Una Prece Per l’Abruzzo

Non ci sono parole per esprimere la tristezza di fronte a ciò che è successo. Esistono solo le parole non dette del cuore. E’ poco, pochissimo, ma voglio dedicare questa canzone alle vittime del terremoto. E’ un canto alpino, uno fra i più belli che la tradizione alpina ricordi. Non dico altro… Non servirebbe.

 

 

Dio del cielo, Signore delle cime
un nostro amico hai chiesto alla montagna.
Ma ti preghiamo, ma ti preghiamo.
Su nel paradiso, su nel paradiso
lascialo andare per le Tue montagne.

Santa Maria, signora della neve
copri col bianco soffice mantello
il nostro amico il nostro fratello.
Su nel paradiso, su nel paradiso
lascialo andare per le Tue montagne.

Vorrei… (Refrain)

Refrain. Ormai è quasi un rituale. Una sigaretta, la grappa, i miei pensieri. E Gershwin con la sua “Rapsodia in blu”. Mi piace Gershwin. Forse, si, forse sarebbe meglio un notturno di Chopin, ma vista l’ora, la Rapsodia la preferisco… è un crescendo che annunci l’esplosione della vita, al mattino. E poi il resto della mia playlist. Un goccio di grappa, una sigaretta, la musica. I miei pensieri che cominciano a vagare… Refrain. Il riverbero delle corde dell’anima, del cuore. Riverbera il mio animo ora, perchè vorrei… Vorrei. Una parola semplice. Espressione dei mille desideri che accompagnano l’uomo. Cosa vorrei? Il suono di un respiro vicino al mio, il suono di un cuore che batte, pieno di vita. ascoltare la vibrazione del cuore. Il riverbero del cuore. Qui, qui in mezzo al petto, dove c’è quel brutto bastardo, fabbro di emozioni e di vita, fabbro di amore. Quel grandissimo, adorabile bastardo. Quello che che ti fa sperare quando ogni speranza è persa. Quello che è lì, e non ti abbandona, nemmeno nel buio dell’anima. E così te lo dice lui cosa vorresti. Vorrei… vorrei conoscer l’odore del tuo paese, canta Guccini. Si. Vorrei questo e molto di più. L’odore del tuo paese, gli amici, tutto. E poi passeggiare, su nelle montagne, dove l’aria è pura. Vorrei vederti sorridere, e sapere che sono io il motivo del tuo sorriso. Vorrei portarti dove il cielo è bello, dove si sente il respiro del mondo, e l’eco della tua voce, il riverbero dell’anima.

E lo vorrei, perchè non sono quando non ci sei,

e resto solo coi pensieri miei, ed io…


Refrain. Ed io sono qui a scrivere parole senza senso, o col senso di quello che ho dentro, ma che non riesco ad esprimere. Che non riesco a dire. Eppure nel cuore, nel mio cuore, c’è il riverbero della luce di un sorriso. Se solo potessi vederlo. E’ come una cosa così bella da non poterla descrivere. Vieni, vieni su con me, là dove l’aria è limpida, e dove se anche le montagne sono intorno ed escludono allo sguardo ciò che sta di là, anche così, vedi più lontano, vedi più chiaro, vedi dentro. Dentro il cuore, dentro quello che vorrei offrirti e che non sono capace. Dentro quel piccolo seme di felicità che mi sono trovato dentro. Che sta cercando di germogliare, che ha paura di tirare fuori il fiore che contiene. E che pure così riverbera al suono della vita.

E lo vorrei, perchè non sono quando non ci sei,

e resto solo coi pensieri miei, ed io…

Refrain. E resto solo con me, con il mio cuore, e vorrei essere con te. Svegliarmi e vederti ancora lì nel letto, con gli occhi chiusi, ed il respiro del sonno. E svegliarti con un bacio, e vederti sorridere quando apri gli occhi, ed accarezzare i tuoi capelli, ed ascoltare il tuo buongiorno assonnato… e vibrare. Vibrare al suono del tuo respiro, della tua voce, del caffè che ti porto. Vorrei qualcosa di semplice. Vorrei cantare, ballare, dipingere. Vorrei cantare il canto delle tue mani, vorrei dipingere il suono del tuo respiro, vorrei ballare alla musica del tuo sorriso. E sono qui, a scrivere le parole di un folle, o di un sognatore. Qual è il confine fra sogno e follia, fra ciò che si spera e ciò che si avrà? eppure è dolce camminare lungo il sottile flo tra la follia e il sogno. Eppure… Eppure c’è qualcosa di più. Si tratta di respirare e fare il salto. Un salto nel buio, un tuffo dove non si tocca. Il brivido e la paura. E sai che se ci riuscirai avrai già conquistato qualcosa di grande. E al di là c’è un orizzonte più grande. Quello dove ci sei tu. Quello dove ci siamo noi?

