Giù nello sprawl

Lo sprawl. Le famiglie per bene non ci passano nemmeno vicino, allo sprawl. Nessuno viene quaggiù nello sprawl, lo sanno tutti. Tutti, tranne chi nello sprawl ci vive. I padri per bene di famiglie per bene vengono a scopare qualche puttana, quaggiù nello sprawl. Le madri per bene di famiglie per bene a fare le puttane, quaggiù nello sprawl. I figli per bene di padri per bene vengono a spacciare la loro merda, quaggiù nello sprawl. Le figlie per bene di madri per bene vengono a drogarsi, quaggiù nello sprawl. Nessuno viene quaggiù nello sprawl, eppure c’è molta più gente di quanta dovrebbe esserci. Puttane, puttanieri, spacciatori della città alta. Quaggiù nello sprawl ognuno trova quel che cerca, se sa a chi chiedere. E a volte anche se non lo sa. Poi ci siamo noi, che ci viviamo, quaggiù nello sprawl. Che mordiamo la vita con i denti che ci sono rimasti, mentre con il resto del corpo siamo impegnati non farci ammazzare, quaggiù nello sprawl. Non ci vieni in vacanza, quaggiù nello sprawl. Se va male qualcosa, quaggiù nello sprawl, non hai la tua lucida tessera della TraumaTeam che fa arrivare un convoglio di soldati specializzati per tirarti fuori dalla merda. E chi cazzo l’ha mai avuta una tessera assicurativa TraumaTeam, quaggiù nello sprawl? Anche se avessi i soldi non te la farebbero mai. I padri e le madri per bene, i figli e le figlie in cerca di emozione non arrivano che poche centinaia di metri dentro lo sprawl, non conoscono la merda che c’è qui dentro, quella vera, quella che ti affoga ogni istante. Loro pensano di sapere cosa succede, quaggiù nello sprawl, ma non vedono che la superficie. Lo sprawl è una discarica, e noi siamo i suoi rifiuti. Quaggiù nello sprawl devi conoscere la gente giusta, devi sapere da chi andare, e soprattutto da chi non andare. Oppure per un taglio di coltello finisci da un fottuto macellaio, che ti cuce come se fossi un insaccato, ti si infetta la ferita e crepi come un bastardo, ignorato da tutti e soffrendo come un maiale sgozzato. E quello è il meno, potresti anche sopravvivere. La cosa brutta è quando quaggiù nello sprawl mollano quei fottuti cyborg pazzi, quegli stronzi che si sono fatti fare talmente tanti innesti da sembrare dei cazzo di tostapane con le gambe. E giù nello sprawl una pulita ogni tanto va data, no? I rifiuti si smaltiscono eliminandoli. E così ci sono questi poveri imbecilli che sono pazzi, non sanno più chi cazzo sono, perché quei fottuti circuiti ti friggono il cervello, e i figli di puttana nella città alta li scaraventano quaggiù nello sprawl. A fare pulizia di noi vermi. E poi dobbiamo sbrigarcela da soli, perché non arrivano i rinforzi, quaggiù nello sprawl. Non arrivano mai. E non è divertente, cazzo, sono fottutamente resistenti, hanno armi anche nelle palle, e spesso esplodono anche dopo morti. Fanculo a loro e a chi gli ha messo quei maledetti innesti, noi non abbiamo la squadra d’assalto TraumaTeam, noi dobbiamo improvvisare, e quelli prima di impazzire di solito erano soldati di qualche fottuto corpo speciale di qualche fottuto reparto tirato a lustro.

Ma quando arrivano quaggiù nello sprawl non frega più un cazzo a nessuno, nemmeno a loro, di chi cazzo erano, a loro perché non sanno distinguere una moto da un palazzo, a noi perché abbiamo altro di cui preoccuparci, ovvero quei fottuti pazzi. Un paio vanno a cercare un cazzo di lanciarazzi per finirli, mentre quelli che li tengono occupati pregano di resistere abbastanza senza crepare. E pregano qualsiasi cosa sia abbastanza annoiata da decidere di dare un’occhiata a come va quaggiù nello sprawl. A volte è anche la loro ultima preghiera, perché noi crepiamo così, quaggiù nello sprawl, crepiamo come barboni, come dei degli uccelli schiacciati da un carro armato, nell’indifferenza di chiunque. Poi la gente mi chiede perché non mi piacciono gli innesti cibernetici… chiunque abbia dovuto fermare uno di quei fottuti forni elettrici ambulanti non li vede di buon occhio, quaggiù nello sprawl. Passo da Doc, uno dei pochi medici in gamba quaggiù nello sprawl, finché viene pagato. Ti cuce, ti rammenda, ti fa anche il cazzo di ricamino, se hai i soldi. E se la cava anche con gli innesti cibernetici. I pochi che ho me li ha fatti lui. Gli lascio un cazzo di rene ogni volta, ma la calibrazione mensile è maledettamente buona. C’ha la fila, sto stronzo. Nessuno tocca il Doc. La sua sala d’aspetto è la zona neutrale di questa zona dello sprawl. Potrebbe andare nella città con quello che guadagna, ma lui dice che non vivrebbe un mese con quello che ha da parte, e poi si trova bene qui nello sprawl. Un fottuto pazzo. Ti fa il punto croce anche dell’intestino, ma è pazzo. Oggi è anche di buonumore, riesce anche a strapparmi un sorriso con una battuta idiota sulla differenza fra un broker e un tostapane.


