

I just call…

"Ma stasera ci vieni all’incontro?"

Eh, a saperlo.. e poi smonto alle 22 da lavoro, lì comincia alle 21.30…

"Vabbè, ma magari ce la fai a beccarti un pezzo, così ci si vede un pò, che non ci vediamo mai, sennò…"

E come fai a dire di no? E’ così che gli amici mi prendono: come dire di no? In fondo, come fai a dire che non vai di fronte ad una tua amica che ti conosce poco, pochissimo forse fra i tuoi amici è quella che ti conosce meno, e che alla prospettiva di non vederti nemmeno quella sera, senti che si inserisce una piccola, impercettibile nota di… no, non delusione, ma di dispiacere… di puro dispiacere per non vederti, sai che potresti anche essere lì per quello che ti riguarda, sai esattamente come dal sorriso è passata ad un piccolo broncio. Ma porco mondo, perchè gli amici devono farmi questo effetto? Perchè voglio bene ai miei amici, dal primo all’ultimo, e i più grandi amici sono a volte i più impensati… e così mi son deciso… sono arrivato sul posto che eran le 22.30 passate, incontro quasi finito… beh, sorpresa, ci trovo la Fra in fondo, e mi siedo lì vicino… ce la ridiamo… un paio di battute, un ascolto serio del discorso… poi l’incontro finisce… usciamo dalla sala e rimaniamo a chiacchierare fuori, con tutti e con nessuno… c’è anche Iaia… beh, ovvio, non ha molto tempo, ma deve preparare un incontro con l’Aermacchi, mi pare che sia più che giustificata… comunque, con Francesca non si parla molto, giusto due o tre parole, un paio di sorrisi, e lei va via, ovviamente, poveraccia, è stanca morta, proprio a livello fisico… in fondo non c’è niente di stressante come parlare di fronte a tanta gente… dettagli… esco, due chiacchiere con Matteo mentre lo accompagno per un pezzo, ma prima, passo accanto a Iaia, e lei mi dà uno scappellotto, poi mi abbraccia dandomi un bacio e mi sussurra "Ti voglio bene"… Mondo disco, ragazzi. E tutto scatenato da un sorriso che si è spento, e che non ho nemmeno visto… Vedere Francesca, anche se per un paio di minuti, scambiare un sorriso di intesa con Iaia, che dice tutto, dice tutto a noi che sappiamo cosa vuol dire, un sorriso che è sette anni di amicizia, litigi, sorrisi, abbracci, lacrime, risate, sorprese, scoprire di nuovo tutto questo è bello…

Ed allora… beh, si insomma… i ringraziamenti di rito, perchè ogni volta, i miei amici vanno ringraziati, come potrei non farlo… ripetitivo? Si, può darsi… ma qui detto leggeio, per cui ringrazierò a non finire tutti quelli che mi va, e tutte le volte che voglio…

Grazie Francesca, perchè senza quella telefonata, enza quel sorriso che si è spento al telefono e che ho sentito spegnersi, e senza la voglia che avevi di vedermi, non avrei mai passato una serata fantastica. Grazie perchè sei sempre allegra, contagiosamente allegra.. E grazie perchè ti scordi sempre di mandarmi la sceneggiatura della tua Alice, perchè così te lo posso ricordare…

Grazie Iaia, perchè ogni sorriso è un regalo, ogni abbraccio è la nostra amicizia, dall’inizio fino ad ora, fino a domani, fino a sempre, grazie perchè non mi molli mai, grazie perchè trovi sempre anche solo 5 secondi per me, grazie perchè mi vuoi bene nonostante tutto, grazie perchè non mi sono mai vergognato di aver pianto davanti a te…

[Giuro che a scrivere questo paragrafo stavo per piangere di nuovo… grazie, Iaia, perchè mi regali un’amicizia meravigliosa…]

Grazie Matteo, presidente e amico, che deve fare un sacco di cose, eppure c’è sempre.

I just call…

Mi basta una chiamata, e sono di nuovo fra amici…

I just call, to say…

To say…

Thanks to all my friends…