E lo vorrei, perchè non sono quando non ci sei,

e resto solo coi pensieri miei, ed io…

Refrain. Non sono quando non ci sei. Non sono felice. Non sono completo. Non sono. Chi sei tu che cammini nel mio cuore? Che lasci quel profumo buono che mi fa vibrare, che fa a pezzi tutto ciò che credevo di sapere? Chi sei tu che sei? Semplicemente. Sei. Ed io che sono qui, a parlare della principessa che vorrei accanto al mio cuore, non sono. Mi manca qualcosa. Mi manca il tuo respiro, ed il tuo sorriso, principessa. Mi manca il coraggio di fare il salto. Mi manchi tu. E’ quasi l’alba. Non c’è niente come l’alba, per cominciare di nuovo. La notte è scura, a volte è viva. Ma l’alba arriva, ogni volta. Vieni principessa, vieni con me a vedere l’alba. Il sole che sorge. Vieni a chiamare il sole nel mio cuore. Portami con te, là dove il tuo sorriso smuove le montagne e le fa vibrare. Vieni con me. No. Vieni accanto a me. Percorriamo insieme la salita fino alla cima della montagna. Quel sentiero così arduo che è la vita. E a metà strada, ti regalerò la corona fatta col mio cuore, col mio piccolo cuore. Con quel piccolo, adorabile bastardo di un cuore che mi ritrovo. Con quel cuore ingannatore, inadeguato, sempre inadeguato. A cui sempre la speranza fa luce. Anche oltre ogni ragione. La ragione del cuore è la speranza. Vieni con me, principessa. Camminiamo insieme.

E lo vorrei, perchè non sono quando non ci sei,

e resto solo coi pensieri miei, ed io…

Refrain. E lo vorrei, lo vorrei davvero. Vorrei essere capace di dirti questo, e  di più. Vorrei solo essere capace di dirti quanto sono piccolo di fronte a questa cosa grande. Parole di un folle. Ma di un folle che vorrebbe, nonostante tutto, essere capace di regalarti un sorriso. Ogni giorno. Ma siamo piccoli di fronte all’immensità delle passioni che quel fabbro che picchia nel petto forgia, e fa sorgere come una montagna. Da scalare, e in cima alla quale ritrovarti. Vorrei essere capace di portarti via e di dirti questo. O di non dirtelo, di condensare tutto in una esplosione piccola ma potente, di chiederti semplicemente di starmi accanto. Non sono un poeta, non sono un cantore del cuore. Sono solo io. Io, nella mia piccolezza. Limitato, incapace di sostenere da solo questa grande cosa che ho davanti. Eppure sono qui a cercare di germogliare, eppure a temere di farlo. Ed ogni volta sono sempre lì al limite, un po’ più in là della volta prima. eppure mai al punto di non ritorno. Perchè lo vorrei, principessa. Eppure ne ho paura. Ho paura di non essere in grado, di non essere all’altezza. Di non essere. E vorrei che lo sapessi e che accettassi l’unica cosa, per quanto piccola, che ti posso dare in ogni momento: il mio cuore.

E lo vorrei, perchè non sono quando non ci sei,

e resto solo coi pensieri miei, ed io…

Refrain. Ormai albeggia. Buongiorno, principessa. Ben svegliata.

Requiescat In Pace

Lunedì 9 febbraio, ore 20.10. Muore Eluana Englaro. Non si può rimanere indifferenti, in un modo o nell’altro. Il giudizio non è semplice, bisognerebbe trovarsi lì. Con una figlia che non riprende coscienza da 17 anni. Al di là delle facili retoriche, io penso solo che, quattro giorni o una settimana, o anche due, questa ragazza ha sofferto i sitomi della privazione di cibo e liquidi. Far morire un figlio in questa maniera è veramente disumano, sia cosciente o meno. Però, almeno, è morta in fretta. Avrei preferito che vivesse, ma preferisco che sia morta subito piuttosto che patire per due settimane. E non mi si venga a dire che non stava soffrendo: i medici non possono saperlo, checchè ne dicano. E nel dubbio, visto che la morte cerebrale non è mai stata dichiarata, immagino che soffrisse.

26 Gennaio 2009 – Divento zio!

Beh, il titolo è autoesplicativo… Sono commosso e felice. Rachele è bellissima, e alla nascita (ore 23.52) pesava 4,01 Kg… praticamente un torello ^_^

Sono davvero felice, per mia sorella e per mia madre, e poi per me…

Prima di lasciarvi alle foto di rito, un paio di ringraziamenti:

Iaia, che anche se era a lavoro, ha trovato il tempo di un messaggino e sono certissimo che mi è sempre stata vicino, anche se distante fisicamente… Sei sempre un’amica speciale.

Sara (si, si, parlo proprio di te), che mi ha sopportato mentre facevo la telecronaca in presa diretta via sms…  Grazie di cuore, sei un tesoro.

Laurina, che anche se è andata a letto presto ha trovato il tmepo di farmi un po’ di coraggio… Oggi mi sbilancio e ti meriti un Forza Pisa!

E per ora basta…

Foto di rito:

Il bagnetto:

Bagnetto

Ancora a mollo (va pulita bene :)):

Bagnetto2

L’asciugatura:

Asciugatura

E infine la pesa (4010 grammi :D):

Pesatura

‘Njoy!

Miauz!