È ora di andare a ritirare la mia piccola. Henry Mano Sola è sopra una bambina, l’uccello in mano, e l’aria di volersi divertire. La bambina sembra un po’ meno divertita. Estraggo la pistola gli sparo un colpo alla tempia con Betsy. Lo avevo avvertito, l’ultima volta, ed ero stato generoso, dopo avergli sparato al ginocchio lo avevo pure portato da Doc. Certa gente non impara mai. Saluto  Angel, che mi risponde con un sorriso ed un occhiolino in mezzo a quella foresta di peli che chiama barba. È frocio come tutte le legioni di Sodoma, ma se sono vere le voci e sa lavorare il cazzo come lavora sulla mia moto, buon per i suoi amanti. È un gioiello, la mia piccola. Non brillerà mai come gli orecchini di Angel, ma il motore è calibrato alla perfezione. Claire sta facendo le ultime rifiniture alla carrozzeria della mia moto, per farla sembrare un carrozzone inutile da rubare, un paio di martellate nei punti giusti, e alcune calibrazioni di fino con la sua mano da riparazioni elettroniche. Ha una mano da innestarsi per ogni occasione, la dolce Claire, anche per quando da’ sfogo alla sua fame. Lei e Angel hanno le stesse passioni: cazzi e motori. Per questo lavorano bene insieme. E spesso c’è la possibilità di avere uno sconto sul prezzo soddisfacendo le voglie di uno o dell’altra. In fondo non è così brutto, a volte, quaggiù nello sprawl. Pago la mia quota in neodollari e mi metto d’accordo con Claire per la parte restante del pagamento, ho scoperto un posticino che si sta rapidamente facendo la fama di avere un buon cibo da asporto. Certo, non è difficile essere sopra gli standard dello sprawl, ma questo pare abbia pesce vero, e Claire adora il pesce. Di qualsiasi tipo. Devo fare ancora un salto a casa prima che la mia giornata cominci ufficialmente, e mi tocca ripassare davanti al quartiere controllato dalla Yakuza. È un posto del quale si chiede al più dov’è, perché non ti metti a chiedere informazioni su un posto controllato da una delle più potenti corporazioni del mondo, a meno che tu non abbia affari da svolgere con loro. Non chiedi mai un cazzo, quaggiù nello sprawl, se non sei disposto a pagare. E se sei disposto a pagare, a volte l’unica informazione che ricevi è “cercatelo da solo, io non voglio guai”. Non posso fare a meno di reprimere un brivido, che mi passa su tutte le cicatrici della schiena, su tutte quelle provocate dai loro tagli. Non è mai bello finire nelle mani della Yakuza, se hai sbagliato. Quella volta fu un gravissimo errore. Ma furono generosi, perché sono e rimango il miglior informatore sulla piazza nel raggio di chilometri, quindi si limitarono a tagliarmi la falange del mio dito medio. E così adesso ho un vaffanculo elettronico con cui trattare chi mi sta sul cazzo. Tranne Claire, ovvio, lei può stare sul mio cazzo quanto vuole. E quelli della Yakuza. I miei affari con loro sono diventati molto più ponderati del normale, perché se la Yakuza pretende un certo lavoro, tu lo fai, o muori nel tentativo, altrimenti ci pensano loro. Certo, non ti ammazzano subito, di solito, ma ci devi pensare sempre dieci volte prima di accettare un lavoro da loro. Io do sempre garanzia di privacy e accetto i lavori fornendo la percentuale di rischio. Ma non sempre basta, a volte la Yakuza ti chiede un lavoro per cui non è contemplata la possibilità di tornare da loro a mani vuote. Altrimenti, beh, ti tatuano un cazzo di drago sulla schiena con un cazzo di pugnale senza filo. Mi chiedo sempre come ho fatto a non morire di setticemia, vista la merda che c’è quaggiù nello sprawl. Raccogliere informazioni per rivenderle può essere pericoloso, ma a volte è solo questione di chiedere a persone giuste, che siano i piccoli spiantati che per un paio di neodollari potrebbero uccidere oppure cazzo di spacciatori all’ingrosso che vendono la solita merda, quaggiù nello sprawl come lassù nella città alta. Mi tocca lavorarci con questa gente che vende merda. Quaggiù nello sprawl quella merda è quasi indispensabile, pochi spiccioli per mezz’ora o un’ora di felicità surrogata. La droga è per gli altri, per quelli che non hanno bisogno di avere la mente lucida, che non hanno bisogno di lavorare come lavoro io. Non c’è bene più prezioso delle informazioni, quaggiù nello sprawl come su nella città alta. Passo da casa mia, un buco poco più grande di una bara, per dormire e conservare due vestiti e poco altro, perché qualsiasi serratura si può forzare, e qui non ci sono topi d’appartamento, come li definiscono i poliziotti che non sanno un cazzo di come funziona quaggiù nello sprawl. Qui ci sono dei cazzo di ratti giganti d’appartamento, che se non riescono a forzare la serratura senza distruggerla fanno saltare tutta la porta senza troppi complimenti. Per mia fortuna non mi serve molto, giusto qualche cambio di abito, e poco altro e di poco valore. Ciò che mi serve ce l’ho addosso. Non hanno forzato la serratura oggi, la giornata comincia bene, stamane non ho fatto in tempo a pulire le mie armi prima di uscire, lo faccio adesso. Betsy è la mia pistola fortunata, l’unica arma alla quale abbia dato un nome, come qualche coglione in qualche film del secolo scorso. Lo so, sono un romanticone, a volte, nonostante la vita quaggiù nello sprawl. Sistemo anche le altre armi, controllo le munizioni, e poi finalmente monto sulla mia due ruote per andare a lavorare. Finalmente ho mezz’ora durante la quale posso smettere di pensare allo sprawl, alla città alta, alla fottuta Yakuza, e a tutta la merda. Mi godo l’aria sul viso, e penso solo a come stasera mi scoperò Claire. La mezz’ora migliore della giornata, quella prima di arrivare al mio nuovo lavoro.

