Archivio mensile:aprile 2016

Il sonno delle trivelle.

Ok, il giorno dopo il referendum credo che sia arrivato il momento di dire la mia opinione, che si è formata dopo un lungo e sinceramente estenuante percorso attraverso il labirinto della disinformazione per trovare un riferimento.

Dunque, cominciamo con una premessa fondamentale: personalmente ritengo (dopo avere viaggiato su molti fronti in questo senso) che il voto sia fondamentale come espressione della volontà popolare. Io andrò a votare, che il partito per cui voto vinca o perda, o che il referendum che viene proposto passi o meno o che abbia il risultato che ho votato o meno. Sono convinto che votare, a patto che si faccia con la testa e non con la pancia, sia l’unico modo che abbiamo noi comuni cittadini di esprimere un giudizio su qualcosa.
Eppure… eppure, per il referendum riguardante le concessioni di giacimenti entro le 12 miglia marine non sono andato a votare. E perchè, mi si chiederà, se finora hai fatto l’apologia del voto?
Semplice: sebbene a malincuore, ho fatto la scelta che ritenevo la meno peggiore, non la migliore, perchè per la prima volta il non voto mi è sembrato il male minore.

Dunque, sia chiaro che le porcate ci sono state da entrambi gli schieramenti, alla proposta del referendum, ovvero sia da parte delle regioni, sia da parte del governo. Da parte delle regioni perchè il quesito in questione era uno solo dei 6 quesiti proposti dalle suddette 9 regioni riguardo all’argomento, poichè gli altri 5 erano stati dichiarati decaduti dalla Cassazione in seguito al varo del decreto “sblocca Italia”. Attenzione, ripeto per i più disattenti: 5 quesiti referendari su 6 sono decaduti perché le richieste di questi quesiti sono state accolte all’interno dello “sblocca Italia”. Questo vuol dire, palesemente ed al netto di qualsiasi altra dichiarazione di propaganda, che il governo è effettivamente andato incontro alle regioni. Cosa è successo dopo? Beh, l’unico quesito risultato ammissibile era appunto quello per cui si è votato il 17 aprile. E qui iniziano le puttanate: le regioni avrebbero potuto fare un passo indietro, e ritirare un referendum che, accorpato o meno, comunque sarebbe costato, ed evitare tutta la bagarre. Il governo avrebbe potuto accorpare il referendum alle amministrative, oppure chiedere alle regioni di fare un passo indietro in cambio di investimenti pari al costo del referendum in ricerca e sviluppo delle energie rinnovabili, le regioni avrebbero potuto accettare… avrebbero potuto. Ma non lo hanno fatto, perché quel quesito è diventato terreno di scontro e voto politico.

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