[Amarcord] 4/5/2007 Un ponte per Terabithia

Un bellissimo film… uno dei più belli che abbia mai visto…

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Pubblicità sentita alla radio… Andiamo a vederlo. Prevenire è meglio che curare, dicono, per cui io parto prevenuto. Mi aspetto la solita storia fantasy. Mi trovo tutt’altro.
Ma partiamo dall’inizio: lui disegna, è molto bravo. Lei scrive, è molto brava. Hanno 11 anni, più o meno. Entrambi corrono, e pure veloci. Entrambi non hanno amici. Si trovano a vivere accanto. E poi comincia la storia. E’ una storia di magia, di fantasia, di realtà, di piccole paure, di grandi dolori. E’ la storia di un mondo normale. E’ la storia di due ragazzi soli che scoprono inseme un nuovo mondo, magico, meraviglioso, dove l’esercito dei buoni è composto di libellule, mentre i cattivi sono scoiattoli mostruosi ed uccellacci spaventosi. E’ la storia di Terabithia. E’ la storia di due ragazzi. Come si entra a Terabithia? No. Non con un armadio, non grazie ad un potente mago, non con un libro. No, nemmeno con un ponte. Con una corda. E così all’improvviso, uno squallido pezzo di bosco diventa un regno fantastico. Un regno di caccia ai troll, un regno dove si combatte l’Oscuro Signore del Male (si, così. Non ha un nome. A cosa servirebbe?), un regno dove si può per un attimo andare in un altro mondo, vivere una grande avventura, tornare a scuola, e viverne una ancora più grande, perchè vera. Un mondo dove si possono affrontare le proprie paure, per poterle poi affrontare nella vita reale. Benvenuti signori, benvenuti a Terabithia. Benvenuti nella casa sull’albero. Benvenuti in una storia normale. Benvenuti nella gioia di un’amicizia, e nelle lacrime di una perdita. Lo confesso, stavo quasi per piangere. Un ponte per Terabithia tocca qualcosa nel cuore. Tocca il bambino che c’è sempre. Eran pupazzi, erano barbi, era il “Facciamo che…”
“Facciamo che noi eravamo i pirati buoni e dovevamo liberare le principessa…”
Facciamo che c’era un posto che si chiama Terabithia. Facciamo che Lui era il Re e lei la Regina. Facciamo che le pigne diventano granate. Facciamo che torniamo bambini.
“Chiudi gli occhi, e tieni bene aperta la mente…”
Benvenuti a Terabithia.
Nulla ci schiaccerà!

[Amarcord] 1/7/2007 Eragon – Il Film: storia di un libro annunciato.

Un libro passabile, un pessimo film…
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Ok… Poche ciancie: stasera cosa fare, ho il Tuccio in casa, e sento Dea Botte. L’idea è di andare a vedere Eragon… Il libro non è male. Si legge bene, scorre tranquillo. E’ scritto da un 15enne, e si vede, ma nel complesso si legge bene. Per cui tutti a vedere il film. Avevo ricevuto voci contrastanti in proposito, ma ho pensato che ne potesse valere la pena… Sarà stato così? Scopriamolo.
NOTA BENE: Sto per cominciare la recensione del film. Se qualcuno non l’ha visto e non si vuole perdere la sorpresa, non legga. Siete avvisati.
Entriamo nel cinema. Ci sediamo. Sono in una buona posizione, non ottima, ma buona. Comincia il film. E subito si nota una strana discrepanza: la voce narrante parla di una “guerra sanguinosa” fra i cavalieri dei draghi. Chissà se hanno letto bene il libro, perchè in questo non c’è traccia di questa fantomatica guerra. Ma si sa… That’s Hollywood. Bene. Dopo questo piccolo svarione, si comincia in verità bene. La scena dell’assalto all’elfa è resa molto bene. Piace, è dinamica. E poi c’è Aria che è un pezzo di ragazza che non lascia indifferenti…
Dopo le cose iniziano ad andare piuttosto male. Compare Brom, che dovrebbe essere un mentore, mentre sembra solo un povero pazzo. Nel frattempo assistiamo all’evoluzione di Eragon Skywalker. Si, perchè decisamente ha parentele con Luke. Quando il cugino di Eragon parte, lui si siede su una roccia a guardare le montagne, triste per la separazione. Dice, e dove sarebbe la parentela con Luke? Semplice, nei vestiti. Appena l’ho visto ho detto: “Cazzo, maè vestito come uno Jedi!”
Il bello è che più avanti Eragon indosserà anche il tipico saio con cappucico dei cavalieri Jedi. Passiamo oltre: Brom dovrebbe addestrare Eragon all’uso della spada ed insegnargli le parole dell’Antica Lingua, in modo da poter padroneggiare la magia. La trasposizione filmica è la seguente: Brom insegna tre parole di numero a Eragon per insegnargli la magia, e per il combattimento lo addestra prendendolo per i fondelli durante un combattimento nel quale lo umilia pure saccagnandolo di legnate. Tutto qui. Due giorni dopo, Eragon è capace di combattere come un soldato esperto, e tira incantesimi come se fosse Merlino. Ma, dice, dove hai lasciato il drago? Beh, il drago è fatto piuttosto bene. Graficamente, intendo. A livello di doppiaggio, hanno preso una giornalista con un accento milanese così spiccato che mi faceva venire le convulsioni. Inoltre una voce del genere che esce da un drago è solo ridicola. L’incontro con Angela, la veggente è quanto di più idiota si possa immaginare: come prima cosa avviene in un villaggio che non c’entra niente. Ma su questo potremmo sorvolare, visto che i tempi vanno compressi e la veggente è fondamentale nella storia. Mentre nel film è una tizia allucinata, che tira profezie a strappo. Manca il gatto mannaro, che ok, magari non fa nulla di utile, ma faceva folclore. Sorvoliamo sull’arrivo alla valle dei Varden, e soffermiamoci sulla città nascosta dentro una montagna che teoricamente dovrebbe essere così alta da mandare in debito di ossigeno anche Saphira. Scopriamo che è una baraccopoli che nemmeno nei ghetti brasiliani si immaginano, nascosta in una collinetta di si e no 2000 metri (che è una collinetta, perchè una montagna tanto alta da impedire di sorvolarla a dorso di drago dovrebbe andare sugli 8000 o più). Insomma una chiavica. Nemmeno fosse Ankh Morpork. E a questo punto soffermiamoci sulle razze umanoidi: elfi e nani. Gli elfi sono praticamente una via di mezzo fra indiani e deficienti in costume (per tacere degli umani Varden, il cui capo è un nero, e fin qui tutto bene, no ay problema, ma se si veste come un egizio iniziano a partire gli insulti), fa eccezione Aria che anche vestita come una squaw, rimane un pezzo di figliola che sa il cielo dove l’han trovata (mentre a me piacerebbe sapere dove si trova ora, ma questo è un altro discorso). Dicevamo degli elfi… sono fondamentalmente indistinguibili dagli umani, eccettuato quando si vestono per combattere, che sembrano dei deficienti in armatura che si sono scordati i costumi da indios addosso. Dice, ma almeno i nani si riconosceranno, no? Sono nani, porca trottola. Si, si riconoscono tranquilli. Per le barbe. L’altezza trae in inganno… visto che il più basso è più o meno 1,65 se non 1,70… Ovvero quello che sarebbe considerato un tipo molto alto, fra i nani. Vorrei tacere delle armature dei nani… ma siccome sembrano dei deficienti vestiti da tuareg (cioè con un velo – in cotta di maglia! Ma si può? – che gli copre metà del viso), e non si capisce se i deficienti dentro l’armatura sono nani o umani. Tendo a pensare che siano umani, visto che ho notato qualche nano senza elmo. Ma ho pensato fossero nani solo per via della barba… potrei anche sbagliarmi… Infine il combattimento con Durza: stavo per vomitare. Una cosa tragica, oserei dire. Sorvolo.
I miei commenti fuori della sala (mentre altra gente entrava a vederlo):
“Non si può vedere un film così. E non si può sentire. Che merda di film. Fa cagare”
E così via. La soddisfazione di vedere la gente che ci guardava già pentendosi di aver buttato 7 euro è stata consolante. Poi mi sono ripreso pensando ai lobotomizzati che sono andati a vedersi nella sala accanto (si, era un cine multisala) Natale a New York. Ho pensato che in fondo poteva andarmi peggio.
La serata è finita al Pub davanti ad un litro di birra ed una focaccia…
Sono le 3:47… io ho finito. Un potenziale capolavoro rovinato così. Che tristezza.