Sono nella città alta, parcheggio la moto nel parcheggio della Corporazione – cazzo, non mi abituerò mai all’idea che non devi metterla in un bunker per non fartela fottere, anche se la mia piuttosto che avviarsi senza il mio permesso salta in aria – ed entro. Non saluto, non loro. Mi guarderebbero dall’alto in basso se potessero, ma sanno alla perfezione che io so di ogni loro visita giù nello sprawl, quindi non mi devono rompere i coglioni. Entro nell’ufficio Oggetti Smarriti, il nuovo servizio della Corporazione, e saluto i miei colleghi. Spostati come me, se non peggio. Cazzo, abbiamo anche una fottuta rockstar. Mai visto un suo concerto, io, ma siamo una specie di circo. Però recuperiamo ciò che è stato smarrito. Stiamo in un cubicolo abbastanza grande per far finta di lavorare, e abbiamo anche una macchina per il caffè. Ammesso che quella sbobba si possa chiamare così. Credo che l’ultimo grano di caffè sia stato macinato anni fa. I clienti sanno come arrivare a noi, e noi recuperiamo ciò che ci chiedono. Informazioni, merci, vite. In fondo non è diverso da ciò che facciamo giù nello sprawl, solo che questo è legale, circa, e soprattutto siamo pagati molto meglio. Un’altra giornata inizia, e per un po’ sono fuori dallo sprawl.

Epilessia

Porca troia… io c’è l’avevo… ma il medico il dottore mi disse senza visita che io fossi malato in termini di psicologia. Lo lasciai e andai dalla dottoressa che fino qualche tempo fa era qui a Pisa la migliore. Questo è la scoperta. Due-tre anni che peggiorano me… è solo i miei amici passato e presente. Solo loro e i miei padre, madre, sorella, nipote… questo fanno l’impossibile per aiutarmi. Io sono grato, ma ho bisogno di uscire, rendendo il lavoro che faccio significativo. Questo è il mio lavoro… insomma qui a casa mi sento male, come mia sorella: ci sentiamo entrambi male quando non abbiamo il lavoro…

Ma io sto bene, 2 anni è sto bene…

Di roncole, opinionisti e copia-incolla.

Allora, partiamo da una premessa: dal 24/08/2016 ad oggi, 31/08/2016 si sono verificate migliaia di scosse, ad un aggiornamento del 30 agosto lo sciame era arrivato a oltre 2500 scosse, ed un aggiornamento recente da Repubblica.it si parla di almeno un’altra trentina di scosse questa notte. Immagino quindi che si stia parlando di non meno di 3000 scosse di assestamento per il terremoto che ha distrutto Amatrice. Ora, le preoccupazioni in tal senso sono relativamente poche, le scosse sono innocue, per lo meno la maggior parte. Ciò non leva che siano avvertibili. Prendendo un dato prudenziale di 2600 scosse (sono piuttosto certo che siano di più ma lasciamo stare), e prendendo la data della prima scossa che ha distrutto tutto, Fra la mezzanotte del 26 agosto e le 12.00 del 31 agosto abbiamo un totale di 132 ore. I più attenti bambini in aula si saranno già accorti che una semplice divisione porta a 19,69 scosse all’ora in media. Abbassiamo a 5-6 scosse all’ora “perchè non tutte sono avvertibili e i sismografi sono più sensibili”, otteniamo una media di circa una scossa ogni 10 minuti. Perchè sono stato così basso? Beh, da questa immagine ricaviamo che una scossa avvertibile, seppur leggera, è intorno ai 2,5-30 gradi della scala Richter. Wikipedia invece ci mostra il grafico delle scosse dello sciame sismico attualmente in atto, e diverse di queste sono avvertibili localmente. Ora, scendiamo ancora, e diciamo che le scosse sono state 1 all’ora, in media. 132 scosse, avvertibili.

Ragazzi, la terra si sta sistemando, si sta mettendo comoda. E lo fa da un sacco di tempo, solo che quando si accomoda un po’ più bruscamente allora ci sono assestamenti lunghi, e non è un mistero che in centro italia ci sia una zona a fortissima attività sismica.

Ora, mettetevi due secondi nei panni di quella gente (non solo di Amatrice, ma anche delle altre zone colpite, prendo Amatrice in quanto zona più colpita), che in piena notte è scappata letteralmente con quello che aveva indosso e si è vista crollare la loro casa e probabilmente anche i loro investimenti. E poi immaginate, dalle 3.36 di quella notte, di cominciare ad avvertire scosse più o meno intense ogni ora. A distanza di una settimana. Provate a pensarci: è passata una settimana, e la notte, o la mattina appena svegli, non solo sentite la terra muoversi, ma in alcuni casi vedete il tavolino o la tazza del caffè tremare. Ad una settimana di distanza. Provate a pensarci, per un solo momento. Se ci riuscite.

 

Perchè questa premessa? Perchè pare sia rispuntato Lino Ricchiuti, presidente di un partito che ha qualche problema con l’IVA, ed un suo articolo, che è sostanzialmente un copia-incolla di quello che ai tempi aveva già scritto e che Giacomo Di Girolamo riprese per il terremoto de L’Aquila, e che ai tempi attaccai sostenendo che a certa gente andrebbero tagliate le dita a roncolate, per impedirgli di continuare  ascrivere minchiate.

E già allora citavo la brava Lisa Perni, che spiegava perchè un tale ragionamento è una stronzata da “attention  whore” (per chi non lo sapesse, gente che si prostituisce in cerca di attenzione, dall’inglese “attention”=”attenzione”, e “whore”=”puttana”, dispregiativo – nota inserita a beneficio di chi non sa l’inglese e delle suddette puttane). Sì, è una stronzata, e sì, voi siete delle puttane in cerca di attenzione. Prova ne sia l’articolo copiato spudoratamente da quello di 7 anni fa, senza limitarsi a citarlo, e prova ne sia che Ricchiuti è il presidente di un movimento politico che, al momento in cui scrivo, ha nell’ultimo articolo del movimento politico in questione la data del 29 dicembre 2015, che il penultimo articolo, in data 28 novembre titola “Da sfigati a vincenti”, ma che nessuno si cagava finora, prova ne sia che il sito è su un servizio di hosting gratuito, e per di più altervista, assurto negli ultimi anni a ricettacolo della peggior merda.

Quindi sì, attention whore. L’articolo dell’Eco del Sud parte con una leccata non da poco:

“E’ cattivo? E perfido? Gode delle disgrazie altrui? Niente di tutto questo, Ricchiuti ha ampiamente spiegato perché lui per il terremoto non darà neanche un centesimo.”