[Amarcord] 8/26/2006 Giusto perchè sei tu, Irene… :)

Un “breve” test… giusto perchè ne avevo voglia 🙂

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1. Che ore sono?: 9:45
2. Nome che c’è nella tua carta di identità: Jari
3. Nomignolo: Nessuno in particolare. A parte Spank, ma questa è una questione privata fra me e Iaia… 🙂
4. Numero di candele sull’ultima torta: 25
5. Data in cui sei nato: 3 ottobre 1980
6. Data alternativa in cui nascere: perchè? ci sarà pure un motivo se sono nato quel giorno… perchè dovrei complicarmi la vita… mica sono un agente della cia 🙂
7. Altezza: 1,80 e qualcosa… forse anche 1,85… non so, sono anni che non mi misuro…
8. Colore degli occhi?: Marroni…
9. Numero di scarpe: mia madre li chiama valigie… eppure il 47 non è tanto, per me…
10. Occhiali o lentine: mai avuto bisogno…
11. Piercing?: naw… non mi stanno assolutamente bene.
12. Tatuaggi?: no… anche quelli non credo che mi starebbero benissimo…
13. Quanto ti piace il tuo lavoro?: per nulla… anche perchè non è quello per cui sto studiando…
14. Luogo di nascita: Moncalieri, provincia di Torino. All’ombra della Mole, insomma…
15. Residenza attuale: Pisa, all’ombra della torre…
16. Hai già bevuto un cuba libre: si, ma non mi sa di nulla… con un mojito ne possiamo già parlare…
17. Ti sei già ubriacato: e sapeesi come… una legnata apocalittica ad una festa di laurea…
18. Ti sei già innamorato: credevo di si… ma forse no…
19. Hai già amato qualcuno al punto di piangere?: ho pianto per una di cui credevo di essere innamorato, questo si…
20. Hai già avuto incidenti in macchina?: intendi con me DENTRO la macchina? Allora no…
21. Hai le lucine blu e la luce di kit?: senti, le lucine ce le ha un mio amico sulla sua auto. Sorvoliamo, grazie. La lucina modello kit, piuttosto mi sego un mignolo…
22. Sprite o Red Bull?: Sprite, la RB non mi piace.
24. Coca Cola o Pepsi?: Se c’è la pepsi twist mi fa bello, ma di solito coca o chinotto…
25. Lemonsoda o Oransonsoda?: ma tipo un gin lemon, oppure un bel caffè shackerato?
26. Caffè normale o con panna?: se sono alla Casa della Panna con panna, altrimenti caffè nero, amaro e caldo.
27. Coperta o piumone?: piumone, nudo. Oppure pigiama e lenzuolo… La discussione è ancora aperta…
28. Lasciare o essere lasciati?: ma evitare di lasciarsi? No, eh? Vabbè… Lasciare. Ti senti male uguale, però almeno sai qual è il motivo…
29. L’insalata che più ti piace?: rucola. Sulla tagliata. Altrimenti, dalla alla mucca, che poi mi ci faccio una fiorentina.
30. Colore delle calze?: bianche. O nere. Ma di solito bianche.
31. Numero favorito?: che razza di domanda. 42, è ovvio.
32. Perché?: te lo devo proprio spiegare? Douglas Adams si sta rivoltando nella tomba.
33. Animale preferito?: da tenere in casa il gatto. in generale… boh, non saprei, ce ne sono un casinoo troppi…
34. Film preferiti?: eh, un sacco… cito solo episodio 4,5,6 di Star Wars, una parte di episodio 3, I soliti sospetti, un casino di altri.. e The Gamers, ovviamente…
35. Parola d’ordine?: Seee… guarda che la password non te la do.
36. Computer o Play Station?: rigorosamente pc… è difficile scrivere codice c++ con un joypad…
38. Giorno della settimana?: qualunque giorno durante il quale posso dormire e che non vado a lavoro…
39. Canzone preferita attuale?: allora, intendiamoci, non ce ne ho voglia di scriverti la discografia della mia camera…
40. Programma della televisione?: ma piuttosto vado al cinema.. o al limite mi rifugio in superquark. Se anche quello fallisce, cerco un film ad alto contenuto cuturale, tipo Bud Spencer e Terence Hill, o Rambo, o Rocky, o Die Hard, mazzate a iosa e zero sforzo neurale, insomma…
41. Preferisci dare o ricevere?: dare, sempre e comunque.
42. Hai già nuotato nudo?: ed era pure notte…
43. Ristorante preferito?: un bell’agriturismo grezzo, con tanta carne e tanto vino…
44. Fiori preferiti?: la stella alpina…
45. La materia meno interessante?: si chiama Fondamenti di Programmazione. Mi spacco le palle solo a pensare di scriverlo.
46. Bevanda alcolica?: dipende… se andiamo leggeri ci do di birra… se vuoi un digestivo mi porti la grappa, se è per far du’ versi un bel po’ di vino, se sono da fulvio solo cocktail torcibudella…
47. Sport da vedere in TV?: se li trasmettessero biliardo e scacchi. Il calcio solo se gioca l’Inter, sennò il ciclismo che così mi concilia il sonno…
48. Alimento?. io non ho uno stomaco, ho una centrale di smaltimento scorie radioattive. Io ingurgito tutto. Cmq, le lasagne della mamma mia 🙂
49. Frutto preferito?: cocomero alcoolico.
50. Marca di condom preferita?: non me lo ricordo più…
51. Gulliver o Settimo Cielo?: Il Signore degli anelli. Ma non quello di Peter Jackson. Quello di Tolkien.
52. Ristorante o fast-food?: avendo tempo di prendersela comoda e trovandone uno decente, ristorante…
53. Quando sei stato l’ultima volta all’ospedale?: per problemi miei? Per l’appendicite, avevo 8 anni.
54. Di che colore è il tappeto della tua stanza?: il mio tappeto non è di colore, è di valore. E’ la parte statica del mio motore a gatto imburrato.
55. Che nome aveva il tuo pupazzo preferito da bambino?: Sonasegaio… a momenti non mi ricordo nemmeno che ho mangiato ieri per cena… ( Cit Nene: “Colorino…ma quando ero pià piccola ancora c’era Celestino. che fantasia coi nomi, eh???” lo sai vero che è la prima cosa che mi è venuta da pensare? :))
56. Quante volte hai fatto l’esame per la patente?: 273,15 Kelvin da trasformare nell’equivalente Celsius
57. Come ti vedi da qui a 10 anni?: 35enne.
58. Le ultime due e-mail che hai ricevuto?: senti, c’ho 8 caselle di posta… mica pretenderai che vada a spulciarle, ora, eh?
59. Sei già stato condannato per qualche crimine?: non mi pare. credo che me lo ricorderei
60. Qual è il negozio che sceglieresti per spendere tutti i soldi di una carta di credito?: uno solo? Ok, negozio di informatica per comprarmi un po’ di roba che mi serve, poi compro un sacco di roba supergalla da rivendere per comprarmici un casino di libri.
61. Cosa fai di solito quando ti senti giù?: Chiamo i miei amici.
62. Qual è la parola o frase che dici più volte?:  ultimamente sono sul “Ma anche no…”
63. Nome dell’amico che vive più lontano da te?: beh, se la matematica non è un pignone direi che si tratta di Irene… (sembra che lo faccio apposta, ma ti giuro che non è così :P)
64. Cos’è che ti fa più arrabbiare? vedere un amico triste.
65. Qual è la cosa più bella che esiste?: vivere alla grande (è troppo lunga da spiegare… però funziona…)
66. A che ora vai a dormire?: presto… nel senso della mattina presto.
67. La cosa che ami di più?: avere degli amici veri.
68. La cosa che odi di più?: sentirmi impotente
69. La tua città preferita?: niente città. Montagna. Dolomiti. Tramonto. Belle.
70. Hai mai messo incinta una ragazza?: No.
71. Ti sei mai fatto una canna?: yep… ma per quello che mi ha fatto, anche se non me la facevo era uguale…
72. Credi negli Ufo?: beh, il fatto che nel tuo cervello non ci sia vita non deve escludere a priori che nell’universo non ce ne sia… comunque, se ci sono arriveranno, e se sono già arrivati sono stupidi (ha a che fare col fatto che una civiltà in grado di fare viaggi interstellari continui a mandare segnali ambigui e discordandi per mettersi in contatto con noi)
73. Il tuo motto?: don’t worry, be happy…
74. Il posto più bello per passare una vacanza?: guarda, mi manca qualche centinaio di nazioni da visitare, poi te lo dico…
75. Tre cose che guardi fisicamente in una ragazza?:  se la incrocio occasionalmente tette, culo e faccia, altrimenti se la devo conoscere un po’ di più sorriso, occhi e sporgenze(tette&culo), non necessariamente in questo ordine.
76. Il tuo film preferito?: minchia… lo sai che mi sto triturando le palle?
77. Il tuo album preferito?: L’indimenticabile album delle figurine panini.
78. La tua canzone preferita?: per caso fai Alzheimer di cognome?
79. Il tuo colore preferito: Nero
80. Che ore sono?: 10:46, ‘ccidenti a te…