No, rincoglioniti, non ha spiegato un cazzo ed è una persona che non ha capito un cazzo. Per quanto si possa essere contro il dare direttamente soldi, o per quanto si possa essere disgustati dalla gestione statale di questo tipo di emergenze, non basta dire “Io non do una lira. E do il più grande aiuto possibile. La mia rabbia, il mio sdegno”. No, imbecille, la tua rabbia ed il tuo sdegno non aiutano un cazzo di nessuno. Dio santissimo, persino Casapound, con tutto il suo estremismo ed il suo essere contro la sinistra arrivando al limite di atti vandalici, ha organizzato una cazzo di raccolta alimentare per aiutare i terremotati. Non vuoi dare soldi “perchè vengono sempre spesi per altro” (che poi c’è da capire fino a che punto sia vero)? Ok, ma porco mondo, compra generi di prima necessità, generi alimentari, fai qualche cazzo di cosa. Non se ne fanno un cazzo, i terremotati, della tua rabbia e del tuo sdegno. Non glie ne frega un cazzo di quanto tu sia arrabbiato, perchè hanno problemi ben più seri che pensare a qualcuno che va in giro a dire di essere arrabbiato e sdegnato.

Non glie ne frega un cazzo a nessuno. Quindi, per piacere, al prossimo terremoto, non rompete i coglioni, e se volete fare davvero qualcosa, andate ad aiutare quella povera gente la cui unica colpa è di abitare in una zona ad alto rischio sismico. E se non avete le palle di farlo, andatevene a fanculo voi, la vostra rabbia ed il vostro sdegno. C’è gente che ha morti da piangere, freddo da combattere, e una vita da ricostruire.

Purtroppo temo che non ci arriverete comunque al semplice ragionamento. PErchè voi siete alternativi, contro corrente. E allora andate a risalire i fiumi come i salmoni, e lasciate lavorare chi vuole davvero fare qualcosa. Fosse anche solo un motociclista (e sì, loro perderanno tempo con rabbia e sdegno quando avranno finito di aiutare la gente).

Il sonno delle trivelle.

Ok, il giorno dopo il referendum credo che sia arrivato il momento di dire la mia opinione, che si è formata dopo un lungo e sinceramente estenuante percorso attraverso il labirinto della disinformazione per trovare un riferimento.

Dunque, cominciamo con una premessa fondamentale: personalmente ritengo (dopo avere viaggiato su molti fronti in questo senso) che il voto sia fondamentale come espressione della volontà popolare. Io andrò a votare, che il partito per cui voto vinca o perda, o che il referendum che viene proposto passi o meno o che abbia il risultato che ho votato o meno. Sono convinto che votare, a patto che si faccia con la testa e non con la pancia, sia l’unico modo che abbiamo noi comuni cittadini di esprimere un giudizio su qualcosa.
Eppure… eppure, per il referendum riguardante le concessioni di giacimenti entro le 12 miglia marine non sono andato a votare. E perchè, mi si chiederà, se finora hai fatto l’apologia del voto?
Semplice: sebbene a malincuore, ho fatto la scelta che ritenevo la meno peggiore, non la migliore, perchè per la prima volta il non voto mi è sembrato il male minore.

Dunque, sia chiaro che le porcate ci sono state da entrambi gli schieramenti, alla proposta del referendum, ovvero sia da parte delle regioni, sia da parte del governo. Da parte delle regioni perchè il quesito in questione era uno solo dei 6 quesiti proposti dalle suddette 9 regioni riguardo all’argomento, poichè gli altri 5 erano stati dichiarati decaduti dalla Cassazione in seguito al varo del decreto “sblocca Italia”. Attenzione, ripeto per i più disattenti: 5 quesiti referendari su 6 sono decaduti perché le richieste di questi quesiti sono state accolte all’interno dello “sblocca Italia”. Questo vuol dire, palesemente ed al netto di qualsiasi altra dichiarazione di propaganda, che il governo è effettivamente andato incontro alle regioni. Cosa è successo dopo? Beh, l’unico quesito risultato ammissibile era appunto quello per cui si è votato il 17 aprile. E qui iniziano le puttanate: le regioni avrebbero potuto fare un passo indietro, e ritirare un referendum che, accorpato o meno, comunque sarebbe costato, ed evitare tutta la bagarre. Il governo avrebbe potuto accorpare il referendum alle amministrative, oppure chiedere alle regioni di fare un passo indietro in cambio di investimenti pari al costo del referendum in ricerca e sviluppo delle energie rinnovabili, le regioni avrebbero potuto accettare… avrebbero potuto. Ma non lo hanno fatto, perché quel quesito è diventato terreno di scontro e voto politico.

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Si riparte (?)

Sì. Forse. Boh. Dopo anni di astinenza, preso dal nuovo avvento di FB, mi trovo a scoprire quanto io abbia trascurato un blog che per me rappresenta il mio angolino di sfogo, il mio promemoria per progetti, speranze, sogni, vita, insomma, un po’ tutto. Non è semplice, non lo sarà, non lo è mai. Ho cambiato vita come mai mi sarei aspettato, ho dei sogni nel cassetto, alcuni nuovi, altri con la polvere sopra, altri seminuovi, un’occasione, non lasciatela scappare. Ho delle speranze, dei piani per il futuro, ho le mie battaglie quotidiane, c’è il lavoro, ci sono gli amici, c’è la mia ragazza, ci sono i giochi, che siano di ruolo o da tavolo.