[Amarcord] 7/20/2006 Talkin’ about the…

Pensieri a ruota libera…

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Parlare di, a proposito di… di cosa? Tente cose, tanti pensieri, mi salgono su per la testa, stanotte… Da dove arrivano? Da lontano, da una stella che mi guarda e mi manda un sorriso, dal profondo dello stomaco, o del cuore, dagli occhi che guardano, osservano, ricordano. E tutto arriva in questi pochi centimetri cubi che sono la mia testa, il mio cervello. Grande, troppo grande, dicono gli scienziati. Non abbastanza, dico io. Non abbastanza per comprendere, capire, tutto quello che ci sta intorno, a volte anche le cose più banali. Meraviglioso, il cervello. Memorizza tutto. Qualcosa lo rimuove, qualcosa gli arriva e lo scarta subito. Ognuno di noi è un po’ Hercule Poirot, ognuno di noi usa le sue cellule grigie. Le usa, tanto, e a volte anche bene. Non sempre, però. A volte è così facile sbagliare. E’ cosi facile illudersi. A volte è semplice chiudere gli occhi, il cuore la mente. Ci sono cose che sai già, ma quella parte di cervello che si chiama cuore fa sempre capolino a dire: “Magari ti sbagli…”
Brutto bastardo. Brutto bastardo di un cuore, maledetto fabbro di speranze, passioni, amori, auguri, maledetto martellatore della coscienza, maledetto, maledetto, bruciante, martellante, impetuoso cuore. Maledizione. Grandissimo bastardo, come si fa a non volerti. A non volerti ascoltare, a volersi chiudere ai tuoi sussurri. Bastardo. Bastardissimo cuore, che alimenti le speranze della gente, che cerchi di deviare dall’evidenza, anche se in fondo lo sai che è così. E poi, dopo tutto questo, te ne esci, te ne esci con la vita, che scoppia con te, enorme, meravigliosa, sorridente. Te ne vieni fuori con quello che veramente vogliamo, al di là di tutto quello che crediamo di volere. A seguire quel brutto bastardo c’è solo da guadagnarci. Seguendo non il suo sorriso superficiale, non la tempesta che sa provocare, ma scendendo più giù, nell’abisso, al di sotto. Dove c’è quello che davvero vogliamo. Non è facile trovarlo. Non è facile entrare in quella fucina, in quella dannata e meravigliosa fucina, senza fermarsi a guardarlo costruire passioni ed emozioni. Non è facile convincersi che quelle sono già raffinate, messe lì perchè sono lì. Non è facile andare in cerca della botola nascosta, che rivela le scale, al fondo delle quali c’è il vero cuore, che estrae dal profondo dell’anima i tuoi veri desideri, lontano dal clamore della forgia di passioni che c’è di sopra. Non è facile, è dura, davvero dura, specie se non si ha una guida. Ma ci si può riuscire. E lui è lì, che estrae, ha già estratto ciò che veramente ti serve, ciò che veramente è te stesso. E ti aspetta, sorridente, seduto in poltrona, con un bicchiere di vino, un buon libro ed un fuoco nel caminetto, che scalda. E’ lì, che aspetta che tu guardi dentro di te, in profondità, è lì che aspetta te, e ti accoglie con quel sorriso, quel sorriso che sai che è lì per te, che ti dice che sei arrivato dove volevi. E allora ti attacchi a lui, segui il tuo cuore, quello vero, quello sotto. E inviti lui a seguirti lassù nella fucina, piano piano, un po’ al giorno, per alimentare il fuoco della forgia con i tuoi veri desideri. E alla fine sei arrivato, il cuore, quello che batte le emozioni, il fabbro, e accanto a lui quello che alimenta il fuoco con la legna adatta. E ci sei.
E ci sei, e vedi. Vedi i tuoi amici, e vedi che ci sono. Ci sono ora, ci saranno sempre. Ogni volta che ne avrai bisogno. Perchè lo sai che non ti abbandonano mai. Anche quando ti senti come se stessi scavando sotto il fondo, ci sono. Devi solo chiedere aiuto, e loro ti tirano su. Ti prendono, a qualunque profondità, e ti riportano in cima. Là dove si respira aria buona, là dove c’è il vento che accarezza i tuoi capelli, il sole che bacia il tuo viso, la roccia sotto i tuoi piedi che ti fa sentire solido. C’è tutto questo nel loro sorriso, nella loro mano tesa. Nella loro vita. Nella tua. Nella vostra.
Scrivere così mi fa sentire un po’ Peguy. Grande autore. Poco conosciuto, ma un grande autore. Ridondante come un circuito di protezione, ma è uno stile che mi si adatta. E’ lo stile dei miei pensieri. Che girano, girano in tondo, a volte senza mai fermarsi, a volte rimanendo fermi per una eternità. Ridondante. Ma non è l’unico stile, dentro questo stile, ci metto anche gli ossimori, ascoltare un colore, vedere un suono, asciugarsicol mare, scottarsi col ghiaccio. Ridere di tristezza, piangere di gioia. Un ossimoro per ogni cosa, e a volte non c’è bisogno di trucchetti letterari. Perchè i miei pensieri sono così: ossimori coerenti, ordinatamente caotici, razionalmente emotivi. I miei pensieri sono un uovo cosmico, sono una singolarità spaziotemporale, sono un ammasso superdenso adimensionale. Grandi come le montagne, piccoli come l’uomo che sono.
Bevo un sorso d’acqua, mi rollo una sigaretta, continuo a scrivere. Davanti a me un monitor, un piccolo spazio nel quale lanciar ei miei pensieri. Un piccolo spazio per scrivere, per dire chi sono, per dire come sono fatto. A ruota libera. Libera associazione, senza sapere qual è la prossima parola che scriverò, senza una meta precisa, girando intorno al mio mondo, ai miei pensieri, tutto quello che penso passa sulle mie dita, sulle mie mani, che usano la tastiera per esprimersi. L’uomo manipola l’universo con le mani, le mani sono ciò che costruisce il mondo. Le mani cercano, scoprono, osservano, sentono. Ancora, avanti, senza una meta, o senza vedere la fine del discorso. Avanti a scrivere fino a che non hai più nulla da dire, o forse finchè non vuoi dire più nulla. In fondo cosa c’è da dire? Lo spazio è poco, per quanto grande, è poco per comprendere tutto quello che vorrei, potrei dire. E allora chiudo qui in dissolvenza, mentre le parole, come una musica, arrivano fino alla fine, nell’ultimo spasmo trionfale della melodia delle parole. Avanti, in dissolvenza, cercando qualcosa da scrivere e sapendo che non può andare avanti in eterno, rendersi conto che tutto il resto può aspettare, con calma, non c’è fretta, in attesa della prossima melodia…