Ci sono io, alla fine, semplicemente io. Qualche anno fa spaccavo il mondo, ora ho qualche capello bianco e un po’ di ossa rotte alle spalle, sono più vecchio, forse un po’ più saggio? Forse. Sento di poter dire la mia, e probabilmente la mia piace a pochi, probabilmente sono arrogante. Una sola cosa non è cambiata, la politica di questo blog: per quanto arrogante possa sembrare, non vieterò a nessuno di dire la sua opinione, a patto che si rimanga nel civile. Come ho già detto un tempo, non sono lo sceriffo del web, ma pretendo un certo rispetto, non solo delle mie ma anche delle altrui opinioni. Contestabili, finché non si scade nel becero insulto. Difficilmente blocco qualcuno, ma potrei, nell’interesse del vivere civile. Al solito, questo è dovuto per i miei 5 lettori in croce, che in confronto Manzoni aveva le folle oceaniche, altro che ciambelle senza buco 🙂

Ma qui occasionalmente passa sempre qualcuno che desidera lasciare la sua opinione. E quindi, tu, lettore dei vecchi tempi, bentornato, tu lettore nuovo, benvenuto, tu lettore occasionale, spero che rimarrai. E tutti, perdonatemi la polvere, l’odore di vecchio. Perdonate i pensieri forse ammuffiti che troverete. Si ricomincia, con una nuova coscienza, con un nuovo me.

E cosa mai troverete su questo blog? Difficile a dirsi. Di certo i soliti deliri che mi accompagnano anno dopo anno. Qualche digressione nel mondo a me caro dei giochi, qualche post sulla scrittura, magari qualche racconto. Troverete qualcosa del vecchio me, e molto del nuovo, anche se non sono certo che siano così diversi.

Benvenuti a tutti, si ricomincia.

Cosa è successo, cosa succederà.

Il CERN ha prodotto un pacchetto di antiidrogeno. Ora Dan Brown se ne può andare a fanculo.

Il Cav. Silvio indagato per un sacco di cose. Ora, onestamente, non me ne frega un niente che un 70enne vada a puttane, ma che con se si porti tutto il Belpaese, a livello mediatico e politico, mi fa girare i coglioni.

I giovani si sballano versandosi la vodka negli occhi. Ora, a parte la boiata di pensare che mandi su di giri prima, a parte il fatto che versare l’alcool è delitto, a parte il fatto che la vodka mi fa schifo, a parte il fatto che rimani cieco… Ma cosa c’era di male in un caro vecchio raspone, allora?

Ruby Rubacuori piange in diretta. Sarà l’emozione dei 5 milioni.

La vita riserva cambiamenti. A me ne stanno succedendo parecchi. Spero che mi facciano crescere.

Nuti in diretta no. Welby si. A quanto pare il dolore deve non solo fare notizia, ma essere anche di sinistra.

Beato Giovanni Paolo II. Beato lui che non è qui a vedere tutto il casino che succede.

Voto anticipato: sono anni che la sinistra ha un programma politico consistente di un solo punto, ossia gettare merda su Berlusconi. Sarebbe ora di pensare alla nazione, e non a lui.

Silvio aiuta tutti. Ma perchè non mi molla un milioncino di euro? O un posto di lavoro decente. Non chiedo molto, no?

E’ ripresa la stagione televisiva con Mistero. A parte le risate, l’unica cosa per cui vale la pena di vederlo è Pinkets, che scrive noir,tira fuori l’umorismo tipico di quel genere di libri. Divertente. Ah, questa sera una nuova indagatrice: pare che ci sia Melissa P. Si, quella cretina di 100 colpi nel c… ehm, di spazzola.

Devo mettemri in pari con House e NCIS. E finire di vedere Dexter e un sacco di altre cose. Cazzo, mi servono giornate di 48 ore.

Il Fantastico Mondo Di Paul

No, purtroppo non lui.

Parlo del polpo Paul, che suo malgrado ama le cozze e pare sia in grado di prevedere il risultato delle partite della Germania. La cosa scandalosa è che la gente tende a crederci. Ora, a mio assolutamente non modesto e supponente parere, siamo davanti a una divertente curiosità statistica, unita a quel pizzico di influenza che hanno questi episodi. Se io avessi una moneta con una faccia con la bandiera della germania e l’altra con la bandiera della squadra che deve affrontare e tirandola dovessi stabilire il vincitore, non farei niente di diverso da quello che fa questo polipo. Si tratta di pura casualità. e stasera verrà dimostrato, secondo me: la germania vincerà sulla spagna, mandando di nuovo Paul nel dimenticatoio. Oh, poi magari la spagna vince, e allora pazienza. Ma credere che un polpo sia in grado di prevedere un risultato di una partita di calcio, è assurdo come pensare che una farfalla possa prevedere l’esplosione di una supernova in una galassia sconosciuta.