[Amarcord] 14/07/2006 There are things…

Una nuova amicizia.

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Ci sono cose che fanno pensare. Ci sono cose, cose che fanno sognare. Ci sono cose che fanno piangere. Che fanno ridere, sorridere. Ci sono cose… Ci sono cose come il fare un viaggio per andare a conoscere gente che non si e’ mai vista. Ci sono cose come il parlare, quasi per caso, con una persona fino alle 3 di notte. Ci sono cose come un tavolo che si muove, una tenda in cui dormire, un sorriso da guardare, una risata da provocare. Ci sono tutte queste cose, e tante altre. Ci sono idee che covi per giorni, perche’ hai una mezza idea di scrivere qualcosa, ma ti manca il tempo, e poi come cominciare? Ci sono queste cose. E ce ne sono altre. C’e’ un esame appena passato, una traduzione non mandata, il lavoro da fare, la voglia di tornare a casa, la voglia di andarsene via… di passare un po’ di tempo lontano da tutto, da tutti.

Ci sono cose come le montagne, belle, maestose. Immobili. Eterne. Le hai mai guardate? Non viste, guardate. Sono belle, meravigliose, vero? Qualcosa di grande, qualcosa che l’uomo non potra’ mai eguagliare… Eppure… Eppure, io, tu, noi che guardiamo queste montagne, le dolomiti rosse nel tramonto, le alte cime innevate, noi che le guardiamo siamo molto piu’ di quelle. E non perche’ quelle sono rocce. Ma perche’ sono li’ in modo che noi possiamo guardarle, ammirarne la bellezza, la luce, la sensazione che si ha solo in montagna, solo dopo aver camminato, solo dopo essere saliti lassu’. Sei sul tetto del mondo, ovunque tu sia. Non serve l’Himalaya, basta solo la tua fantasia, bastano gli occhi di un bambino, basta guardare le cose come se fossi un bambino… e ti meravigli di fronte alla bellezza delle montagne. Ci sono cose cosi’, sapete? Ci sono cose cosi’ anche piu’ giu’, anche in riva al mare. Anche in una persona con cui ti metti a parlare quasi per caso… Pero’… pero’ e’ notte fonda… e la notte e’ il momento in cui vengono fuori i sussurri, le stelle, la luna… C’era la luna, qualche giorno fa, mentre uscivo da lavoro… una luna piena, bella, gialla… stupenda… E sai cosa? Chissa come mai ci ho visto sopra la tua faccia mentre ridi… Forse perche’ mi sei rimasta impressa… Forse perche’ c’e’ chi a Cesenatico si e’ perso un’alba, mentre io mi sono guadagnato una chiacchierata… e non solo… ho trovato una persona speciale. Non che quei ragazzi non lo siano, lo sono tutti, dal primo all’ultimo: Luca  che mi ha ospitato in tenda, Nicholas accanto a noi, con la sua tenda single, Martina che ha viaggiato con me, Martino con l’allegra tenda casa e la sua avventura, Sergio e la sua simpatia, Lorenzo e la sua lieve follia, Erica e le sue esclusive, Davide che non ha voluto presentarsi, Anto con il suo sorriso e i suoi massaggi non fatti… Tutte persone eccezionali, sono contento di averle conosciute… E poi ci sarebbe Irene… Ma che dire? Che ci ho parlato tutta la notte o quasi? Che mi sono divertito un sacco al tavolo con lei? Che ogni momento era rallegrato dalle sue risate? Si, potrei dire tutto questo… Ed un sacco di altre cose… Ma ci sono cose… Ci sono cose che non si possono dire. Cose che sa chi c’era… cose che si possono solo provare. E ci sono cose che vengono fraintese, per cui, se state pensando male, fate pure. Non saro’ certo io a dirvi cosa succede davvero. Chiedetemelo. Si tratta solo del fatto che ci sono cose come il fatto che si sta bene con una persona… e basta. Ci sono cose non dette, cose non fatte, cose che si rimpiangono, che rimangono in sospeso. Ci sono cose… Tante cose… Che a dirle non basta il mondo, non basta l’universo. Ci sono cose per le quali esser felici. Ci sono cose. E ci sono persone. Grazie a tutti. Vi voglio bene…

[Amarcord] 06/06/2006 B16: Se non ci riesce lui…

Una giornata a Roma…

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Bella storia: sabato 3 giugno sveglia alle 4, che alle 5 si parte… per cui, perche’ andare a dormire?