Henry Scott… più forte della morte

“La morte non è niente. Sono solo scivolato nella stanza accanto. Non è successo niente. Ogni cosa resta esattamente come era. Io sono sempre io e tu sei sempre tu, e la vecchia vita che vivevamo così appassionatamente insieme è intatta, immutata. Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora. Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, parla di me con disinvoltura, come hai sempre fatto, non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste. Continua a ridere, come ridevamo, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Prega, sorridi, pensami, prega per me. Fa che il mio nome sia sempre la parola familiare di prima, pronuncialo senza fatica, senza la minima traccia d’ombra o di tristezza. La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto, è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza. Che cos’è la morte se non un incidente trascurabile? Perchè dovrei essere fuori dai tuoi pensieri solo perchè sono fuori dalla tua vista? Ti aspetto, non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio doetro l’angolo. Va tutto bene, niente è rovinato; niente è perduto. Un attimo, e tutto tornerà come prima. Come rideremo del dolore della separazione quando ci ritroveremo!”

Henry Scott Holland (1847-1917)

via Facebook

Tear The Darkness

A volte ci sono cose belle. E poi ci sono cose esagerate. A volte sono entrambe… altre volte sono esageratamente belle. Un fiore appena sbocciato, il volo di un’aquila, la pioggia estiva che ti bagna i capelli, che ti fa ridere, un bambino che gioca, un cucciolo che corre. Un cucciolo come il sentimento che hai dentro, che non sa ancora che cos’è, che tu non sai cosa è, ma sai che lo vuoi tenere stretto, in un angolino del tuo cuore, perchè è una cosa che ti può cambiare la giornata. Che quando vedi qualcosa che fa scattare la molla, non importa che roa sia, ma la giornata diventa all’improvviso migliore, nonostante tutto. Mi è capitato, più di una volta, specialmente di sera, di vedere qualcosa che squarcia le tenebre della giornata, che ti fa vedere buio anche se c’è il sole. Che ti fa ripartire come se avessi il mondo in pugno. Oh, si, mi è successo più di una volta. Ed ogni volta avrei voluto ringraziare con un abbraccio chi era protagonista del piccolo miracolo che mi succedeva ogni volta. Che mi succede ogni volta. Perchè, per chissà quale grazia continua a capitarmi. Non come vorrei, non come spererei, non come dovrei… ma succede, e allora va bene così. Va bene che si chieda il piccolo miracolo di una giornata di sole, per cacciare via la pioggia, va bene un sorriso che vale mille parole, mille pensieri… e che non è nulla più che un sorriso. I pensieri e le parole, quelli che vorresti avere, quelle che vorresti dire, ce li metti tu. E anche se sai che vorresti, che dovresti, ma poi hai paura, e poi decidi e poi non succede perchè qualcosa va storto e ritorni a rimuginare e pensi i tuoi pensieri che scorrono attaccati l’uno all’altro senza soluzione di continuità chiedendoti quando troverai di nuovo la forza per rifarlo e speri che vada bene e hai paura di una risposta che forse hai gia avuto ma ti illudi forse non vuoi credere non vuoi pensare che sia quella che tutto vada così e nonostante tutto va bene anche così anche se vorresti che quel qualcosa diventasse qualcosa di diverso e continui a pensare i tuoi pensieri e isuoi pensieri e di nuovo ritorna quella sensazione che forse potresti sì potrei ma poi ma se succede che… Basta. Ci vuole un po’ di mano ferma. Bisogna sapere quando arrendersi. A volte si vuole la conferma, oppure a volte si va avanti così per inerzia, finchè non ci si abitua a quello struggimento dentro. Ma no, sono tutte balle, non ci si abitua. Ci si convive, ma non ci si abitua… finchè non arriva una forza più grande… ma nel frattempo non puoi aspettare, perchè lo sai che vorresti dirlo e non puoi, e non vuoi, e non ci riesci… Volere è potere, forse. Ma la paura frena più di quanto si immagini. Eppure…

Eppure a volte basta un sorriso. Semplice, disarmante, che scalda il cuore. Un sorriso che ti piace, a cui vuoi bene. E senti di voler bene anche a chi te lo fa. Un sorriso, solo uno, per cambiare la giornata. Per ricordarsi che la vità è luminosa come quel sorriso, che anche se forse non sarà mai tuo, è un sorriso che saresti felice anche solo di vedere tutti i giorni… Non chiedo poi molto, credo… Solo un sorriso… Il tuo sorriso… Per me, per te… Per noi… Per la gioia che ci porta. Il resto verrà da se, se vorrai…

sorriso

Avatar: James Cameron Strikes Back

Ebbene si… Un saltello al cinema ci vuole sempre. Avatar sta spopolando, per cui, perchè non andarlo a vedere? Decurtiamo 10 euro dal portafogli, armiamoci di occhialini polarizzati, e affrontiamo la terribile fila del tutto esaurito.

 

Attenzione: se non lo avete visto, sto bellamente spoilerando la trama.

Via che si parte. L’effetto 3D è gradevole, non sembra pesare troppo. Il nostro eroe è costretto su una sedia a rotelle. Siccome il suo fratello gemello si è ritrovato in una condizione molto peggiore, cioè è schioppato, viene inviato lui su Pandora, un pianeta probabilmente patria dei dolci natalizi, come guardia armata, al posto del fratello che era uno scienziato. Va beh, ma perchè? Facile: su Pandora c’è un’atmosfera che se respirata fa perdere i sensi in 20 secondi e crepare in 4 minuti. Al che i geniacci decidono di fare decisamente un gran lavoro: incrociano il dna umano con quello degli alieni nativi di là, in modo da poter linkare le persone con quel dna ai suddetti alieni. Praticamente una connessione wireless organica. Ora, ovviamente il gemello del soldato ed il soldato hanno lo stesso dna. Quindi, vai che si manda lui. Ovviamente, appena connesso, il soldato sperimenta la sensazione di muoversi di nuovo con le sue gambe, ed altrettanto ovviamente, senza nemmeno un minuto di pratica con il simulatore se la cava incommensurabilmente meglio di tipi che hanno passato 500 ore a capire come controllare un corpo alieno collegato in wi-fi. Morale, invece di spendere milioni di dollari per addestrare le truppe, collegatele direttamente, beoti. Ovviamente, il tipo è un marine, e gli viene chiesto di spiare i nativi e di entrare nelle loro grazie. O per qual motivo? Semplice, i nativi hanno messo il culo sul più grande giacimento di Unobtanium del pianeta, per cui, o si spianano o si levano dai maroni. Naturalmente il soldato col suo avatar, incontra la tipa di turno, che lo prende, lo porta a casina e gli insegna a diventare un vero guerriero. Si, chiaro, i due finiranno a trombare, avevate dubbi?

 

Ovviamente il soldatone piano piano si converte e diventa membro della tribù, ovviamente è il predestinato, ed ovviamente il megacolonnello cattivone vuole distruggere tutti. Ovviamente lui spiega cosa era mandato a fare, e dovviamente diventa un reietto. Ovviamente ritorna mostrando di essere il superfigaccione della situazione, ovviamente raccoglie tutti i nativi sotto la sua egida, ovviamente il megacolonnello si fionda contro di lui, e ovviamente i cattivoni umani armati con elicotteri da assalto e bombardieri vengono spianati da una manciata di tipi con arco e frecce. Altrettanto ovviamente, alla fine il soldato verrà impiantato nel uso avatar senza bisogno della connessione wireless. Questo perchè tutto il pianeta è una rete neurale. Avete contato gli ovviamente? Ecco. Mi sono sentito come quando ho letto Eragon: nel libro i colpi di scena me li aspettavo con un buon 20 pagine di anticipo. Qui me li aspettavo con un buon 20 minuti di anticipo. Alla seconda ora, anche il piccolo tassello di come avrebbe fatto Jake Sully (il soldato) a reincarnarsi nel uso avatar è stato allegramente risolto. In pratica non c’era assolutamente niente che non avessi previsto. Inizialmente pensavo di avere il dono della preveggenza, poi ho capito che la trama è una cagata colossale. Peggio di quella dei Transformers. Ma va beh. Fondamentalmente si tratta di due che si trovano, si innamorano, ciulano e poi fanno un culo così a tutti. Sarò sincero: il mondo di Pandora è fatto veramente bene, sono rimasto sinceramente impressionato. Gli effettoni speciali si sprecano, ma ci stanno più o meno tutti.  Pregevole l’apparizione di Sigourney Weaver nei panni della dottoressa Grace, poco altro di significativo. Ho dovuto mordermi la lingua più volte nel cinema per trattenere commenti piuttosto salci sul film. Nel complesso, merita solo per l’ambientazione, il resto è tranquillamente scaricabile nel cesso.