Giustamente sono rimasto sveglio. Alle 5 eravamo tutti li’ pronti a prendere il pullman che ci avrebbe portato a Roma per andare a incontrare il papa. Mentre si cazzeggia aspettando i ritardatari, non mi vedo arrivare il Pes? Cazzo, che storia! Grandissimo! Arriviamo a Roma, ovviamente sul pullman mi disintegro dormendo, la schiena mi insulta in tutte le lingue, ma non importa. Scendiamo dal pullman, e io e il Pes ci mettiamo vicini, incollandoci a nostra volta a qualcuno che sa la strada per arrivare in piazza san Pietro. Tecnica nota anche come "Algoritmo della pecora"… 🙂

Bella li’, arriviamo in piazza. C’e’ gia’ un casino troppo di gente. Bom, ci piazziamo in piazza, giusto? Giusto. Cominciamo a mangiare perche’ e’ mezzogiorno e mezzo, giusto? Giusto. Aspettiamo rilassati il papa, giusto? Sbagliato. Il servizio d’ordine viene a comunicare che l’ingresso in piazza e’ alle 14.30. Porco schifo. Sgomberiamo (a onor dei ragazzi del servizio d’ordine, c’e’ da ammettere che la piazza e’ stata sgomberata in appena 45 minuti, e contando che era piena mi pare un ottimo tempo), e ci rimettiamo in fila. Nel frattempo perdiamo un pezzo di gruppo durante l’uscita, ed un altro mentre ci sistemiamo per la fila. Beh, pazienza, siamo dal papa, mica pizza e fichi… E in fondo e’ un piccolo scotto da pagare, rispetto al guadagno: Aperta la piazza, riusciamo a raggiungere la ringhiera, praticamente siamo messi con vista su strada, e papa Benedetto XVI, per gli amici B16, ci passera’ davanti… Fico. Bom, passiamo il tempo cazzeggiando, ascoltando canti, vedendo gente scavalcare per andare dall’altra parte della strada… Fotografo le guardie svizzere, nel frattempo io e il Pes cerchiamo i Quattro Mori, ovvero la bandiera sarda, perche’ ci deve essere. La vediamo infatti in  lontananza. All’improvviso pero’, spunta la suora da combattimento: tira su una bandiera praticamente davanti a noi. E sono i 4 Mori. Parte spontaneo un "Aio’!" che sfonda svariati timpani. Nel frattempo messaggio con Iaia. Non e’ potuta venire, mi spiace un casino, perche’ e’ un po’ triste per sta cosa. Per cui le prometto che le saluto il papa… 🙂

Comincia la liturgia (nota bene: la suora continua a mantenere su la bandiera per tutto il tempo, la abbassa solo durante l’omelia di B16), e dopo un po’ di filmati amarcord nei quali vengono fatti vedere i discorsi dei fondatori dei vari movimenti a GP2 (cioe’ il nostro amico Karoll :)), arriva B16. Lo attendiamo al varco. Siamo li’ aggrappati alla ringhiera. Lui passa. Foto al volo col cellulare. Poi mantengo la promessa… Gli urlo "Ti saluta Caterina!". Spero che lo abbia sentito. E poi i saluti dei capi dei movimenti. E poi parla B16, di tutto. E noi riceviamo la possibilita’ di avere l’indulgenza plenaria. Cazzo, e’ il momento per confessarsi. E’ tantissimo che non lo faccio. Anche il Pes. E tutti e due ci dobbiamo levare un gran peso dal cuore. Il Pes da diversi anni, io da qualche settimana. Ma un peso e’ un peso. Alla fine sono sempre cose difficili da dire, anche ad un prete. anche se ti sta confessando. Ma come ha detto il Pes: "Se non ce la fa B16, nessuno su questa terra ce la fa". Per cui ci fidiamo. Usciamo da piazza S.Pietro alle 21 e rotte. Arriviamo al pullman non si sa come. Partiamo alle 22.30, forse alle 23. Mi cappotto sui sedili in fondo. Alle 3.30 arrivo a casa. Poi la mattina, domenica, vado a confessarmi. Il Pes si confessa nel pomeriggio. Ragazzi, davvero, se non ce la fa B16, non ce la fa nessun altro. Vivo, intendo.

Conclusioni? Beh, che dire… ho scoperto la grandezza di una persona come il Pes, che gia’ stimavo e che ora stimo ancora di piu’, non tanto perche’ sia venuto dal papa, quanto perche’ finalmente ha preso il coraggio in mano e ha confessato un peccato vecchissimo. E ci vuole un gran coraggio per farlo. Ho visto da vicino B16, e sono contento. Mette un nonsocche’ dentro che non si sa. Bello. E poi l’ho salutato da parte di Iaia. E in tutto cio’ ho scoperto che Giovanni Paolo II aveva ragione su tutta la linea: quando mori’ ho pianto come un bambino, gli ho voluto bene perche’ era il nostro papa, un uomo, un ragazzo. Era il papa di noi ragazzi, ma anche di tutti. E scopro che ci ha insegnato a voler bene davvero: B16 e’ un papa a cui voler bene. Come GP2… Lo stesso cammino, la stessa storia. Lo stesso affetto che ha lui per noi e noi per lui…